Disoccupazione, dati ISTAT: scende all’11,1% – perché i dati non sono per niente positivi

I nuovi dati ISTAT sulla disoccupazione: sarebbe in discesa all'11,1%, ma ci sono forti diseguaglianze. Un'analisi qualitativa di dati quantitativi.

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I nuovi dati ISTAT sulla disoccupazione: sarebbe in discesa all'11,1%, ma ci sono forti diseguaglianze. Un'analisi qualitativa di dati quantitativi.

La matematica non è mai un’opinione, anche se i dati, per quanto oggettivi, vanno analizzati con attenzione. La quantità non è sempre qualità. L’annuncio è il seguente: la disoccupazione in Italia scende all’11,1%, torna ai livelli di maggio e soprattutto fa segnare un calo dello 0,2% rispetto al mese precedente. Si tratta di 57mila disoccupati in meno. Ma l’analisi dei dati ISTAT necessita di qualche riflessione sulla qualità di questo calo della disoccupazione.

Un’altra analisi – ‘Dimmi quanto guadagni (e se studi) e ti dirò quando morirai’: i dati ISTAT sul rapporto tra reddito, morte e istruzione.

L’analisi dei dati ISTAT sul calo della disoccupazione

I dati ISTAT raccontano questa situazione. Gli occupati sono in aumento di 53mila unità, ma si tratta di dipendenti a termine, dunque potrebbe essere l’effetto rimbalzo dei nuovo voucher – cosa significa in soldoni? Che si lavora di più, ma si guadagna poco e male, e con poche certezze sul futuro. Contemporaneamente, cresce il numero degli inattivi: 12mila persone in più. Su base annua, poi, c’è la questione età: a crescere sono i posti di lavoro per gli ultracinquantenni, mentre per le altre fasce d’età – diciamo i giovanii posti sono diminuiti da gennaio nell’ordine di circa 170mila unità.  Infine, la questione ‘Europa’: la media dell’Eurozona è del 9,2% di tasso di disoccupazione, ma con forti discrepanze tra i diversi paesi.

La situazione italiana è la seguente:

  1. crescono i posti di lavoro, ma quelli a termine e senza garanzie – dunque con poca possibilità di crescita dell’economia reale e con dati che saranno prossimamente molto ballerini, perché i contratti a termine crescono e diminuiscono in maniera stagionale;
  2. i giovani non lavorano e la loro situazione è ancora in netto peggioramento;
  3. l’Italia è tra i fanalini di coda in Europa

Tutto questo, al di là degli annunci trionfalistici che, probabilmente, arriveranno a breve da parte del governo.

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