Disoccupazione sotto il 10% e occupazione record: occhio a non gasarsi per poco

Il Decreto Dignità non ha impattato negativamente il mercato del lavoro in Italia, come si temeva. La disoccupazione è scesa sotto il 10% e l'occupazione è salita a livelli record. Tuttavia, i dati non autorizzano ad alcuna euforia.

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Il Decreto Dignità non ha impattato negativamente il mercato del lavoro in Italia, come si temeva. La disoccupazione è scesa sotto il 10% e l'occupazione è salita a livelli record. Tuttavia, i dati non autorizzano ad alcuna euforia.

L’Istat ha certificato ieri la discesa del tasso di disoccupazione per il mese di maggio sotto il 10% per la prima volta dal febbraio 2012. In cerca di lavoro sono risultati essere il 9,9%, lo 0,2% in meno di aprile. Tra i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni, il tasso si è attestato al 30,5%, segnando il -0,7% mensile. Bene anche l’occupazione, salita al 59%, il livello più alto dall’inizio delle rilevazioni nel 1977. In particolare, gli occupati a maggio sono stati 23.387.000, +67.000 su aprile e +127.000 da inizio anno. Nel trimestre marzo-maggio, ad aumentare sono stati sia i lavoratori stabili (+96.000), sia quelli autonomi (+27.000), ma anche i dipendenti con contratto a termine sono di poco cresciuti numericamente. Nello stesso periodo, -100.000 disoccupati e -37.000 inattivi.

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Sarebbe stupido negare la portata positiva di queste cifre, in quanto le variazioni vanno tutte nel verso giusto, cioè crescono i posti di lavoro e il tasso di occupazione, diminuiscono i disoccupati e gli inattivi. I due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno salutato con favore i dati, specie il primo, artefice del famoso “Decreto Dignità”, che ha un po’ irrigidito le norme sul lavoro, ponendo maggiori paletti sui contratti a termine. Le categorie sociali, specie Confindustria, oltre alle opposizioni, hanno criticato il provvedimento, giudicandolo fonte di possibili contraccolpi negativi per il mercato del lavoro italiano.

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Chi ha ragione? Partiamo da due cifre: nel 2018, furono creati 202.000 posti di lavoro, nei primi 5 mesi del 2019 già 127.000. Eppure, l’economia italiana crebbe dello 0,9% lo scorso anno, mentre quest’anno dovrebbe a malapena evitare il segno meno.

Questo significherebbe che, pur azzerandosi la già debole crescita, i posti di lavoro vengono creati sostanzialmente alla stessa velocità, consentendo alla disoccupazione di scendere. Com’è possibile? Anzitutto, le imprese reagiscono con un certo ritardo alle condizioni economiche. Non licenziano al primo cenno di crisi e non assumono appena la produzione cresce. Con i mesi, però, le pressioni nell’uno o nell’altro senso si traducono in distruzione o creazione netta di occupazione.

Pertanto, non dovremmo festeggiare troppo presto, rischiando eventualmente dopo l’estate, quando sarà cessato anche l’effetto espansivo della stagione turistica, di ritrovarci con un calo degli occupati. Può anche essere, però, che le imprese italiane, reduci da un decennio di grave crisi e che già da circa 25 anni vivacchiano in condizioni macro stagnanti, abbiano imparato a convivere con un’economia ferma e, in un certo senso, operino a basso regime. In altre parole, gli organici già oggi sarebbero ridotti all’osso, scontando condizioni deboli. Se così fosse, sarebbe come se le nostre imprese si fossero immunizzate ai venti di crisi, per cui servirebbe che questa si aggravasse ulteriormente per colpire il mercato del lavoro.

Comunque sia, vale la pena ricordare qualche numero per evitare di stappare bottiglie di spumante e apparire grotteschi: il tasso di occupazione in Italia risulta tra i più bassi di tutto il mondo ricco, sopra solo a economie come Turchia e Grecia. A titolo di confronto, in Germania è del 76% e la media OCSE di circa il 69%. Se solo avessimo un dato in linea con Europa e OCSE, oggi lavorerebbero regolarmente nel nostro Paese circa 4 milioni di persone in più. E la quasi totalità di questi posti di lavoro mancanti si trovano al sud, dove regioni come Sicilia e Calabria figurano tra quelle europee con tassi di occupazione più bassi.

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Resta la bassa occupazione

Il nostro problema non è tanto quello della disoccupazione, pur ancora elevata, quanto della bassa occupazione.

Qualcuno penserà che si tratti di una “supercazzola” da economisti e, invece, non è così. L’Italia ha troppe poche persone in età lavorativa (15-64 anni) occupate e quelle inattive si mettessero davvero alla ricerca reale di un posto, il tasso di disoccupazione ufficiale s’impennerebbe a livelli molto più alti. Al sud, in particolare, moltissime donne sono casalinghe non per scelta e nemmeno s’impegnano a cercare lavoro attivamente, rassegnate all’assenza di opportunità.

Infine, una considerazione: che il Decreto Dignità non abbia impattato negativamente – o non ancora – sul mercato del lavoro è un bene, che si debba persistere con una linea punitiva nei confronti delle imprese sarebbe suicida. Non possiamo prescindere dal fatto che i tassi d’interesse ai minimi storici e ancora calanti nell’Eurozona stiano sostenendo consumi e investimenti, in questa fase, offrendo sollievo proprio alle imprese. Ma il salario minimo legale di 9 euro l’ora, ad esempio, non sarebbe sostenibile, almeno non fino a quando il mercato del lavoro italiano si caratterizzerà per tassi di disoccupazione dimezzati e di occupazione nettamente superiori rispetto ad oggi. Chiedete a un imprenditore del sud, se potrà mai mettere in regola un dipendente a non meno di 72 euro lordi al giorno, pari a circa 1.500 al mese!

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