Disoccupazione: fino a 3 milioni di posti di lavoro nei prossimi 5 anni grazie alla rivoluzione digitale

Secondo un'indagine di Unioncamere-Anpal nei prossimi 5 anni i posti di lavoro richiesti saranno fino a 3 milioni ma l'Italia deve ripartire.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Secondo un'indagine di Unioncamere-Anpal nei prossimi 5 anni i posti di lavoro richiesti saranno fino a 3 milioni ma l'Italia deve ripartire.

La disoccupazione giovanile è in crescita secondo gli ultimi dati Istat ma ancora più pesante è il dato che riguarda la fascia 25-49 anni. Sembra una situazione drammatica quella italiana anche se lo studio di Unioncamere-Anpal fa capire come nei prossimi 5 anni il mercato del lavoro del nostro paese potrebbe avere bisogno di nuovi lavoratori grazie anche al turn over generazionale. 

Milioni di posti nei prossimi 5 anni ma…

Tra il 2019 e il 2023, secondo l’indagine in oggetto, il mercato del lavoro italiano avrà bisogno di almeno 2,5 milioni di persone, anzi si ipotizza anche la cifra di 3,2 milioni. Si tratta comunque di stime e solo se l’economia italiana tornerà a camminare e se il Pil tornerà a crescere. Tra le variabili in gioco anche le esportazioni e la nuova quota 100 per le pensioni che permetterà il ricambio generazionale.

Si fa leva, insomma, sulla crescita economica come requisito fondamentale per far riprendere il mercato del lavoro italiano e il turnover occupazionale. Ad andare in pensione saranno i baby boomer e questo comporterà una previsione di 2,1 o 2,3 milioni di posti di lavoro nei prossimi 5 anni, che potrebbero essere di più se si considera uno scenario ottimistico.

La rivoluzione digitale cambierà il mercato del lavoro

Come scrive anche Repubblica, in tal senso, sarà la rivoluzione digitale a trainare il mercato del lavoro. Il tema è stato affrontato più volte quando abbiamo parlato delle figure professionali del futuro. Intelligenza artificiale, Big data e internet assorbiranno il 30% del fabbisogno occupazionale delle imprese e questo sembra ormai una certezza e molto dipenderà dai vari settori produttivi. Quelli che promettono bene, se così possiamo dire, sono la sanità, l’istruzione, l’industria manifatturiera e i servizi alle imprese. Per  l’industria manifatturiera si parla di almeno 332mila unità aggiuntive. Tutto dipenderà, ovviamente, dall’andamento del PIL e dalle esportazioni all’estero, senza contare la situazione politica economica che ugualmente inciderà notevolmente già a partire dai prossimi mesi. 

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Ad oggi la situazione occupazionale rimane però critica. Secondo gli ultimi dati Istat il tasso di disoccupazione è arrivato al 10,6%, dunque 64mila disoccupati in più, contro una media europea dell’8,1%. I dati riferiti ad ottobre, però, tengono anche conto degli inattivi che si sono attivati per cercare occupazione e dunque non fanno più parte della fascia inattiva ma dei disoccupati appunto. La situazione italiana appare comunque drammatica. Si parla del 32,5% per giovani under 25, in Europa siamo tra i peggiori insieme a Spagna e Grecia, molto lontani dalla Germania che invece può vantare una percentuale bassissima del 6,2%.

Se per i giovani il lavoro resta appannaggio di pochi, quelle 159mila unità di persone occupate in più rispetto al 2017 è riferita soprattutto ad over 50 e precari. Dati negativi anche per il prodotto interno lordo che è calato nel terzo trimestre del 2018 dello 0,1% e ovviamente incide anche per il mercato occupazionale. Secondo Matteo Salvini, però, come scrive Il Giornale “Nel 2019, con la nostra manovra fondata su più lavoro e meno tasse, l’Italia tornerà a crescere”. 

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Argomenti: Disoccupazione, Economia Italia