Donald Trump o Joe Biden, ecco come funziona il sistema elettorale americano

Tra voto per posta e collegi elettorali, la sfida tra i due candidati potrebbe non finire stanotte. Vediamo come funziona.

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Chi vincerà le elezioni presidenziali USA?

Donald Trump rimarrà alla Casa Bianca per i prossimi 4 anni o vincerà lo sfidante Joe Biden? Il candidato repubblicano e presidente uscente risulta indietro nelle intenzioni di voto di tutti gli istituti di sondaggio, ma dati i precedenti del 2016, nessuno se la sente di affermare con certezza che stanotte trionferà il rivale democratico. Per prima cosa, cerchiamo di capire come funziona il sistema elettorale americano, un po’ più complicato di come generalmente lo immaginiamo.

Ai seggi oggi saranno chiamati 255 milioni di americani per eleggere sia il presidente degli Stati Uniti, sia per rinnovare 35 seggi del Senato su 100 e tutti i 435 seggi alla Camera dei Rappresentanti. Un “election day” con i fiocchi per la prima potenza mondiale. La sfida più attesa è quella per il presidente, che contrariamente a quanto crediamo non viene votato direttamente dagli elettori. Questi si ritrovano sulla scheda il nome dei Grandi Elettori, che a loro volta il prossimo 14 dicembre si riuniranno per eleggere un nuovo presidente o per confermare quello attuale, insieme al vice Mike Pence.

I Grandi Elettori sono in tutto 538, pari alla somma tra numero dei senatori, dei deputati e 3 rappresentanti per il Distretto di Columbia, quello in cui ha sede la capitale Washington. Essi formano il cosiddetto Collegio Elettorale. Chi ottiene la maggioranza nel collegio, cioè almeno 270 Grandi Elettori, vince le elezioni presidenziali. Come si conquistano? Ogni stato ne assegna un numero proporzionale alla sua popolazione al candidato che ottiene anche un solo voto in più. Ad esempio, la Florida assegnerà tutti i 29 Grandi Elettori a chi tra i due candidati riporterà più voti.

Il boom del voto per posta

Come accaduto in più occasioni, tra cui nel 2000 e nel 2016, può accadere che il candidato che vince il voto popolare non entra alla Casa Bianca.

Questo, perché per vincere bisogna ottenere non il maggior numero dei voti su base nazionale, ma il maggior numero di Grandi Elettori, cercando di conquistare quanti più stati possibili. Quelli che decideranno la sorte di questo voto sono una decina di stati in bilico, tra cui Florida, Arizona e Pennsylvania.

A rendere più incerto e complicato l’esito è il voto per posta. Si tratta di una pratica che gli americani utilizzano al posto del voto in persona. Quest’anno, a causa della pandemia, sono molti di più coloro che si stanno avvalendo del diritto di votare in anticipo e non di presenza, anziché recarsi fisicamente ai seggi. A ieri, erano stati ben 95 milioni, più del doppio di 4 anni fa e circa i due terzi di quelli che su per giù sarebbe l’affluenza totale attesa, considerate le percentuali del 2016.

Poiché ad optare più per il voto per posta sono gli elettori democratici, mentre quelli repubblicani si mostrano più diffidenti e segnalano di voler votare di persona, i dati potranno variare anche di molto tra le due modalità. Biden potrebbe vincere nettamente con il primo e Trump con il secondo. A dire il vero, negli ultimi giorni il presidente uscente sta registrando un boom di voti per posta anticipati in realtà in bilico, dove il vantaggio del democratico sembrava incolmabile. Lo si evince dalle registrazioni nelle sedi dei due partiti, per quanto formalmente un elettore può benissimo registrarsi a votare presso i repubblicani e mettere la croce sui democratici e viceversa.

Altro aspetto che potrà influire sui risultati è l’affluenza delle minoranze e la diversità di voto tra grossi centri urbani e periferia. Trump sarebbe in vantaggio tra gli uomini bianchi e delle periferie, ma starebbe esibendo una performance sorprendentemente meno negativa delle previsioni tra i latinos e i neri. Biden dovrebbe vincere tra le donne di città, i neri e gli ispanici.

A seconda di quale gruppo si recherà di più ai seggi, scatterà la vittoria dell’uno o dell’altro. Ma il rischio più temuto dai mercati è che domattina non ci sveglieremo con un vincitore, bensì tra contestazioni reciproche. Trump diffida del voto per posta, definendolo “truccato”. Dal canto suo, il Partito Democratico crede che il presidente possa vincere solo con brogli. Un clima incandescente, che verrebbe spazzato via solo dalla vittoria netta di uno dei due.

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