Dopo Draghi deve esserci un tedesco alla BCE, la richiesta di Berlino

Dopo Draghi deve andare a capo della BCE un tedesco. E' la richiesta degli alleati della cancelliera Merkel. E, intanto, sarebbero in arrivo nuovi stimoli monetari.

di , pubblicato il
Dopo Draghi deve andare a capo della BCE un tedesco. E' la richiesta degli alleati della cancelliera Merkel. E, intanto, sarebbero in arrivo nuovi stimoli monetari.

“Dopo la fine del mandato di Draghi nel 2019, il prossimo governatore della BCE deve essere un tedesco, che si senta obbligato a seguire la tradizione della stabilità monetaria della Bundesbank”. Lo ha dichiarato alla Bild il vice-presidente della CSU, il partito gemello della CDU della cancelliera Angela Merkel al Bundestag, Hans-Peter Friedrich. Parole condivise dal collega di partito Hans-Peter Uhl, che attacca la politica dei tassi zero del governatore italiano, chiarendo come la Germania non possa permettersi un altro Draghi e come sia necessario mettere a capo della BCE un esperto di finanza tedesco.

Lo stesso ministro delle Finanze della Baviera, Markus Soeder, anch’egli conservatore della CSU, non ha dubbi che il prossimo governatore centrale debba provenire dalla Germania. E il Ministero delle Finanze tedesco ha questo pomeriggio diramato una nota per spegnere l’incendio, sostenendo che la questione della successione non si pone nell’immediato, dato che il mandato di Mario Draghi scade solo nel 2019.

Nuovi interventi, quali?

Ad avere aperto le danze degli attacchi al numero uno di Francoforte era stato nei giorni scorsi il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, accusandolo di essere responsabile al 50% dell’avanzata degli euro-scettici in Germania con le sue politiche monetarie ultra-accomodanti. E i fari sulla BCE si accendono nuovamente questa settimana, quando giovedì si terrà il terzo board dell’anno. Stando alle attese degli analisti, non dovrebbe esserci alcun nuovo intervento sui tassi, né sul “quantitative easing”, ma le opinioni divergono già a partire dal prossimo board di inizio giugno, quando meno del 10% degli analisti interpellati da Bloomberg stima che saranno annunciate nuove misure di stimolo monetario. Tuttavia, l’apice delle aspettative si ha per l’incontro dell’8 settembre, quando oltre il 40% ritiene che un qualche annuncio vi sarà. Di che tipo?      

Le attese degli analisti

L’ipotesi più gettonata, che sfiora la quasi totalità delle attese, riguarda il prolungamento del QE oltre la scadenza già allungata di 6 mesi del marzo 2017. A seguire ci sono il taglio dei tassi overnight sui depositi delle banche, l’aumento degli acquisti mensili (già potenziati di 20 miliardi a marzo a 80 miliardi di euro), l’inserimento tra gli acquisti anche dei titoli azionari, altre misure e, infine, il taglio dei tassi di riferimento.

Proprio in tema di tassi, però, gli analisti riterrebbero mediamente che la soglia minima per quelli di riferimento sia stata raggiunta con l’azzeramento di marzo, mentre vi sarebbe ancora spazio per tagliare di 10 punti base al -0,50% quelli sui depositi overnight e di altri 10 bp allo 0,15% i tassi di rifinanziamento marginali. Sono pochi (l’11%) coloro che intravedono un possibile acquisto dei titoli azionari non bancari, mentre in media l’attesa sarebbe per un’espansione del QE a tale scopo per soli 7,5 miliardi di euro al mese. Ora, è evidente che ad appena sei settimane dal potenziamento degli stimoli, la BCE non varerà alcunché giovedì, limitandosi a esternare una retorica “dovish”, ovvero a ribadire di tenersi pronta ad adottare nuove misure all’occorrenza, magari ponendo l’accento sulla disponibilità ancora di strumenti potenzialmente illimitati per ravvivare l’inflazione al target.      

Nuovi stimoli BCE rinviati a dopo l’estate?

Più in generale, però, è verosimile che con questi duri attacchi in Germania, Draghi sia nella condizione psicologica di varare nuovi stimoli? La risposta non è semplice, perché non avrebbe a che fare, in verità, con la sola psicologia, quanto con la sostenibilità della sua politica monetaria agli occhi del principale azionista dell’istituto, la Bundesbank. L’opinione pubblica tedesca è inferocita contro Draghi e sta da tempo iniziando a prendersela anche con la cancelliera, rea di non essere in grado di tutelare l’interesse supremo della stabilità monetaria. Per una ragione di calcolo, quindi, Draghi potrebbe decidere di sospendere l’adozione di nuovi stimoli per alcuni mesi, al fine di non mettere in difficoltà Berlino dinnanzi ai suoi elettori, rischiando altrimenti di indebolire eccessivamente la posizione del governo tedesco, che obtorto collo ha funto ad oggi da copertura politica alle sue misure. D’altra parte, in coerenza con quanto sostenuto anche nell’ultimo board di marzo, nuovi stimoli appaiono più che probabili. A marzo, l’inflazione nell’Eurozona è risalita allo zero, ma restando di quasi il 2% più bassa del target. Dall’ultimo board, poi, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 3%, mentre il prezzo del Brent mostra ancora un saldo positivo dell’1%, ma il trend è divenuto negativo nell’ultima settimana, dopo il rally durato fino alla metà del mese scorso.

Stesso discorso per l’insieme delle materie prime. Da qui, gli avvertiti rischi al ribasso sull’inflazione, nonché gli shock possibili sull’economia europea, a causa di diverse emergenze intraviste dallo stesso Draghi, non ultima la Brexit.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , ,