Dollaro ai massimi da fine marzo sui tassi USA, Roubini resta pessimista

Il dollaro ha guadagnato mediamente il 3% dall’inizio del mese contro le principali divise del pianeta, salendo in queste ore ai livelli più alti delle ultime 7 settimane, ovvero dalla fine di marzo. Rispetto all’inizio dell’anno, tuttavia, il bilancio resta ancora negativo (-3%), ma il recupero delle ultime 3 settimane è visibile e legato alle […]

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il dollaro ha guadagnato mediamente il 3% dall’inizio del mese contro le principali divise del pianeta, salendo in queste ore ai livelli più alti delle ultime 7 settimane, ovvero dalla fine di marzo. Rispetto all’inizio dell’anno, tuttavia, il bilancio resta ancora negativo (-3%), ma il recupero delle ultime 3 settimane è visibile e legato alle […]

Il dollaro ha guadagnato mediamente il 3% dall’inizio del mese contro le principali divise del pianeta, salendo in queste ore ai livelli più alti delle ultime 7 settimane, ovvero dalla fine di marzo. Rispetto all’inizio dell’anno, tuttavia, il bilancio resta ancora negativo (-3%), ma il recupero delle ultime 3 settimane è visibile e legato alle attese del mercato per un secondo rialzo dei tassi USA nei prossimi mesi, forse già al board di giugno. I verbali sull’ultima riunione della Federal Reserve a fine aprile, pubblicati ieri, hanno rafforzato la convinzione che l’istituto potrebbe muoversi già al prossimo incontro del 14-15 giugno per alzare i tassi per la seconda volta dal 2006, dopo avere avviato la stretta monetaria nel dicembre scorso. La parola “giugno” compare nelle minute per ben 6 volte, a conferma che i banchieri centrali vorrebbero segnalare una mossa imminente.

Il doppio mandato della Fed

La Fed è tenuta ad adempiere al doppio mandato: piena occupazione e stabilità dei prezzi. La prima si considera perseguita con un tasso di disoccupazione un po’ al di sotto del 5% (ma il governatore Janet Yellen ha esordito il suo mandato due anni fa, chiarendo di guardare a un “paniere” di dati sul mercato del lavoro), mentre la seconda consiste in un aumento tendenziale dei prezzi nel medio termine del 2%. Attualmente, la disoccupazione si attesta al 5%, l’inflazione è vicinissima al 2%, per cui vi sarebbero tutte le condizioni, in teoria, perché l’istituto alzi di nuovo i tassi, i quali restano ancora inchiodati nel range 0,25-0,50%. Anche dagli ultimi verbali emerge il timori di parte del board, che l’inflazione si surriscaldi, mentre i tassi restino al di sotto del livello ottimale.

Economia USA, i dati salienti

Il pil americano è cresciuto dello 0,5% annuo nel primo trimestre, oltre le attese, mentre i consumi in aprile sono aumentati al ritmo maggiore dell’ultimo anno. Subito dopo la pubblicazione delle minute, i traders hanno incrementato le probabilità di un rialzo dei tassi a giugno dal 12% al 32. Era al 4% lunedì. Le probabilità di una nuova stretta entro luglio salgono quasi al 50%, oltre il 60% entro settembre.      

Roubini ai mercati: ci sarà un solo rialzo quest’anno

Dunque, ci saremmo. Eppure, se sarà stretta a giugno, potrebbe essere l’ultima per quest’anno. L’economista Nouriel Roubini, noto per le sue previsioni catastrofiste, ma non sempre errate, dalla Russia, dove ha partecipato a un convegno di Credit Suisse sulle economie emergenti, ha spiegato che la Fed non è la banca centrale solo per gli USA, bensì agisce come se dovesse mantenere la stabilità finanziaria globale. Per questo, non vede che un solo rialzo dei tassi per quest’anno. Bisogna tenere conto di alcuni rischi, continua, ovvero di un “atterraggio duro” della Cina e delle elezioni presidenziali americane.

Rischio Brexit incombe sul board di giugno

In realtà, esiste un altro rischio un po’ sottovalutato dagli analisti, con riferimento a giugno: la Brexit. Il Regno Unito celebra il referendum per decidere se restare nella UE il 23 giugno, ovvero alcuni giorni dopo il Fomc. Ora, per quanto le probabilità di un’uscita dalle istituzioni comunitarie si affievoliscono e i sondaggi assegnino una vittoria ampia e a doppia cifra per i sostenitori del “Remain”, il rischio di previsioni errate non può essere del tutto escluso e la Yellen non potrebbe permettersi di compiere una scelta errata, ovvero di proseguire la stretta, quando qualche giorno dopo i mercati di tutto il pianeta potrebbero sprofondare nel caos per il timore di uno sbriciolamento rovinoso della UE. Per questo, la nostra sensazione è che la seconda stretta vi sarà presto, ma probabilmente non a giugno, bensì sarebbe rinviata al board di fine luglio. Si offrirebbe ai mercati il tempo necessario per prendere atto del nuovo aumento del costo del denaro e allo stesso tempo si avrebbe modo di verificare ulteriori dati in arrivo dall’economia USA, specie quelli sull’occupazione, l’inflazione e i consumi delle famiglie.

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Argomenti: Brexit, Economia USA, Fed, Nouriel Roubini, super-dollaro, tassi USA