Dopo gli attacchi di Parigi si può davvero parlare di Terza Guerra Mondiale?

Parigi nel terrore dopo gli attentati del 13 novembre, e tutta l'Europa ora trema contro la minaccia dell'Isis: e c'è già chi parla di Terza Guerra Mondiale.

di , pubblicato il
Parigi nel terrore dopo gli attentati del 13 novembre, e tutta l'Europa ora trema contro la minaccia dell'Isis: e c'è già chi parla di Terza Guerra Mondiale.

Nessuno si sarebbe mai immaginato, lo scorso venerdì 13 novembre, che la serata che avrebbe aperto il weekend si sarebbe trasformata nell’inizio di un incubo: l’angoscia ha stritolato il cuore dell’Europa, colpendolo a Parigi, cuore dell’Europa multiculturale, devastata da una serie di attentati che al momento hanno ucciso 132 persone. Dalla zona che circonda lo Stade de France – dove si giocava l’amichevole Francia-Germania – alle sparatorie in serie in ristoranti e brasserie, fino alla strage del Bataclan, un locale dove si tenevano concerti e gestito da ebrei. Un 2015 nero, nerissimo per la Francia, che venerdì scorso ha visto qualcosa di molto peggio rispetto al precedente attentato al Charlie Hebdo di gennaio scorso. Molto peggio perché semplicemente l’Isis ha fatto capire che può colpire l’Europa ovunque e in qualsiasi momento, grazie alle sue cellule sparse per i Paesi europei.

 

Gli ultimi attentati terroristici

C’è chi parla già di Terza Guerra Mondiale, e a farlo sono soprattutto giornali e politici di destra, ma non solo: ne parlano i giornalisti, chiedendosi se si possa davvero parlare di Terza Guerra Mondiale. Europa, Stati Uniti e Asia insieme contro uno Stato che neppure esiste. Eppure si continua a parlare di Terza Guerra Mondiale: perché? Perché gli attacchi dell’Isis negli ultimi mesi hanno devastato diversi Paesi, non solo la Francia, attorno alla quale Google e Facebook si sono strette attraverso icone a lutto e funzioni che permettono agli utenti di mascherare la propria foto profilo con la foto della bandiera della Francia. Anche su questo, sui social network si è discusso, dato che nelle settimane e nelle ore precedenti sono stati colpiti duramente dall’Isis anche altri Paesi: la Russia – l’aereo abbattuto con più di 200 vittime a bordo – e il Libano, a Beirut, con un massacro avvenuto nel quartiere sciita della città, e ancora prima la Turchia, con la strage di Ankara.  

Cosa sta succedendo adesso

Si parla di Terza Guerra Mondiale perché gli attacchi dello Stato Islamico avvengono e possono avvenire ovunque, coinvolgono tutti i Paesi del mondo, e ovviamente perché i Paesi colpiti sono richiamati rispettivamente a contrattaccare: giusto ieri, la risposta spietata della Francia declamata da Hollande subito dopo gli attentati di Parigi, si è fatta sentire con più di una trentina di raid aerei che hanno distrutto il quartier generale dell’Is a Raqqa, colpendo diversi centri nevralgici e lasciando senza corrente elettrica la città. Un contrattacco rapido e spietato, che segue l’intesa Obama-Putin stabilita al G20: un dialogo serrato e costruttivo, come definito dallo stesso Obama, che peraltro ha anche applaudito Putin per gli attacchi in Siria, che solo qualche giorno prima erano stati condannati. La verità è che Obama ha capito che senza Putin non può porre fine al terrorismo jihadista: anche per questo motivo si cerca di spingere ancora di più sui sauditi per un maggior coinvolgimento finalizzato a spazzare via rapidamente la minaccia dello Stato islamico.   Lo shock che ha colpito Parigi tuttavia non si è ancora placato: ieri due falsi allarmi a Place de la Republique e al Marais, hanno mandato in panico la gente, che nell’udire dei non ben identificati scoppi di petardi, ha creduto fosse in corso un’altra strage. Le immagini delle persone terrorizzate hanno fatto rapidamente il giro del mondo, sottolineando ancora una volta come la tensione sia altissima. Tensione che peraltro non si placa: su tutti i giornali e le televisioni dei Paesi europei circola la foto di Abdeslam Salah, francese nato a Bruxelles, terrorista in fuga e ricercato numero 1 in Europa: secondo alcune fonti è improbabile che sia tornato in Belgio, dove le misure di sicurezza sono tornate altissime, mentre invece è più presumibile che si sia rifugiato in un Paese confinante come la Germania.

C’è anche chi parla di Spagna e Italia.  

Terza Guerra Mondiale?

Nel frattempo il primo ministro francese Manuel Valls avvisa di tenere alta la guardia: “Sapevamo che c’erano operazioni in preparazione e ce ne sono altre attualmente previste non solo contro la Francia”, ha affermato. “Il terrorismo potrebbe colpire nuovamente nei prossimi giorni o settimane“. Un allarme che mette in subbuglio un’Europa già impaurita da eventuali attacchi che potrebbero arrivare ovunque, in qualsiasi città, in qualsiasi posto, purché crei fragore mediatico.   Alla luce dei fatti più recenti, è giusto parlare di Terza Guerra Mondiale? Per alcuni sì, per altri no, tant’è che si continua a parlare di lotta al terrorismo, o guerra contro il terrorismo: forse parlare di Terza Guerra Mondiale è giusto se si ripensa al concetto di guerra. Una guerra nata dopo una crisi geopolitica che non ha (ancora) un inizio e una fine, ma che è nata sicuramente lontano dai nostri occhi, in Siria e in Iraq, o addirittura che è iniziata da quando Saddam Hussein prima e Gheddafi dopo sono stati uccisi. E che adesso si sta dispiegando attraverso attentati terroristici, kamikaze, raid aerei e droni: da una parte la strategia del terrore, mediatica e virale; dall’altra la sonnolenza di un Occidente che pensa prima a voler destituire Assad – anti-Isis – piuttosto che lo Stato Islamico.   Parigi sembra aver svegliato le coscienze di molti: sui social network si leggono molta retorica, affermazioni razziste e generalizzazioni che non fanno bene a nessuno. Come hanno detto bene in molti, la prima vittima dell’Isis è l’Islam stesso. E forse è proprio da questo che deve partire un’offensiva contro l’Isis: non è un caso che nel settembre scorso, centinaia di clerici musulmani in India hanno firmato una fatwa contro lo Stato Islamico. Un primo segnale di una rivolta che deve arrivare dalle prime vittime di questi attentati, che forse hanno come unico scopo quello di scatenare rappresaglie degli occidentali nei confronti di moschee e musulmani, allo scopo di rafforzare il proprio esercito e convertire alla causa di uno Stato che neppure esiste.   E’ questo il vero pericolo, forse: non una Terza Guerra Mondiale – l’Occidente contro le creature che esso stesso ha creato – bensì una guerra santa, una guerra di religione più su larga scala.

La cui realizzazione, al momento, è fortunatamente ancora lontana.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,
>