Disoccupazione, inflazione zero, pil e manifattura: siamo in recessione

Le stime di crescita per il trimestre appena concluso, il secondo del 2014, sono allarmanti. L’Istat ha diffuso ieri le sue previsioni per il periodo aprile-giugno, secondo le quali, il pil potrebbe essere variato da un minimo del -0,1% a un massimo del +0,3% sul primo trimestre, quando a sua volta, il pil era diminuito […]

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Le stime di crescita per il trimestre appena concluso, il secondo del 2014, sono allarmanti. L’Istat ha diffuso ieri le sue previsioni per il periodo aprile-giugno, secondo le quali, il pil potrebbe essere variato da un minimo del -0,1% a un massimo del +0,3% sul primo trimestre, quando a sua volta, il pil era diminuito dello 0,1% sui tre mesi precedenti. Se fosse confermata la stima più bassa della forchetta, l’Italia sarebbe formalmente entrata in una terza recessione, dopo quelle del 2008-’09 e del 2011-2013. Anzi, a dire il vero, fatta eccezione la brevissima interruzione della caduta del pil nell’ultimo trimestre del 2013, quando la ricchezza era aumentata dello 0,1% sul trimestre precedente, potremmo affermare di non essere forse mai usciti dalla più lunga recessione mai vissuta dal nostro paese dal Secondo Dopoguerra, iniziata con il terzo trimestre del 2011 e proseguita senza sosta fino al terzo trimestre dello scorso anno. Ma anche ammesso che non si avveri la previsione peggiore dell’Istat e che, per ipotesi, il pil sia rimasto invariato sui tre mesi precedenti, sempre di crisi si tratterebbe, ché ne dicano o meno le statistiche ufficiali.   APPROFONDISCI – Crescita economica in Italia? UE e Istat smentiscono Renzi. Consob: ripresa debole   E stamattina, l’istituto ha diramato anche il dato sull’indice Pmi manifatturiero a giugno, sceso a 52,6 punti dai 53,2 di maggio. Le attese erano per un dato invariato. Sebbene si tratti di un’espansione dell’attività (siamo ampiamente sopra la soglia di demarcazione dei 50 punti), il dato segnala una contrazione rispetto al mese precedente e insieme ad altre cifre contribuisce a fornire un quadro di deterioramento della situazione economica e di progressivo spegnimento dei pur pallidissimi segnali di ripresa, che sembravamo avere intraveduto nei mesi scorsi. L’inflazione a giugno si è attestata allo 0,3%, il livello più basso dall’ottobre del 2009, quando l’Italia era nel bel mezzo della più grave recessione in età repubblicana. Se calcoliamo, poi, l’indice dei prezzi del “carrello della spesa”, ossia dei beni acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie, siamo dinnanzi alla crescita più bassa degli ultimi 17 anni. Attenzione, un’inflazione zero non è in sé un fatto negativo, perché la stabilità dei prezzi da quanto meno sollievo alle famiglie, che già sono alle prese con problemi di reddito e di occupazione. Semmai, essa segnala una domanda interna debole e una situazione economica al collasso, visto che senza dubbio i prezzi hanno smesso di crescere certamente non per un recupero di competitività delle imprese italiane.   APPROFONDISCI – L’inflazione nell’Eurozona a giugno resta allo 0,50%. E ora Draghi che s’inventa?     Anche il dato sulla disoccupazione nel mese di maggio, tornata a crescere dal 12,5% di aprile al 12,6% (+26 mila unità su base mensile), indica un peggioramento del mercato del lavoro, quando non era nemmeno iniziata la vera inversione di tendenza. E se statisticamente, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) è scesa dal 43,35 di aprile al 43%, risulta senza lavoro l’11,7% delle persone di questa fascia di età, lo 0,2% in più del mese precedente. Senza remore e aldilà di quanto indicheranno ufficialmente i dati sul pil nel secondo trimestre, che saranno diramati nelle prossime settimane, possiamo dire che l’Italia non è uscita dalla recessione e che il quadro della nostra economia non sembra avviarsi verso una schiarita.   APPROFONDISCI – La disoccupazione in Italia vola al 13,6% nel primo trimestre e al 46% tra i giovani        

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