Donne saudite potranno guidare, svolta storica nel regno ha ragioni economiche

Rivoluzione in Arabia Saudita: le donne potranno guidare e senza permesso dell'uomo. La svolta infrange un tabù e ha alla sua base motivazioni economiche.

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Rivoluzione in Arabia Saudita: le donne potranno guidare e senza permesso dell'uomo. La svolta infrange un tabù e ha alla sua base motivazioni economiche.

In Arabia Saudita si fa la storia. Una delle peculiarità negative del regno è stata appena rimossa per decreto reale di Re Salman, che ha concesso alle donne il diritto di guidare un veicolo senza il permesso di un parente uomo. Svolta assoluta in un paese, dove si applicano con rigidità i precetti islamici, secondo un’interpretazione molto conservatrice di stampo “wahabita”. E così, se sabato scorso per la prima volta è stato consentito alle donne di fare ingresso nello stadio intitolato a Re Fahd per la celebrazione della festa nazionale, adesso si compie un ulteriore grande passo verso il definitivo superamento di un tabù, che fino a poche ore fa sembrava impossibile da superare.

L’ambasciatore saudita negli USA, il Principe Khaled bin Salman, con grande entusiasmo ha appena annunciato che “le donne potranno guidare senza permesso di un parente maschio e potranno andare dove vogliono”, aggiungendo che si tratta di “una grande giornata storica” e della “decisione giusta al momento giusto”. Il presidente americano Donald Trump aveva invocato la svolta e da Washington commentano con enorme soddisfazione questo passo.

Nei mesi scorsi, la stampa internazionale aveva lanciato l’indiscrezione, secondo la quale il Principe Mohammed bin Salman, 32 anni, numero due del regno e da poco nominato principe “ereditario”, conversando con diplomatici americani, avrebbe già da tempo svelato l’intenzione di consentire alle donne di guidare, sostenendo che l’unico ostacolo sarebbe stato rappresentato dalla non accettazione del diritto tra gli ambienti ultra-conservatori. Invece, ieri è arrivato il placet persino dagli sceicchi detentori dell’interpretazione più rigida dell’islam. (Leggi anche: Rivoluzione saudita: vivere senza petrolio già dal 2020)

La rivoluzione saudita di Mohammed bin Salman

La svolta non è una misura isolata, facendo parte di quell’ammodernamento della società saudita, perseguito nel Vision 2030, il complesso piano di riforme voluto dal Principe bin Salman e svelato nella primavera dello scorso anno.

Esso punta allo sganciamento dell’economia saudita dal petrolio, in modo da prepararla entro la fine del decennio prossimo a un mondo in cui la materia prima sarebbe non più così essenziale per il fabbisogno energetico mondiale.

E il diritto delle donne a guidare non è qualcosa che riguarda solo e tanto i diritti civili, ma ha a che fare molto con l’obiettivo della monarchia di stimolare l’economia privata del settore non petrolifero. Dando la possibilità al gentil sesso di spostarsi liberamente, ne risulterà stimolata l’occupazione femminile. Da tempo si levano critiche tra le lavoratrici sull’impossibilità spesso di accettare un impiego, vuoi perché non si riesce a raggiungere il posto di lavoro senza un mezzo privato, vuoi anche perché per espletarlo è necessario spostarsi in auto, come nel caso di un consulente. E tant’è che il regno aveva persino stretto un accordo con Uber (controllato al 5% dallo stesso fondo sovrano saudita) con cui avviare un progetto-pilota, grazie al quale alle lavoratrici donne verranno concessi voucher da utilizzare per spostarsi con l’auto. Con la rimozione dello storico divieto, le donne potranno più agevolmente muoversi per andare a lavorare e questo contribuirà a centrare gli obiettivi della Saudi Vision 2030, tra i quali troviamo proprio l’aumento dell’occupazione nel settore privato, che dovrà più che compensare il calo annunciato di quella nel settore pubblico. (Leggi anche: Arabia Saudita, donne sempre più integrate nel mondo del lavoro)

Ad oggi, infatti, l’Arabia Saudita può definirsi un’economia non soltanto legata essenzialmente al petrolio, ma caratterizzata da una scarsa occupazione tra i sudditi, al cui sostentamento pensa il regno con generosi sussidi statali. Quei pochi sauditi che lavorano, il più delle volte lo fanno alle dipendenze dello stato. A lavorare nel privato sono quasi del tutto gli immigrati stranieri, che qui sono una decina di milioni su una popolazione complessiva di 30 milioni.

Riad punta ad avere un’economia privata non petrolifera in grado di sostentare le famiglie e che possa fare a meno della manodopera straniera entro i prossimi 10-15 anni.

Economia saudita sarà trasformata

Sul piano economico, la trasformazione avviata dalla monarchia saudita potrebbe essere rivoluzionaria per il suo impatto sulle abitudini di consumo e sugli stili di vita nel regno. Anzitutto, finora le famiglie più benestanti hanno dovuto assumere ben 800.000 autisti privati per consentire alle loro donne di muoversi, in presenza del divieto di guidare. Un costo, che verrà automaticamente meno, quando dal giugno 2018 sarà emesso il decreto attuativo. Le famiglie con minori disponibilità finanziarie saranno certamente le più beneficiarie della misura, non avendo ad oggi potuto permettersi un autista. Va precisato, tuttavia, che già oggi le donne saudite guidano persino camion nelle aree desertiche del regno e in quelle più remote, mentre le lavoratrici straniere possono farlo senza problemi, come nel caso delle dipendenti di Aramco, la compagnia petrolifera statale.

D’ora in avanti, le famiglie potranno più facilmente contare su un secondo reddito, grazie alla maggiore facilità con cui le donne potranno trovarsi un lavoro. Non solo, ma è probabile che si registri anche un boom di domanda di auto, visto che una sola adesso potrebbe non bastare più in famiglia, se anche la donna guiderà. Tutto questo vivacizzerà i consumi interni, incrementerà proprio quel settore privato ad oggi di dimensioni troppo contenute per supplire quello petrolifero. Per contro, molti autisti privati potrebbero trovarsi costretti a cercare un altro lavoro.

Quasi certamente, poi, Riad ha voluto segnalare al resto del mondo con un fatto tangibile la sua propensione per l’ammodernamento. Non è un mistero che la condizione femminile pesi come un macigno sulla reputazione del regno all’estero e di certo non funge da stimolo per gli investimenti stranieri, né l’opinione pubblica mondiale è mai tenera con la monarchia assoluta saudita.

Con questo passo, il giovane bin Salman intende lanciare un forte segnale di svolta, in vista anche di un’operazione colossale, l’IPO di Aramco, che entro la fine dell’anno prossimo dovrebbe portare nelle casse dello stato circa 100 miliardi di dollari. Insomma, l’economia saudita uscirà trasformata dalla fine di uno storico divieto, che credevamo fosse irremovibile fino a ieri. E tutto questo è stato reso possibile dal crollo delle quotazioni del petrolio. Quando si dice che una crisi rappresenta un’opportunità. (Leggi anche: Rivoluzione saudita passa per IPO di Aramco)

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