Diritti TV Serie A, il calcio italiano vale poco e si attacca a 90° Minuto

Il calcio italiano non sfavilla sui diritti TV, con ricavi inferiori a quelli della Ligue 1 della Francia. E i pacchetti assegnati ieri rischiano di creare problemi ai tifosi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il calcio italiano non sfavilla sui diritti TV, con ricavi inferiori a quelli della Ligue 1 della Francia. E i pacchetti assegnati ieri rischiano di creare problemi ai tifosi.

I diritti TV della Serie A per le prossime tre stagioni sono stati finalmente venduti dalla Lega a un valore complessivo di 973 milioni, a cui si aggiungono 100 milioni di euro di bonus relativi alla performance degli ascolti. Ad aggiudicarsi i tre pacchetti sono stati ieri Sky e Perform. L’operatore britannico ha comprato i due pacchetti più importanti per 780 milioni: trasmetterà, quindi, due partite di sabato alle ore 15.00 e alle 18.00, tre domenica alle ore 15.00 e alle 18.00, il match clou di domenica sera e il posticipo di lunedì. Perform, che ha offerto i restanti 193 milioni, avrà diritto a trasmettere la partita di mezzogiorno della domenica, una di domenica alle ore 15.00 e l’anticipo del sabato sera.

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Si apprende che Mediaset, rimasta fuori dai giochi, ha offerto 600 milioni per tre stagioni, ovvero appena 200 milioni per stagione, ma già sarebbero in corso trattative con Sky per i diritti di ritrasmissione. Già, perché è la stessa Lega di Gaetano Miccichè ad augurarsi che gli operatori si mettano adesso d’accordo tra loro per evitare che un tifoso debba farsi due abbonamenti per seguire una o più squadre preferite. In effetti, la suddivisione dei pacchetti è stata diversa da quella sin qui seguita; non più per piattaforma, bensì per prodotto. In altre parole, ciascun pacchetto prevedeva l’assegnazione dei diritti delle partite di 3 o 4 fasce orarie, con la conseguenza che gli acquirenti non hanno nemmeno un’idea esatta di cosa abbiano comprato. Per intenderci, se mi sono aggiudicato il diritto di trasmettere le gare di domenica alle ore 12.00, non so precisamente quante volte in quell’orario giocherà una squadra di livello come la Juventus o il Napoli, sebbene la Lega abbia rassicurato su una maggiore rotazione delle squadre per ciascuna fascia oraria.

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Sarà, ma tutto appare enigmatico, non proprio un toccasana per l’appeal della Serie A, che resta lontana dai ricavi di Premier League e Liga spagnola, superata persino dalla Ligue 1 francese, che ha da poco siglato un contratto con Mediapro per 1,5 miliardi di euro a stagione. Insomma, retrocediamo a quarto-quinto campionato di calcio europeo, almeno sul fronte dei diritti televisivi, sostanzialmente alla pari con la non irresistibile Bundesliga. Vero è che rispetto al triennio in corso, i diritti domestici sono stati piazzati al 20% in più di prezzo e che, sommati i 100 milioni di bonus, i diritti esteri e quelli per Coppa Italia e Supercoppa italiana, i club di Serie A arrivano alla soglia tanto auspicata di quasi 1,5 miliardi, ma il lungo tormentone di questi mesi segnala che il nostro calcio resta privo di appetibilità e forse anche di una gestione adeguata. Si consideri, comunque, che l’obiettivo minimo delle precedenti aste era per la Lega arrivare a incassare non meno di 1,05 miliardi, il valore del contratto siglato a febbraio da Mediapro e per cui era stata versata una caparra di 64 milioni.

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Negli ultimi giorni si era aperto un giallo, ovvero la possibilità di mandare in soffitto “90° Minuto”, la storica trasmissione sportiva della Rai, che al termine delle partite trasmette i goal e gli episodi più rilevanti. Levata di scudi dei giornalisti di calcio della TV pubblica, che alla fine l’hanno spuntata a metà contro l’intenzione iniziale della Lega di consentire che gli highlights fossero mandati in onda in chiaro solo dopo l’ultima partita di domenica sera. Invece, resta salva la possibilità di farlo sulla Rai domenica pomeriggio per le partite giocate di sabato. Ora, la polemica segnala l’assurdità del dibattito attorno al calcio tricolore: da un lato, tutti lamentano risorse inferiori al potenziale, dall’altro si pretende che i club non facciano il loro mestiere e che rinuncino a massimizzare i ricavi, in rispetto di trasmissioni da Amarcord, che poco contribuiscono a rendere il nostro calcio appetibile agli occhi degli stessi tifosi italiani.

Possibile adesso che Premium e Sky si accordino per consentire alle reti della prima di trasmettere alcune gare, visto che gli abbonati al digitale terrestre e al satellite restano complessivamente sui 7 milioni in Italia e che solo una vivace sinergia tra le due piattaforme consentirebbe un’adeguata penetrazione commerciale del calcio tra il pubblico. C’è da essere poco entusiasti da una vendita farsesca dei diritti, al termine di due aste fallite, un bando secondario assegnato e andato disatteso sulle diatribe giudiziarie tra l’aggiudicatario spagnolo (Mediapro) e Sky. E chissà se la querelle in tribunale non proseguirà a colpi di sentenze che rimettano tutto nuovamente in discussione, quando mancano poco più di due mesi al fischio di inizio del prossimo campionato. E oggi inizia il Mondiale di Russia, la massima competizione calcistica del pianeta, che ci vede assenti per la prima volta dopo 60 anni. Difficile vedere rosa in questa fase.

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Argomenti: Economia nel pallone