Diritti TV Serie A, le possibili frizioni tra Lega e 5 Stelle sul dossier Mediapro

I diritti TV della Serie A rischiano di creare tensioni tra Lega e Movimento 5 Stelle al governo. Ecco gli interessi in gioco.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I diritti TV della Serie A rischiano di creare tensioni tra Lega e Movimento 5 Stelle al governo. Ecco gli interessi in gioco.

Mediapro non rinuncia ai diritti TV della Serie A per le prossime tre stagioni e se da un lato cerca di riprendersi i 64 milioni di euro già versati alla Lega e che ritiene fossero a titolo di acconto e non di caparra dopo la risoluzione del contratto, nel frattempo prepara un dossier da presentare al nuovo governo giallo-verde di Giuseppe Conte. In esso, la società spagnola mostrerà tutti gli ostacoli affrontati in Italia, contrariamente a quanto accaduto in Spagna e Francia, ad esempio. Le trattative con la Lega di Serie A stanno proseguendo. Ieri, questa ha tenuto incontri con Sky, Mediaset e Perform, mentre oggi spetterà a TIM. Trattasi dei quattro operatori che hanno presentato offerte per il bando di gennaio, andato fallito. Tuttavia, la stessa Mediapro intende presentare un’offerta per sei stagioni, partendo dalla richiesta minima di 1,1 miliardi a stagione della Lega.

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I pacchetti del nuovo bando pubblicato l’altro ieri prevedono una ripartizione per squadre e non più di tre gare disputate contemporaneamente la domenica pomeriggio, un modo per attirare maggiori investimenti e accontentare una delle principali richieste di Sky, ovvero che sia dato massimo risalto alle gare clou, quelle disputate tra le squadre più importanti.

Le mire di Cairo

Adesso, la vicenda Mediapro rischia di avere strascichi politici. Com’è noto, gli spagnoli puntano a creare un canale di Lega per la trasmissione delle partite di calcio del campionato italiano di Serie A. Così facendo, essi si pongono come alternativa al duopolio Sky-Premium, che non a caso vede di cattivissimo occhio l’ingresso di Mediapro sul nostro mercato dei diritti televisivi. L’operatore britannico ha adito persino le vie legali, vincendo il ricorso presentato al Tribunale di Milano contro l’assegnazione dei diritti con il bando secondario, vedendosi riconosciuto dal giudice il sospetto che la società spagnola sia editoriale a tutti gli effetti e non un semplice intermediario.

Per il momento, Mediapro non si appellerà all’art.700 del codice di procedura civile per ottenere indietro la caparra o l’acconto che fosse; alla Lega conviene continuare a mostrarsi in trattativa con essa, in modo da spingere almeno Sky a presentare offerte quanto più alte possibili. Il risvolto politico, tuttavia, sembra nei fatti. A schierarsi con gli spagnoli è, soprattutto, Urbano Cairo, patron del Torino e a capo anche del gruppo editoriale Rcs, nonché di La 7. Nelle settimane passate, ha avuto un battibecco a mezzo stampa con Sky, con quest’ultimo a ribadire il suo sostegno decisivo al calcio italiano contro il presunto tentativo di Cairo, che tra l’altro edita La Gazzetta dello Sport, di fare passare un messaggio distorto, teso a dipingere i britannici come monopolisti approfittatori.

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Le possibili frizioni nel governo sui diritti TV

Cairo da tempo ha inaugurato una linea editoriale abbastanza benevola verso il Movimento 5 Stelle. Che dietro vi sia anche il desiderio nascosto del torinese di passare all’incasso sul fronte televisivo? Sui diritti di Serie A, ad esempio, non possiamo escludere che il suo sostegno a Mediapro celi l’interesse a mettere a disposizione le proprie reti TV per entrare nel panorama calcistico e spezzare il duopolio. Per contro, se davvero i grillini al governo si facessero carico degli interessi di Mediapro-Cairo, la Lega avrebbe altre visioni. Matteo Salvini è vice-premier, ministro dell’Interno e leader della coalizione di centro-destra con il benestare di Silvio Berlusconi, pur tra numerosi e pubblici mugugni.

Difficile pensare, quindi, che Mediaset non sia rappresentata in seno al nuovo esecutivo dal Carroccio. E sappiamo quanto ci tenga ultimamente a saldare il rapporto con Sky, con cui ha sottoscritto un accordo a fine marzo per lo scambio di contenuti tra le reti Premium e quelle satellitari, pattuendo persino un’opzione di acquisto (per i britannici) tra ottobre e novembre. La controllata da Rupert Murdoch ha, tuttavia, nei giorni scorsi negato di essere interessata alla pay tv di Cologno Monzese. Sarà, ma i due stanno facendo blocco contro gli spagnoli, cosa che è stata all’origine del naufragio del contratto rescisso tra Lega di Serie A e Mediapro.

In altre parole, Lega e 5 Stelle potrebbero farsi interpreti di istanze diverse, anche se è evidente che non spetterà al governo decidere a chi i club di Serie A dovranno cedere i diritti. Ciononostante, la pressione dell’esecutivo potrebbe farsi sentire su Gaetano Micchiché, presidente di Lega; resta da capire in quale direzione. La materia sembra destinata a creare tensione tra i due partiti, specie se cercassero di mettere mano alla riforma Melandri di oltre un decennio or sono, che nei fatti ha consentito a Sky e Mediaset di godere di una posizione dominante in sede di trattative con la Lega, garantendo a ciascuno nella propria piattaforma.

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Argomenti: Economia nel pallone