Diritto di voto a 16 anni: il Movimento 5 Stelle presenta mozione per abbassare l’età dell’elettorato attivo

Riforma elettorale completa: non solo coinvolgere i giovani nelle scelte politiche ma anche escludere gli incandidabili

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Riforma elettorale completa: non solo coinvolgere i giovani nelle scelte politiche ma anche escludere gli incandidabili

La mozione depositata al Senato dal Movimento 5 Stelle prevede, nell’ambito di un’ampia riforma elettorale, l’abbassamento del diritto di voto a 16 anni. L’obiettivo è quello di rendere i giovani partecipi attivamente dei cambiamenti politici del nostro Paese. Si legge infatti nel testo la richiesta di includere nell’elettorato attivo i “cittadini che abbiano compiuto, alla data dello svolgimento del referendum, 16 anni di età”. Viene da chiedersi cosa pensi della proposta Renzi il rottamatore.

Riforma elettorale: la proposta del Movimento 5 Stelle

La mozione include tutta una serie di interventi volti a riformare il sistema elettorale: “appare indispensabile e urgentissima una revisione del sistema elettorale attraverso cui i cittadini possano scegliere in maniera diretta, e non esclusivamente ‘mediata’ da partiti e apparati politici, i propri rappresentanti in Parlamento”. E’ prevista anche la riduzione del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, l’abolizione delle Province, la fissazione di un numero massimo di mandati elettorali, l’innalzamento del quorum previsto per l’adozione e la modifica dei Regolamenti parlamentari e ovviamente il rispetto delle ipotesi di incandidabilità, che per il M5S rappresentano una priorità (per tutti “coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per delitto non colposo, ovvero a pena detentiva superiore a 10 mesi e 20 giorni di reclusione per delitto colposo, oltre che di coloro che ricoprono altri incarichi elettivi”).

Riforme della Costituzione: competenza esclusiva del Parlamento

La mozione è rivolta esclusivamente al Parlamento: il M5S ha espressamente richiesto al Governo di restare estraneo  “l’organismo abilitato per riformare la Costituzione è uno e uno soltanto, scritto proprio nella stessa Carta, e cioè il Parlamento repubblicano”. Altrettanto incompetenti sarebbero commissioni di tecnici o saggi:  “Un qualsiasi iter di revisione della Costituzione al di fuori delle sedi parlamentari ordinarie, si dimostrerebbe del tutto inefficace (si ricordino le esperienze in tal senso nel corso della storia repubblicana più recente), in forza dell’inevitabile sovrapposizione di ruoli e di funzioni di nuovi organi rispetto a quelli già oggi esistenti ed operanti e quindi assurdo ed irragionevole risulterebbe intraprendere l’iter di una legge costituzionale volta all’introduzione di organi particolari, dotati di specifici poteri, poiché questa procedura rappresenterebbe una palese intenzione gattopardesca, al di fuori sia della Costituzione che della razionale sensatezza”.

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Argomenti: Politica

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