Donna licenziata da Ikea: giudice respinge ricorso e da ragione al colosso svedese

La vicenda della dipendente Ikea licenziata alcuni mesi fa e che aveva fatto scalpore sembra, per adesso, aver dato ragione al colosso svedese ma la ex dipendente non si arrende.

di Chiara Lanari, pubblicato il
La vicenda della dipendente Ikea licenziata alcuni mesi fa e che aveva fatto scalpore sembra, per adesso, aver dato ragione al colosso svedese ma la ex dipendente non si arrende.

Non è finita bene la vicenda Marica Ricutti, ex dipendente Ikea di Corsico, che dopo aver subito il licenziamento da parte dell’azienda svedese aveva fatto ricorso contro la stessa. Secondo il giudice di Milano il licenziamento non è stato discriminatorio. La vicenda aveva fatto scalpore quando la donna aveva condannato il licenziamento subito da Ikea ricorrendo ai sindacati e denunciando dei turni impossibili legati alla sua situazione familiare (madre separata con due figli di cui uno disabile). La vicenda era stata accompagnata da alcuni scioperi dei colleghi per solidarietà. La ex dipendente aveva chiesto il reintegro e il risarcimento del danno.

Per il giudice nessun licenziamento discriminatorio

La ex dipendente aveva fatto ricorso ma dopo una lunga causa è stato il colosso svedese ad avere la meglio rigettando la richiesta della donna. A stabilire la decisione è stato il giudice Silvia Ravazzoni motivando i fatti ritenuti gravi “tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore”. Secondo il giudice, Ikea ha cercato di venire incontro alla dipendente nel giugno 2017 impostando dei turni basati sulle emergenze della  Ricutti senza tener conto del fatto che nel corso degli anni erano stati concessi permessi ex Legge 104 per l’assistenza ai genitori e poi al figlio disabile. Ikea, insomma, rimanda indietro le accuse dell’ex dipendente sottolineando di non aver mai mostrato atteggiamenti discriminatori, accertati dal fatto che la donna dal 2000 al 2017 aveva avuto il ruolo di coordinatrice nel reparto Food. “Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili” aveva detto Ikea.

Ora ci sarà il ricorso in opposizione

Nelle motivazioni di rigetto ci sono alcuni atteggiamenti della dipendente che, secondo Ikea, si sarebbe autodeterminata orari senza avvertire i responsabili nonostante fosse a conoscenza del nuovo orario. Si legge anche “Provato e altrettanto grave è l’episodio in cui la lavoratrice ha deciso di fare la pausa all’ora da lei stabilita, senza neppure preavvertire il responsabile e semplicemente ha chiuso la cassa, all’ora di punta, trattandosi di reparto ristorante, senza addurre alcuna plausibile ragione”.

La donna però non sembra intenzionata a mollare e ha intenzione di presentare ricorso in opposizione con il sostegno della Filcams Cgil Milano.

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Argomenti: Disoccupazione, Economia Italia

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