Donnarumma via dal Milan: shock tra i tifosi, ma avresti fatto diversamente?

Gianluigi Donnarumma lascia il Milan e i tifosi rossoneri delusi e arrabbiati si sfogano sui social. Ma al suo posto avrebbero fatto diversamente?

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Gianluigi Donnarumma lascia il Milan e i tifosi rossoneri delusi e arrabbiati si sfogano sui social. Ma al suo posto avrebbero fatto diversamente?

Gianluigi Donnarumma, classe 1999, maggiorenne da fine febbraio e già un fenomeno del calcio italiano (e non solo), ha deciso: dopo un’ora di colloquio a tre con il suo procuratore Mino Raiola e l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, ha comunicato al club rossonero la volontà “definitiva” di non rinnovare il contratto in scadenza nel giugno 2018. Lo ha reso noto ieri sera lo stesso Fassone, che aveva offerto al portiere napoletano un contratto di 5 anni e oltre 4 milioni di euro a stagione.

Adesso, il Milan di proprietà dei cinesi avrà dinnanzi a sé una scelta: svincolare subito Donnarumma e incassare una cifra sui 7-8 milioni di euro dalla cessione a un’altra squadra, oppure tenerlo in rosa fino alla fine del contratto, ma non incassare nemmeno un euro dal suo addio tra un anno. E qui, lo scontro tra mente e cuore si fa elevato. (Leggi anche: Sponsor serie A, quanto pagano alle squadre i marchi sulle maglie dei calciatori?)

Donnarumma subito al Real Madrid?

Da un lato, chi non vorrebbe approfittare di far giocare per un altro anno un portiere considerato il successore di un altro Gianluigi, ma che di cognome fa Buffon? D’altra parte, ieri sarebbe stato comunicata a Raiola l’indisponibilità a svincolare il giocatore dalla prossima stagione e di vagliare eventuali offerte. Si vocifera che a via Turati meditino “vendetta” contro Raiola, con l’ipotesi di tenere Donnarumma un anno in panchina. Se così fosse, prepariamoci a una battaglia a carte bollate nei mesi seguenti.

Tra i papabili aspiranti al giovane portiere vi sarebbe il Real Madrid, anche se la tempistica suggerisce che il ragazzo potrebbe spostarsi di pochi chilometri e andare a giocare per la Juventus, dove Buffon potrebbe giocare la sua prossima e ultima stagione, prima di andare in meritata pensione.

(Leggi anche: Diritti TV serie A, perché la distribuzione in Italia è meno equa)

Tifosi rossoneri delusi e arrabbiati

Inutile dire che sui social si è scatenata una sorta di sfogo collettivo tra i tifosi milanisti, delusi e arrabbiati per la scelta di un giovane giocatore, che al Milan deve proprio il suo affacciarsi al successo e che ne rappresentava una svolta verso il rilancio, dopo anni di risultati magri. La parola più in voga è “traditore”. A nessuno è sfuggito quel bacio alla maglia, che nella simbologia calcistica avrebbe dovuto rappresentare un legame tendenzialmente “eterno” con il club. Così non è e non viene nemmeno difficile capire perché.

Il Milan è la squadra con più trofei vinti per la Champions League in Italia: ben 7, di cui 5 nell’era Berlusconi. E’ una squadra dall’immagine vincente nel mondo, ma che da oltre un lustro ha seri problemi ad agguantare un nuovo successo. L’ultima vittoria alla finale di Champions risale al 2007, l’ultima Supercoppa UEFA e Coppa del Mondo nel 2008 e l’ultimo scudetto al 2011. Di recente, vanta solamente la Supercoppa italiana, vinta nel dicembre scorso contro la Juve nel Qatar.

Le scarne prospettive immediate al Milan

Quest’anno, il club rossonero si è posizionato al sesto posto nella classifica della serie A, potendo così disputare la gara preliminare per accedere all’Europa League, un trofeo che ad oggi non ha mai vinto. Se Donnarumma restasse al Milan, potrebbe ambire temporaneamente “solo” a una vittoria in Europa League nel 2018 e a un buon posizionamento in serie A, in modo da accedere alla Champions e sperare di fare bene nel 2019. (Leggi anche: Partite di calcio serie A su canale Lega?)

Certo, a 18 anni si potrebbe anche accettare di attendere un biennio per cercare di raccogliere i risultati a cui ambisce ciascun calciatore nella sua carriera. Ma chi siamo noi per giudicare le vite degli altri? Per caso viene chiesto a qualsiasi altro lavoratore di restare fedele all’azienda per cui lavora, anche se un’altra concorrente gli offrisse stipendi più alti e prospettive di carriera più veloci e interessanti?

Avremmo fatto come Donnarumma

L’errore in cui è facile che un tifoso di calcio cada sta nel confondere il proprio attaccamento alla maglia con questioni tipicamente contrattuali.

Perché mai un ingegnere, un manager, un giornalista, un personaggio dello spettacolo e fino ad arrivare al semplice operaio potrebbero decidere (giustamente) dove lavorare e a quali condizioni, mentre un calciatore no? Che il calcio sia un settore avulso dalle regole del mercato?

I mega-stipendi dei calciatori fungono spesso da paravento per dipingere i fortunati come bimbi viziati, dediti solo a fare la bella vita e tanti soldi. E chi al loro posto non cercherebbe di capitalizzare al massimo dal successo del momento? Per caso un manager con stipendi a sei zeri eviterebbe di chiedere di più, se fosse consapevole di poterlo ottenere? Esiste una categoria professionale che vorrebbe essere pagata di meno per ragioni di equità sociale?

Milan squadra blasonata, ma paga insuccessi recenti

Donnarumma scommette su se stesso, sa che nel calcio, come nella vita, i momenti magici vanno colti al volo e vissuti sempre, perché le luci del successo potrebbero spegnersi ad un tratto, magari per un infortunio o per una stagione con prestazioni deludenti. Semmai, fanno bene i tifosi milanisti ad essere arrabbiati e delusi, ma non dal loro portiere, bensì da una maglia, che da anni non regala grosse soddisfazioni e che rinvia di stagione in stagione l’appuntamento con la coppa europea più ambita.

Che un club così blasonato come il Milan non riesca a trattenere una promessa del calcio fa senso, ma la spregiudicatezza di Raiola non spiega tutto. Egli fa solo il suo mestiere, è ingaggiato per massimizzare i guadagni degli assistiti e punta a strappare il massimo per sé, com’è giusto che sia.

Sul mercato, il maggiore potere negoziale lo detiene la risorsa più preziosa. Se il Milan fosse stato quello di anni fa, un Donnarumma avrebbe subito concorrenza anche da fuori e si sarebbe limitato forse a chiedere il massimo aumento possibile, ma restando in squadra. Se ciò non è accaduto è solo colpa di una gestione aziendale negativa da tempo e che ieri ha provocato il “dramma” della rottura con colui che sarebbe potuto diventare a tutti gli effetti la nuova “bandiera” della società. Ma la tramutazione in “bandieruola” è stata veloce.

 

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