Dollaro ancora poco tonico, in attesa del discorso di Trump di domani

Il discorso di Donald Trump all'inaugurazione della presidenza USA di domani potrebbe imprimere una direzione o l'altra al dollaro. Cosa dirà e come reagirà il mercato?

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Il discorso di Donald Trump all'inaugurazione della presidenza USA di domani potrebbe imprimere una direzione o l'altra al dollaro. Cosa dirà e come reagirà il mercato?

Questo è l’ultimo giorno dell’amministrazione Obama. Domani, Donald Trump s’insedia ufficialmente alla Casa Bianca, giurando esattamente a mezzogiorno ore locali, quando in Italia saranno le 18. C’è attesa per quanto dirà il nuovo presidente, anche perché negli ultimi giorni ha lanciato messaggi poco chiari sul dollaro, che qualche giorno fa ha definito “eccessivamente forte” e una minaccia per l’economia americana, stupendo i mercati, dato che sin dalla campagna elettorale, il tycoon aveva criticato la Federal Reserve per la sua politica monetaria ultra-espansiva, chiedendo una stretta più veloce, la quale non porterebbe che a un rafforzamento del cambio.

E così, il biglietto verde, che agli inizi del mese era salito ai massimi dal 2002 contro le principali valute del pianeta, ha arretrato da allora mediamente del 2%. Ieri, dopo i commenti del governatore Janet Yellen sullo stato di salute dell’economia americana, è risalito di oltre l’1%, ma restando poco tonico per il clima di attesa che sui mercati, in cerca di una direzione proprio sul discorso di Trump all’inaugurazione di domani. (Leggi anche: Super dollaro rischioso per economie emergenti e Trump lo vuole sgonfiare)

Cosa dirà Trump al discorso dell’inaugurazione?

Cosa potrebbe dire il presidente, tale da far scivolare o rafforzare il dollaro? Gli investitori sono rimasti delusi dalla prima conferenza stampa di Trump da presidente eletto, che si è tenuta il mercoledì 13, non avendo questi fornito sufficienti elementi per giudicare le sue azioni in politica economica. Domani, egli potrebbe chiarire le sue priorità e in quel caso il cambio potrebbe regolarsi di conseguenza.

Se Trump dirà che intende sin da subito tagliare le tasse ai contribuenti americani e/o che sosterrà gli investimenti pubblici nelle infrastrutture, il dollaro non potrà che rafforzarsi, intravedendosi in questa agenda la necessità per la Fed di alzare i tassi USA a ritmi più serrati per contrastare le spinte inflazionistiche. Già ieri, la Yellen ha parlato di mercato del lavoro “prossimo alla piena occupazione” e ha confermato tassi tendenzialmente al 3% entro il 2019. (Leggi anche: Economia USA trainata dai consumi, Trump stia attento ai debiti delle famiglie)

 

 

 

 

Trump parlerà di dazi?

Al contrario, se il presidente si mostrerà aggressivo sulle politiche commerciali, puntando sulle restrizioni alle importazioni, tramite dazi contro le produzioni al di fuori del territorio americano, il dollaro potrebbe risentirne negativamente, essendo tali misure considerate deprimenti per la crescita economica.

Ma partiamo dal ragionamento iniziale e chiediamoci: Trump desidera un dollaro più o meno forte di oggi? Il presidente non avrebbe intenzione di indebolirlo con una politica monetaria meno restrittiva, ma ha più volte espresso la volontà di giungere a rapporti commerciali “equi” (“fair”) con le altre principali economie. Fanno parte di questa strategia la definizione della Cina come “manipolatrice del cambio” e gli attacchi alla Germania, che si avvantaggerebbe di un euro debole per le sue esportazioni. (Leggi anche: Germania e Cina alleate contro Trump)

Come reagirà il dollaro al discorso di Trump?

Se abbiamo ben compreso, quando Trump parla di un dollaro troppo forte, non segnala la volontà di deprimerlo con tassi bassi – anzi, la Yellen è stata nel mirino della sua campagna presidenziale proprio per questo – bensì vorrebbe sfruttare il tema per evidenziare alcuni squilibri globali, che secondo la sua visione sarebbero frutto di valute tenute forzatamente sottovalutate dalle rispettive banche centrali per sostenere le esportazioni.

Se domani ponesse l’accento su questo aspetto, il dollaro dovrebbe uscirne indebolito, perché il mercato sconterebbe una maggiore pressione politica sulla Cina, in particolare, affinché rivaluti lo yuan, e correrebbe a ripararsi verso altri assets-rifugio, come yen, oro e franco svizzero, oltre che Treasuries e Bund. Poiché tutte queste argomentazioni sopra esposte fanno parte dell’armamentario programmatico e dialettico di Trump e potrebbero essere esposte quasi in egual misura con il discorso d’insediamento, non è così facile prevedere la reazione del dollaro, perché molto dipenderà da quali considerazioni ricaveranno gli investitori, ovvero su quale di esse riterranno che il neo-presidente abbia posto maggiore accento. Una direzione vera e propria in un senso o nell’altro, quindi, la imprimeranno le prime settimane del tycoon alla Casa Bianca. (Leggi anche: Quotazioni oro ai massimi da un mese sul dollaro debole, che succede?)

 

 

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