Disoccupazione in calo all’11,5% a febbraio, ma è boom di inattivi: +51.000 m/m

Disoccupazione in calo a febbraio in Italia, ma per il 60% è frutto di meno persone in cerca di un lavoro e il segnale in sé non è incoraggiante.

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Disoccupazione in calo a febbraio in Italia, ma per il 60% è frutto di meno persone in cerca di un lavoro e il segnale in sé non è incoraggiante.

Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione risulta sceso all’11,5% a febbraio in Italia, giù dall’11,8% del mese precedente. Forte calo, in particolare, tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, dove si attesta al 35,2%, segnando -1,7% rispetto a gennaio. Su base mensile, in cerca di occupazione sono state 83.000 unità in meno, ma allo stesso tempo sono aumentati dello 0,4% gli inattivi, crescendo di 51.000 unità in un mese.

Il tasso di inattività è salito al 34,8%, +0,1%.

Con riguardo anche alla dinamica demografica, l’Istat rileva una maggiore incidenza dell’occupazione sulla popolazione complessiva, ma trainata dagli ultra-cinquantenni, che per effetto dell’aumento dell’età pensionabile sono costretti a restare nel mercato del lavoro più a lungo. (Leggi anche: Disoccupazione in Italia a gennaio stabile)

Attenti all’effetto scoraggiamento

Su base annua, è marcata la crescita dell’occupazione, pari a +294.000 posti di lavoro, di cui 280.000 sono lavoratori dipendenti, ma appena 102.000 con contratti stabili. Variazione nulla, invece, sul piano mensile. Quanto al tasso di inattività, esso è cresciuto a febbraio solo tra gli uomini, salendo al 25,1%, mentre è sceso al 44,4% tra le donne. Se su base annua, gli inattivi sono diminuiti di 380.000 unità, rispetto a gennaio, come dicevamo sono aumentati di 51.000, giustificando quasi i due terzi della minore disoccupazione del periodo.

Nel complesso, quindi, i numeri ci spiegano che la disoccupazione tende a diminuire, ma salendo anche il numero di quanti un lavoro non lo cerchino. Il trend, se fosse confermato nei prossimi mesi, non sarebbe affatto positivo, perché segnalerebbe non un miglioramento del mercato del lavoro, quanto un peggioramento delle prospettive percepite dagli italiani, parte crescente dei quali tornerebbe a scoraggiarsi. (Leggi anche: Lavoro, Poletti stavolta ha ragione: il solo curriculum non basta)

 

 

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