Disparità di genere al lavoro? E le donne islandesi scioperano alle 14.38

Le donne in Islanda hanno scioperato contro la disparità di genere al lavoro, nonostante l'isola sia per la Banca Mondiale il paese con le minori discriminazioni tra uomo e donna.

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Le donne in Islanda hanno scioperato contro la disparità di genere al lavoro, nonostante l'isola sia per la Banca Mondiale il paese con le minori discriminazioni tra uomo e donna.

L’Islanda è considerato il paese con il minore “gender gap” al mondo, ovvero dove minori sarebbero le disparità di genere. Questo, secondo la Banca Mondiale, che colloca l’isola al primo posto della classifica su 144 paesi monitorati. A titolo di confronto, l’Italia figura nella non felicissima posizione 41, mentre Siria, Pakistan e Yemen occuperebbero le ultime tre posizioni. Sarà, ma non ha convinto granché le donne islandesi, che questo lunedì, esattamente alle ore 14.38, hanno lasciato in migliaia il posto di lavoro e si sono ritrovate in piazza a Reykyavjk, per protestare contro le disparità ancora numerose in tema di occupazione e a discapito del gentil sesso. (Leggi anche: Corona islandese ai massimi del 2008, nonostante l’arrivo dei Pirati)

Direte voi, ma perché alle 14.38? Una fissa nordica per la precisione? Non esattamente. Stando ai dati ufficiali, mediamente una donna in Islanda percepirebbe il 70% della retribuzione media di un uomo, dunque, è come se smettesse di essere pagata alle 14.38 in punto di ogni giorno. Tanto vale, almeno per una volta, lasciare la propria occupazione proprio quell’ora esatta e far sentire la propria voce.

Progressi in Islanda contro la disparità di genere

Una delle organizzatrici della manifestazione è stata Brynhildur Heitharog Omarsdottir, a capo di Women’s Watch Association, che spiega come il fatto che l’Islanda guidi la classifica internazionale per la parità tra i sessi denota come le cose vadano persino peggio altrove. La donna spiega che l’8% del gap salariale tra uomo e donna nel suo paese sarebbe direttamente riconducibile alle discriminazioni contro le lavoratrici.

Eppure, non è che l’isola non abbia compiuto passi in avanti negli ultimi anni. Nel 2005, le donne islandesi protestarono alle 14.08, nel 2010 alle 14.25.

Insomma, con il tempo sono andate avanti, ma evidentemente ciò non è stato ritenuto sufficiente dalle dirette interessate.

 

 

 

Le cause della disparità salariale tra uomo e donna

Una spiegazione del divario salariale ci sarebbe e non solo valida per l’Islanda. Gli uomini sarebbero portati sin da piccoli a scegliere professioni più tecniche come l’ingegnere, mentre le donne sono maggiormente spinte ad essere attive in occupazioni legate al benessere e alla cura delle persone, come l’infermiere. Senonché, un ingegnere viene pagato meglio di un’infermiera e da qui sorgerebbe la disparità.

In economia del lavoro, si parla anche di profezia che si auto-realizza: la donna sa sin da giovane, che in qualità di futura madre dovrà assentarsi per alcuni periodi di tempo dal lavoro, in modo da accudire i figli. Ciò la spinge a scartare a priori professioni tecniche, come l’ingegnere informatico, che presuppongono un aggiornamento costante e che non si prestano bene ad essere oggetto di interruzioni di carriera. La conseguenza di questo ragionamento è che effettivamente le donne si butterebbero su lavori meno tecnico-scientifici, curando altre tipologie professionali, risultando alla fine meno appetibili per il datore di lavoro nel primo campo e giustificando la disparità di trattamento, in termini di salario percepito.

Come si esce da questo vicolo cieco? Gli organizzatori della protesta chiedono l’adozione di un “Equal Pay Standard”, ovvero di una certificazione pubblica, che mostri ai consumatori quali aziende paghino i propri dipendenti senza differenze tra uomo e donna per la medesima mansione. Un metodo di mercato, per far sì che siano gli stessi consumatori a punire eventualmente le imprese che discriminano le donne lavoratrici.

 

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