Dati sul lavoro in Italia restano amari a dicembre, giù occupati e contratti stabili

Disoccupazione in calo in Italia a dicembre e ai minimi da oltre 5 anni. Tuttavia, le cifre Istat confermano che a crescere sono stati solo i contratti a termine, mentre gli occupati tornano a diminuire.

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Disoccupazione in calo in Italia a dicembre e ai minimi da oltre 5 anni. Tuttavia, le cifre Istat confermano che a crescere sono stati solo i contratti a termine, mentre gli occupati tornano a diminuire.

In calo al 10,8% il tasso di disoccupazione in Italia a dicembre dal 10,9% di novembre, il livello più basso dall’agosto del 2012 secondo l’Istat. Rispetto al mese precedente, il numero delle persone in cerca di lavoro è diminuito di 47.000 unità a 2,791 milioni. Giù anche la disoccupazione giovanile al 32,2% dal 32,4% di novembre. Tuttavia, le buone notizie di fermano qui, perché ad arretrare nell’ultimo mese dello scorso anno è stato anche il tasso di occupazione dello 0,2% al 58%. Il numero degli occupati risulta diminuito, infatti, di 66.000 unità, seppure in crescita tendenziale di 173.000 unità (+0,8%). Quest’ultimo dato è senz’altro positivo in sé, ma si tenga conto che ad essere aumentati nell’anno sono stati solo i contratti a termine di 303.000 unità, mentre quelli a tempo indeterminato sono diminuiti di 25.000 e i lavoratori autonomi di 105.000. In rialzo anche il tasso di inattività dello 0,3% al 34,8%, pari a +112.000 persone che non hanno un lavoro e non lo cercano.

E guardando alla distribuzione dei nuovi posti di lavoro per fascia di età, scopriamo che tra gli over 50 sono aumentati di 365.000 unità, tra i 15-24 anni di 42.000, mentre tra i 25-49 anni sono diminuiti di 234.000. In buona sostanza, quasi la totalità dei nuovi contratti ha riguardato i lavoratori di età più alta. Tra i giovani di 15-24 anni, il tasso di inattività è aumentato dello 0,6% al 74,5%. In pratica, 3 su 4 in questa fascia di età non lavorano e nemmeno cercano un’occupazione, mentre il tasso di occupazione risulta di appena il 17,3% (-0,3%) e quello di disoccupazione effettivo, ovvero tenendo conto degli inattivi, sarebbe dell’8,2%.

Come leggere i numeri? Il confronto con l’Eurozona potrebbe giovare. Nel 2017, il tasso di disoccupazione nell’unione monetaria è scesa dal 9,6% all’8,7%.

Da noi, si è ridotto dall’11,8% al 10,8%. In Portogallo, si è passati dal 10,5% al 7,8%, ovvero la disoccupazione è scesa sotto la media dell’area, così come in Spagna, pur restando altissima, si è ridotta dal 18,6% al 16,6%. E il tasso di occupazione, stando all’OCSE, nel secondo trimestre del 2017 è stato del 66,2% nell’Eurozona, attestandosi al 75,4% in Germania al terzo trimestre, al 68,2% in Portogallo, al 64,6% in Francia e al 61,4% in Spagna. In pratica, il vero problema italiano resta la bassa occupazione anche rispetto alle altre economie dell’Europa meridionale. E su questo fronte, di miglioramenti non se ne notano, pur in presenza della maggiore crescita economica dell’ultimo decennio. (Leggi anche: Jobs Act, voucher e cuneo fiscale: di cosa ha bisogno il lavoro in Italia?)

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