Donald Trump presidente, cosa accade adesso all’economia USA?

Cosa accade all'economia americana con la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA? Vediamo qualche scenario.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cosa accade all'economia americana con la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA? Vediamo qualche scenario.

Donald Trump è il 45-esimo presidente USA. Ormai è ufficiale, avendo il candidato repubblicano conquistato almeno 276 grandi delegati, quando ne bastano 270 per avere la certezza di entrare alla Casa Bianca. Ora che è arrivato anche il riconoscimento formale della sconfitta da parte della rivale democratica Hillary Clinton e che è stato appena tenuto il discorso della vittoria, non c’è più dubbio che sarà il magnate il successore. I mercati sono in estrema fibrillazione, ma vale la pena chiedersi quali saranno le ripercussioni di un simile evento sull’economia americana.

Il dollaro sta perdendo mediamente mezzo punto percentuale contro le principali valute del pianeta, a seguito del crollo repentino delle aspettative su un imminente rialzo dei tassi USA da parte della Federal Reserve a dicembre. Fino a ieri, quando era data per quasi certa la vittoria della Clinton, i mercati stimavano una seconda stretta monetaria a fine anno probabile sopra l’80%, mentre in questo momento gli stessi traders scontano l’evento a meno del 50%. (Leggi anche: Dollaro su o giù se vince Trump?)

I contraccolpi sull’economia USA

Può apparire un paradosso, perché Trump è proprio il candidato, che maggiormente ha chiesto nell’ultimo anno al governatore Janet Yellen di alzare i tassi, sostenendo che la politica monetaria della Fed sarebbe eccessivamente espansiva e mirata solamente a sostenere l’amministrazione Obama, in affanno sull’economia. Eppure, il suo arrivo alla Casa Bianca effettivamente rende meno probabile che la Yellen alzi i tassi all’ultimo board dell’anno dell”istituto da lei guidato, perché le tensioni finanziarie, che iniziano a farsi sentire sull’onda della vittoria, alimenteranno e aumenteranno i dubbi sull’opportunità di aumentare il costo del denaro in questa fase delicata di passaggio d’insegne tra due presidenti dalle visioni così contrapposte.

Un aspetto molto temuto delle promesse elettorali di Trump riguarda il suo protezionismo ostentato nei rapporti commerciali con gli altri paesi. Per questo, i mercati stanno scontando contraccolpi al commercio mondiale e una conseguente decelerazione della crescita globale, a partire proprio da quella dell’economia americana. Tuttavia, un contrappeso a tale timore potrebbe arrivare dalla politica fiscale espansiva, propugnata dal repubblicano, consistente in consistenti tagli alle tasse sui redditi, grosso modo in deficit, e di un aumento della spesa pubblica per infrastrutture. (Leggi anche: Elezioni USA, sconfitto commercio mondiale)

 

 

 

Possibili dimissioni della Yellen?

Basta questo per concludere che le nubi intraviste sin dalla tarda nottata di oggi saranno cacciate? Dipende dal modo, in cui il nuovo presidente si appresterà a subentrare ad Obama da qui a gennaio, quando s’insedierà ufficialmente alla Casa Bianca. Una prosecuzione dello scontro verbale con il capo della Fed potrebbe portare alle dimissioni di quest’ultimo, un fatto che surriscalderebbe le tensioni sui mercati e spingerebbe i capitali più verso i beni-rifugio come oro e Treasuries, allontanandoli da Wall Street per un po’. (Leggi anche: Elezioni USA, vittoria Trump e dimissioni Yellen?)

 

 

 

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Argomenti: Economia USA, Fed, super-dollaro, tassi USA

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