Donald Trump: la guerra in Iraq fu sbagliata, meglio quando c’era Saddam Hussein

Donald Trump continua a mietere consensi e dichiara "sbagliata" la guerra in Iraq. Il cavallo di battaglia resta la lotta all'immigrazione clandestina.

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Donald Trump continua a mietere consensi e dichiara

Intervenendo alla Winnecunnet High School ad Hampton, nel New Hampshire, il magnate Donald Trump, uno degli  uomini più ricchi d’America con un patrimonio stimato tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari e candidato alle elezioni primarie del Partito Repubblicano per la nomination in vista delle presidenziali USA del 2016, ha tenuto un discorso di 54 minuti, interrotto da numerosi applausi, che hanno dato il senso di come stia andando questa prima fase della corsa per la Casa Bianca. Tra i 17 sfidanti del GOP, Trump è l’unico che sta attirando l’attenzione mediatica e della base, vuoi per le sue bordate contro gli immigrati e gli avversari, vuoi anche per i contenuti schietti e duri della sua campagna. Ne ha dato conferma proprio nel New Hampshire, quando pur autoproclamandosi “il più militarista di tutti”, ha riconosciuto che le truppe vanno impiegate quando è opportuno e che, invece, la guerra in Iraq sarebbe stata sbagliata, che si stava meglio con Saddam Hussein. Lo sostiene anche il Kuwait, ha aggiunto, infrangendo un tabù nella destra americana, che da anni evita di prendere posizione pubblicamente e chiaramente sul controverso intervento militare dell’amministrazione Bush jr.   APPROFONDISCI – Primarie Repubblicani USA, Donald Trump distrugge gli altri candidati al primo round  

Trump: lotta senza quartiere agli immigrati clandestini

Il tormentone di Trump resta la lotta contro l’immigrazione clandestina: “costruiremo un muro al confine con il Messico”. Una boutade propagandistica? Per intanto, sappiamo che con queste parole d’ordine è riuscito ad emergere tra la giungla di candidati repubblicani, diversi dei quali uguali tra di loro quanto ad idee, offrendo alla base una prospettiva chiara. Trump segnala senza esitazioni agli americani che se vincesse le elezioni primarie e successivamente le presidenziali, egli avrebbe la mano pesante contro i clandestini, spiegando che “una nazione che non difende le frontiere, non è una nazione”.

I sondaggi gli danno ragione, almeno per ora. Non è il primo sfidante a concentrare su di sé la popolarità nelle fasi preliminari delle primarie, salvo cadere nell’oblio qualche mese dopo. Ma Trump appare un caso diverso. Anzitutto, è ricco e ha sia il denaro che gli appoggi del mondo finanziario e imprenditoriale per andare avanti e continuare a infastidire l’estabilishment del GOP. Secondo, egli ha azzerato tutti i candidati a lui alternativi dentro al Partito Repubblicano, puntando sulle parole che gli elettori attendevano da tempo sentirsi dire.   APPROFONDISCI – Primarie Repubblicani USA, Donald Trump guida i sondaggi  

Popolarità in calo per Hillary Clinton

La sfida sta diventando ancora più interessante, se si considera che nel Partito Democratico, Hillary Clinton è in caduta nei sondaggi, a causa di uno scandalo legato a un uso improprio del suo account email, ma forse anche perché da destra Trump sta privandola di un avversario ordinario, quel Jeb Bush, che fino a poche settimane fa era dato quasi sicuro vincitore per la nomination del GOP. Una sfida Bush contro Clinton sarebbe quella tra due potenti famiglie americane, che da circa un trentennio cerca di decidere le sorti degli USA. Ma se venisse meno il terzo Bush, la Clinton dovrebbe vedersela con un “outsider” e la battaglia diverrebbe più interessante, basata sulla prospettiva di uno scontro tra vecchio e nuovo, tra politically correct e il massimo dello stile anti-governativo e anti-Washington sinora materializzatosi ai livelli più alti della politica americana. E se Trump terrà nei consensi, chissà che anche a sinistra la base non gli vorrà opporre un volto nuovo. Sarebbe la fine del sogno di Hillary Clinton di tornare alla Casa Bianca, non più da moglie tradita, bensì da prima donna a capo dell’amministrazione USA.   APPROFONDISCI – Ecco perché Donald Trump non vincerà (ma farà sempre discutere) | Elezioni USA 2016    

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