Divieto contante, cosa c’è dietro e perché è incompatibile col “bail-in”

Il divieto di uso del contante potrebbe avere ragioni diverse da quelle ufficialmente dichiarate dai governi. Vediamo quali.

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Il divieto di uso del contante potrebbe avere ragioni diverse da quelle ufficialmente dichiarate dai governi. Vediamo quali.

Con la legge di stabilità 2016, il governo Renzi ha coraggiosamente innalzato da 1.000 a 3.000 euro il tetto massimo per l’uso del contante. Nel 2012, il divieto di effettuare pagamenti cash oltre i 999 euro si prefissava formalmente come obiettivo di “modernizzare ” il sistema degli scambi in Italia e di limitare le opportunità di evasione fiscale e di riciclaggio del denaro.

A distanza di nemmeno 4 anni abbiamo formalmente avuto conferma che tale obiettivo non soltanto è andato disatteso, ma l’economia sommersa è persino cresciuta da allora. E c’è una ragione per la quale il premier Matteo Renzi, facendosi interprete di una richiesta del popolo delle partite IVA, delle imprese e del settore turistico-alberghiero, in particolare, ha voluto allentare la stretta sul contante, cioè per stimolare i consumi. La decisione ha fatto storcere il naso proprio al suo stesso partito, che fino ad oggi si era fatto portavoce esattamente delle istanze contrarie, tanto che l’ex segretario e candidato premier nel 2013, Pierluigi Bersani, era arrivato a proporre il divieto di pagare in contanti per somme oltre i 100 euro.

Limitazione pagamenti cash danneggia consumi

La modifica apportata dal governo Renzi alla precedente normativa ha scoperchiato il problema del legame tra crisi dei consumi e restrizione all’uso del contante, perché sono in molti a pensare (salvo spesso non dire) che i 3 anni consecutivi di recessione vissuti dall’Italia tra la seconda metà del 2011 e quella del 2014 sia in parte imputabile proprio al clima di persecuzione e quasi intimidatorio, che il Fisco ha instaurato con l’arrivo al governo dei tecnici alla fine del 2011, quando tra blitz della Guardia di Finanza nelle località più “in” e la schedatura delle auto di lusso è emerso il messaggio che tenere denaro in banca o acquistare beni dal valore relativamente alto potrebbe portare ad essere nel mirino delle Agenzie delle Entrate. Il dibattito sull’uso del contante si è vivacizzato anche in Germania in questi giorni, che contrariamente a quanto molti pensano, non ha alcun limite ai pagamenti cash. Anzi, l’Italia ha avuto fino al 31 dicembre scorso il limite più basso in vigore in Europa, dove si va dal divieto di pagare in contanti cifre non inferiori ai 3-5.000 euro, con eccezioni spesso riservate al settore turistico-alberghiero, in modo da con colpirlo eccessivamente.

  [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Il divieto di uso del contante è un imbroglio, serve a banche e stato   [/tweet_box]        

Pagamenti elettronici scarsi in Germania, che pensa a limitare il cash

I socialdemocratici al governo con la cancelliera Angela Merkel hanno chiesto il ritiro della banconota da 500 euro e l’imposizione del divieto di pagare in contanti sopra i 5.000 euro, sostenendo che ciò combatta il lavoro nero e l’evasione fiscale. Alla proposta si oppone strenuamente la Bundesbank, che negli anni scorsi ha definito la possibilità di utilizzare il contante “un diritto umano”. In Germania si effettuano pagamenti elettronici, ovvero con carte di credito, bancomat e prepagate per appena il 18,5% delle spese complessive, meno della stessa Italia, dove arrivano a un quarto. Anche qui si ha la conferma che la campagna denigratoria contro l’uso del contante, orchestrata nel nostro paese da politici, media e banche non avrebbe un fondamento reale. Anche economie considerate molto più “virtuose” della nostra, in termini di onestà delle dichiarazioni fiscali, fanno poco uso dei pagamenti elettronici, smentendo il legame tra cash ed evasione delle tasse. In Norvegia, in questi giorni le principali banche hanno chiesto al governo di vietare i pagamenti con le banconote, mentre persino negli USA si è arrivati a chiedere un vero e proprio embargo contro il cash, con Bloomberg a spiegare come sarebbe meno costoso pagare con le carte di plastica. Ma come mai questa eccessiva propaganda contro il contante, concentratasi negli ultimi tempi? C’è un non detto, rispetto ai soliti motivi addotti per legiferare sempre più contro il cash?      

Evasione fiscale impossibile con divieto uso contante, è un bene?

Immaginiamo che non sia più possibile pagare anche un solo caffè in contanti.

Tutto passerebbe per una carta di credito, un bancomat o una carta prepagata ricaricabile o meno. Tutti i pagamenti sarebbero tracciati, non ci sarebbe più alcuna possibilità di evadere il Fisco, tranne che i contraenti di uno scambio si accordassero con una qualche forma di baratto: “io ti sistemo la macchina e tu mi ripari il rubinetto dell’acqua”. In ogni caso, l’economia sommersa sarebbe quasi del tutto bandita. Bene, no? Ma l’evasione fiscale, quando non è frutto della unica volontà di sottrarsi al sacrosanto dovere di pagare le tasse, rappresenta un indice del malessere dei cittadini-contribuenti. Quello che divenne il presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, da economista liberale sosteneva che l’evasione fiscale non solo non fosse un male, ma persino un bene, in quanto puniva i governi inefficienti e spendaccioni.

Contribuenti sarebbero assoggettati alla PA

In sostanza, evadere le tasse potrebbe segnalare a chi gestisce la spesa pubblica un forte malessere per il modo in cui questa viene effettivamente impiegata e ripartita. E’ la ragione fondamentale, ad esempio, per cui il canone Rai è considerato, stando ai sondaggi, il balzello più odiato dagli italiani: perché devo pagare per una TV pubblica, che non mi piace e che considero scadente? E’ quanto si chiedono in molti utenti. Lo stesso accade per ogni servizio pubblico. Ma con il divieto di usare il contante, il contribuente dovrebbe subire l’inefficienza della Pubblica Amministrazione senza possibilità di protestare. Piaccia o meno dirlo, il denaro di chi paga le tasse appartiene a colui che lo versa al Fisco, non allo stato, che semmai è titolato a impossessarsene di una fetta e in cambio di servizi.      

Bail-in e la necessità delle banche di limitare fughe di liquidità

C’è anche un’altra ragione abbastanza seria per spiegare la “guerra” al contante di questi tempi: le banche. Con l’introduzione del cosiddetto “bail-in”, le norme che impongono per i casi di crac un previo accollo delle perdite su azionisti, obbligazionisti e titolari di conti correnti sopra i 100 mila euro, sarà sempre più importante per i risparmiatori scegliere lo sportello giusto.

Ciò potrebbe spingere in molti a cambiare banca o a ritirare il proprio denaro dai conti correnti o deposito per tenerlo liquido altrove (sotto il famoso materasso!). Ebbene, che ne dite se, invece, lo stato ti obbligasse a tenerlo in un conto bancario? Puoi pure cambiare istituto, ma non potrai sfuggire al sistema bancario. La liquidità di quest’ultimo sarebbe salva, anche perché avanza sempre più l’ipotesi tra i governi di limitare i prelievi quotidiani di denaro, cosa che si tradurrebbe in una sorta di imposizione di controlli sui capitali. Contrariamente a quanto ci si immagini, il vero affare per le banche non sarebbe dettato dalle commissioni applicate ai pagamenti elettronici, bensì dal godere sempre e comunque di liquidità certa, dato che non sarebbe possibile detenere contanti al di fuori di esse.

Rischio prelievo forzoso aumenterebbe con divieto uso contante

Ma, attenzione: a guadagnarci potrebbe essere anche e, soprattutto, lo stato. E se per fare quadrare i conti pubblici decida di imporre un prelievo forzoso, come avvenne in misura minore nel 1992, senza che i risparmiatori-contribuenti possano reagire, dato che serve per forza possedere un conto bancario, essendo altrimenti quasi impossibile pagare alcunché? E’ proprio questa la grande scommessa, che si sta lanciando sulle spalle delle famiglie e delle imprese; restringerne la libertà, in modo che tutto sia tassato e tassabile e che alle banche non venga mai meno la liquidità necessaria alla propria sopravvivenza. Per quanto questa strategia in sé sia molto opinabile, diventa inaccettabile in tempi di “bail-in”: se costringi i cittadini a portare i soldi in banca, a causa dell’impossibilità di pagare somme cash oltre un certo limite, non puoi anche addossare loro le perdite degli istituti per i casi di rischio insolvenza, perché ciò equivale a mettere famiglie e imprese con le spalle al muro. Un’assenza di libertà, che non ha molto a che fare con il “nobile” tentativo di contenere o azzerare l’evasione fiscale, quanto di trasferire ingenti fette di ricchezza privata verso il sistema bancario e lo stato, gli unici beneficiari del divieto di uso del contante.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Con bail-in è un esproprio dei risparmiatori il divieto di uso del contante[/tweet_box]  

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