Dopo Draghi un tedesco alla BCE, ma cosa cambia nei prossimi 3 anni?

La Germania vuole un tedesco a governatore della BCE dopo Mario Draghi. Sarà l'attuale governatore della Bundesbank il suo candidato? Ecco l'operazione iniziata da pochi giorni.

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La Germania vuole un tedesco a governatore della BCE dopo Mario Draghi. Sarà l'attuale governatore della Bundesbank il suo candidato? Ecco l'operazione iniziata da pochi giorni.

Mancano ancora tre anni e mezzo alla fine del mandato di Mario Draghi a governatore della BCE, un’eternità per i tempi della politica e delle istituzioni comunitarie, eppure ad aprile si è aperta la sfida per la successione. E’ accaduto, che alcuni dirigenti di spicco della CDU-CSU, il partito conservatore della cancelliera Angela Merkel, nel criticare l’operato dell’attuale governatore – accusato di propinare politiche monetarie ultra-espansive ed eccessivamente dannose per i risparmiatori in Germania – abbiano chiesto che dopo Draghi alla guida della banca centrale europea vi sia un tedesco, in grado di rappresentarne le istanze e la cultura. Contro gli attacchi alla BCE si è schierato, però, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, da sempre molto critico contro il “quantitative easing”, l’azzeramento dei tassi e l’adozione di quelli negativi sui depositi overnight. Weidmann non solo ha rivendicato l’autonomia di Francoforte dalla politica, ma ha anche invitato i politici tedeschi a valutare l’operato della banca centrale a tutto tondo, considerando che i risparmiatori siano anche lavoratori, debitori e contribuenti.

Dopo Draghi un tedesco?

Ha destato sospetti questa difesa d’ufficio, specie perché la Bundesbank ha sempre mostrato fino ad oggi massima sensibilità per le inquietudini del sistema bancario, assicurativo, finanziario e politico della Germania, per cui non si capirebbe la ragione di una simile “svolta”. In realtà, potrebbe trattarsi di esternazioni non isolate, di un cambiamento di atteggiamento verso la linea ufficiale e maggioritaria della BCE, quand’anche non conseguente a un cambio di rotta nelle opinioni e nei voti espressi dalla BuBa dentro al board. In vista della successione, che sarà ancora tra anni (ma vi sarà), Berlino ha già messo le mani avanti e da un punto di vista negoziale avrebbe il coltello dalla parte del manico.

Oggi, infatti, alla guida dell’istituto vi sono due esponenti del Sud Europa, Draghi e il suo vice, il portoghese Vitor Constancio, in contrasto con il patto non scritto all’atto della creazione dell’euro, secondo cui a un governatore del Sud avrebbe fatto da contraltare uno del Nord e viceversa.      

Weidmann non ha sufficienti voti dalla sua

Certo, i tedeschi avrebbero ben poco di cui lamentarsi, considerando che il primo governatore della BCE sia stato l’olandese Win Duisenberg, rimasto in carica fino alla fine di ottobre del 2003, vicino alle posizioni di Francoforte, seguito dal francese Jean-Claude Trichet, anch’egli non ostile alle ragioni teutoniche, per quanto abbia concluso il suo mandato tra le proteste degli esponenti della BuBa, contrarissimi al piano di acquisto dei titoli di stato dei paesi in crisi dell’Eurozona (cosiddetto “Securities Markets Program”). Detto questo, dopo avere sopportato anni di condotta monetaria del tutto in contrasto con la loro visione, i tedeschi pretenderanno di essere “risarciti” con un loro uomo dopo Draghi. In teoria, in pole position ci dovrebbe essere proprio il numero uno della Bundesbank, ma c’è un grosso problema. Chi vuole aspirare al ruolo di governatore deve essere in grado di creare consenso sia tra i banchieri centrali, che sono proprio i votanti al board della BCE, sia tra i governi dell’Eurozona, che sono di fatto i detentori della nomina. Weidmann non avrebbe al momento dalla sua la maggioranza né tra i primi, come dimostra il fatto che la sua linea è ancora minoranza nel board, né tra i secondi. A dire la verità, nel caso diventasse governatore della BCE, non è improbabile che trovi il sostegno anche di quanti ad oggi votino in difformità dalle sue opinioni. Alcuni banchieri, infatti, si schierano con Draghi per evitare di “sfiduciarlo” con il loro gesto e per non fare venire meno la credibilità dell’istituto agli occhi dei mercati e della politica europea.

Sta di fatto, però, che se a capo della BCE vi fosse uno, le cui posizioni fino a poco prima sono state sempre battute nel board, non riscuoterebbe grande successo all’esterno, in quanto sarebbe avvertita una guida debole e non in grado di creare consenso attorno alle sue decisioni.      

L’operazione della Germania

Per questo, intorno alla metà del mandato di Draghi, Weidmann potrebbe tentare la carta del riposizionamento. Se continuasse a votare contro le misure proposte dal governatore, ma stando attento a non attaccarlo frontalmente all’esterno dell’istituto, anzi difendendone la legittimità delle scelte, egli creerebbe attorno a sé un clima diverso, meno divisivo. La sua immagine pubblica muterebbe, diventando meno “ingombrante” per i suoi oppositori. Confidando anche nel fatto, che da qui alla fine del 2019 non dovrebbero essere più varate misure estreme di politica monetaria (le munizioni della BCE sono quasi finite), tali da scatenare divisioni nette nel board, come in questo ultimo anno e mezzo, ci sarebbe tutto il tempo per recuperare il rapporto con i colleghi banchieri e per alienarsi le simpatie di qualche altro governo. E’ anche in quest’ottica, che Weidmann ha iniziato un tour nel Sud Europa, ricercando, in particolare, il sostegno dell’Italia, che da terza economia dell’Eurozona sarebbe uno dei principali protagonisti della decisione sulla successione. Attenzione, però: il banchiere tedesco non ricerca un consenso spicciolo, non strizza l’occhio a Roma con l'”effetto simpatia”, come dimostrano le sue affermazioni piuttosto dure sullo stato di salute della nostra economia e, in particolare, sul nostro debito pubblico, rese all’ambasciata tedesca a Roma, la scorsa settimana.

Stimoli BCE potrebbero essere indeboliti

L’operazione di Weidmann, almeno in questa prima fase, consiste nel chiarire agli italiani, così come anche a spagnoli, portoghesi, etc., le ragioni delle sue posizioni, al fine di farne intuire la bontà e di allontanare da sé l’ombra di una visione germano-centrica e improntata alla sola difesa degli interessi tedeschi.

In altre parole, starebbe cercando di segnalare al Sud Europa che le divergenze sarebbero semmai “ideologiche”, fondate su una visione diversa della realtà, non sulla contrapposizione di interessi tra Nord e Sud. Nel frattempo, a dare sfogo alle frustrazioni dell’opinione pubblica tedesca ci penserà la politica, che si farà carico in buona parte di portare avanti l’opposizione mediatica alla BCE, finora messa in atto dalla BuBa. Che riesca a portare dalla sua gli avversari lo vedremo nei prossimi mesi o anni. Per adesso, sappiamo solo che è partita una campagna per la successione a Draghi, che avrebbe come effetto immediato un indebolimento della credibilità delle scelte di quest’ultimo. I mercati avrebbero, in sostanza, la percezione che l’orizzonte temporale della politica monetaria attuale non andrebbe oltre il 2019. Un limite di efficacia per chi è impegnato in questi mesi a segnalare la lunga durata degli stimoli e dei bassi tassi nell’Eurozona.  

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