La crisi “inghiotte” 1,5 milioni di giovani under 25, disoccupazione risale a marzo

Disoccupazione in Italia in risalita a marzo, mentre l'occupazione si stabilizza da almeno sei mesi. Segno che senza crescita, il Jobs Act ha già esaurito i suoi effetti. E almeno 1,5 milioni di giovani è senza alcuna prospettiva.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Disoccupazione in Italia in risalita a marzo, mentre l'occupazione si stabilizza da almeno sei mesi. Segno che senza crescita, il Jobs Act ha già esaurito i suoi effetti. E almeno 1,5 milioni di giovani è senza alcuna prospettiva.

Gli ultimi dati Istat sul mondo del lavoro in Italia a marzo segnalano una lieve crescita del tasso di disoccupazione dello 0,1% mensile all’11,7%. Un anno prima, risultava sceso all’11,5%. Le cifre sono il frutto di un aumento di 41.000 unità tra i disoccupati, che tornano a superare quota 3 milioni, arrivando a 3,022 milioni. In calo dello 0,1% al 34,7% il tasso di inattività tra i giovani under 25, mentre l’occupazione generale resta stabile al 57,6%, seppur in crescita dello 0,6% su base annua. Le statistiche ci spiegano che dal settembre 2016 ad oggi, il numero degli occupati è rimasto sostanzialmente lo stesso, crescendo di appena 46.000 unità, a conferma che con la fine degli incentivi previsti dal Jobs Act e legati alle assunzioni stabili, i suoi effetti positivi sul lavoro si sarebbero esauriti. E pare che a farne le spese sarebbero gli over-50, la classe di età tra i lavoratori che maggiormente ha beneficiato della riforma delle norme sul lavoro, contrariamente alle attese e a buona parte degli obiettivi prefissati dal governo Renzi di stimolare, invece, la bassissima occupazione giovanile.

Tra gli over-50 si è registrato a marzo un calo degli occupati di 55 mila unità, anche se l’occupazione è cresciuta nelle restanti classi di età con +44.000 tra i 15-34 anni. E la disoccupazione giovanile, quella riguardante i 15-24enni, è scesa ai minimi degli ultimi 5 anni al 34,1%. Lungi dal farci illusioni, la situazione è e resta drammatica proprio tra i più giovani. (Leggi anche: Disoccupazione in calo a febbraio)

Almeno 1,5 milioni di giovani non studia e non lavora

Il tasso di occupazione per questa fascia di età è di appena il 17,2%, pari a 1.013.000 persone. Questo significa che a fronte di circa 5,9 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni, lavora poco più di un sesto. Pur volendo tenere in considerazione che quasi 2 milioni sono studenti iscritti a un istituto di istruzione secondaria e che altri 1,5 milioni risulterebbe frequentare un corso universitario, resterebbe un “buco” da circa 1,5 milioni di giovani, che a quanto pare non studia e non lavora. E il dato sarebbe sottostimato, perché gli studenti universitari sono 1,5 milioni, ma tra di loro una fetta rientra nella classe di età superiore ai 25 anni. (Leggi anche: Lavoro, curriculum non basta)

Quanto sta accadendo negli ultimi mesi non è di difficile interpretazione: i posti di lavoro restano gli stessi e il numero dei disoccupati pure. Grosso modo, non si registrano più grosse variazioni, improbabili d’altra parte in assenza di un aumento sostenuto della crescita economica. Eppure, la congiuntura in Italia è in questa fase la migliore degli ultimi sei anni, in scia all’analoga situazione nel resto dell’Eurozona, come suggeriscono, tra l’altro, i dati sul Pmi manifatturiero e dei servizi.

Momento buono per l’economia, ma non cresciamo lo stesso

Il problema è proprio questo: se nonostante condizioni mai così migliori per la nostra economia negli ultimi anni, – bassi prezzi delle materie prime, tassi azzerati e un euro debole – il nostro pil non riesce ad andare oltre un +1% nella migliore delle previsioni, non è possibile creare nuova occupazione. Quest’ultima ha beneficiato della decontribuzione offerta dal Jobs Act per il biennio scorso, ma adesso per migliorare avrebbe bisogno di un nuovo stimolo sul piano fiscale e/o su quello economico.

Alla ricerca già dei 20 miliardi per evitare l’aumento esplosivo dell’IVA, la prima opzione appare quasi irrealizzabile nel breve termine, ché ne dica il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il quale propone uno scambio tra imposte indirette e cuneo fiscale. Quanto alla crescita, la congiuntura internazionale c’è ed è buona, per cui i rischi rimangono al ribasso, come avverte di board in board il governatore della BCE, Mario Draghi. In buona sostanza, manca uno shock che spinga le imprese italiane ad assumere. E all’orizzonte non abbiamo uno scenario affatto facile. (Leggi anche: Aumentare IVA per tagliare tasse sul lavoro, ricetta Padoan)

 

 

 

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Famiglie, Indicatori economici italiani, Jobs Act

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