Il paradosso del dollaro e sui tassi con la disoccupazione USA sotto il 4%

Disoccupazione ai minimi dal 2000 negli USA, scesa sotto il 4%. Ma i salari non accelerano la crescita, per la Fed nessun segnale "bullish" sui tassi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Disoccupazione ai minimi dal 2000 negli USA, scesa sotto il 4%. Ma i salari non accelerano la crescita, per la Fed nessun segnale

Sono stati creati 164.000 posti di lavoro in America nel mese di aprile, grazie ai quali il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,1% di marzo al 3,9%, il livello più basso dal 2000. Rivisti complessivamente al rialzo di 30.000 unità i posti creati nei due mesi precedenti, mentre il tasso di partecipazione al lavoro risulta leggermente sceso al 62,8% dal 62,9%. Altro dato estremamente significativo riguarda la popolazione nera, tra la quale il tasso di disoccupazione è sceso al 6,6% contro il 3,6% tra i bianchi, segnando il tasso più basso dal 1972. Insomma, il mercato del lavoro negli USA continua a segnalare miglioramenti visibili e generalizzati, anche se continua a contrariare la crescita dei salari orari: +2,6% ad aprile su base annua, praticamente invariata rispetto al mese precedente e anche rispetto a febbraio, in decelerazione dal +2,8% di gennaio, un dato quest’ultimo che aveva fatto temere ai mercati una reflazione più accentuata delle previsioni, scatenando una correzione in borsa e un sell-off dei Treasuries, oltre che un ripiegamento del dollaro.

Invece, man mano che il tasso di disoccupazione si riduce ai minimi del Millennio, i salari tendono a ristagnare, non fornendo alla Federal Reserve quella spinta necessaria per prevedere un’inflazione stabilmente intorno o superiore al target, tale per cui potrebbe immaginare di procedere più speditamente con la stretta sui tassi USA.

Il dollaro sta risalendo del 4,5% rispetto ai minimi dell’anno toccati a metà febbraio proprio sui timori per l’inflazione. In teoria, i guadagni di venerdì scorso in scia ai dati sul lavoro appaiono ingiustificati, perché se nemmeno una disoccupazione sotto il 4% si mostra in grado di influire sui salari, non si vede come la Fed possa alzare i tassi con maggiore velocità rispetto a oggi. L’apparente paradosso lo avevamo già spiegato all’inizio dell’anno: allora, le vendite potrebbero essere state scatenate dal rischio percepito di tassi reali attesi inferiori a quelli già stimati, mentre adesso i mercati si starebbero convincendo che l’inflazione resta bassa e che i tassi Fed sarebbero, quindi, a livelli appropriati. Per questo, sono tornati ad acquistare bond, come dimostra il calo dei rendimenti decennali dei Treasuries di queste ore. In sostanza, se fino a poche settimane fa si pensava che la Fed fosse rimasta un po’ troppo indietro sui tassi, adesso, dati alla mano, non prevarrebbe più questa lettura.

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Argomenti: Economia USA, Fed, super-dollaro, tassi USA