Diritti Serie A, scontro tra Sky e Gruppo RCS sul presidente della Liga spagnola

Sky contro il patron del Corriere, Urbano Cairo, sui diritti TV per la Serie A. La pay tv della famiglia Murdoch ipotizza una sorta di "complotto" per indebolirla.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sky contro il patron del Corriere, Urbano Cairo, sui diritti TV per la Serie A. La pay tv della famiglia Murdoch ipotizza una sorta di

Javier Tebas è il presidente della Liga spagnola, la massima competizione di calcio spagnolo. Qualche giorno fa, dalle colonne della Gazzetta dello Sport, il manager ha criticato la “posizione dominante” di Sky sul mercato dei diritti TV per la Serie A. Durissima la risposta della pay TV britannica del gruppo Murdoch, che con un comunicato pubblicato sul suo sito (https://sport.sky.it/calcio/serie-a/2018/04/29/sky-mediapro-diritti-tv-javier-tebas.html) ha rivendicato i 7 miliardi di euro investiti per il calcio italiano negli ultimi 15 anni, sostenendo anche, tra le righe (mica tanto, poi!) che l’uomo avrebbe parlato per conto di Urbano Cairo, l’attuale patron del Gruppo RCS, che edita tra l’altro il Corriere della Sera e lo stesso quotidiano sportivo. L’imprenditore, a capo del Torino, aveva proposto per la nomina di ad della Lega di Serie A proprio Tebas, insieme a club come Napoli, Inter, Milan e Sampdoria.

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E da qui, Sky ha fatto due più due e ha ricollegato le parole dello spagnolo a una presunta strategia editoriale di RCS per indebolire la posizione negoziale della TV satellitare, in lotta contro Mediapro anche in tribunale sulle modalità di assegnazione dei diritti in Italia per le prossime tre stagioni. Secondo l’operatore britannico, le dichiarazioni di Tebas ricalcherebbero esattamente quelle dell’intermediario spagnolo, non a caso, spiega, sostenuto dal primo sulla diatriba che sta animando la Serie A in questi mesi. Sky chiede a Tebas di spiegare come mai, pur fresco di rinnovo del contratto a cifre quadruplicate, il valore dei diritti domestici in Spagna sia equivalente a quello italiano, nonostante in Liga giochino fenomeni come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.

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Cerchiamo, dunque, di fare il punto. Mediapro è un intermediario con sede in Catalogna e di recente acquisito da un fondo cinese, che a febbraio ha vinto il bando secondario per l’assegnazione dei diritti TV della Serie A per 1,05 miliardi. Come da clausola, dovrà rivendere tali diritti agli operatori e per questo li ha suddivisi in diversi pacchetti per prodotto e non più per piattaforma. Sky lamenta che Mediapro non sia un vero intermediario, bensì un operatore editoriale vero e proprio e che le modalità di cessione dei diritti non sarebbero regolari, a causa della posizione di monopolio acquisita e non essendo stati previsti nemmeno prezzi minimi d’asta. In più, stringendo un’alleanza con Mediaset Premium, il gruppo della famiglia Murdoch ha ristretto sostanzialmente la concorrenza e pare difficile, allo stato attuale, centrare l’obiettivo degli 1,05 miliardi di euro di incassi dalla vendita, con la conseguenza che la Serie A rischia di iniziare ad agosto senza alcuna copertura televisiva, dato che gli spagnoli difficilmente potranno accettare di operare in perdita.

La liaison presunta tra Cairo e Mediapro-Tebas andrebbe indagata, perché non basta una semplice dichiarazione di parte per renderla accertata. Quanto alle annotazioni di Sky, per cui i diritti domestici della Liga varrebbero quanto quelli della Serie A, bisognerebbe comparare i dati tra due realtà nazionali differenti sul piano demografico e di abbonati alle pay tv. In Spagna, la popolazione è di 46,6 milioni di abitanti, mentre in Italia si arriva a 60,5 milioni. La Liga ha venduto i diritti domestici per la prima volta con formula accentrata nella passata stagione per 1,25 miliardi di euro all’anno, circa 300 milioni in più della Lega di Serie A, che nemmeno con il nuovo contratto triennale riuscirebbe a raggiungere i livelli spagnoli, nonostante da noi gli abbonati alle pay tv per il calcio siano 4,5 milioni contro i 3 milioni della Spagna.

In altre parole, un abbonato italiano a un pacchetto calcio renderebbe alla Serie A la metà di uno spagnolo alla Liga. Il “plus” di valore apportato da fenomeni come Messi e Ronaldo, quindi, parrebbe essere trasferito ai club spagnoli. Altra questione riguarda, invece, se possa parlarsi di posizione dominante di Sky, quando la sola Moviestar detiene il 75% degli abbonati al calcio in Spagna. Il problema del calcio italiano non è Sky che sgancerebbe poco, quanto lo scarso appeal di uno sport, che da anni regala poche emozioni ai tifosi, come segnala anche l’arretramento del numero di abbonati ai pacchetti negli ultimi anni. Del resto, la sola clausola rescissoria pagata dal Paris-Saint-Germain nell’estate scorsa al Barcellona per prendersi Neymar vale quanto il fatturato di un club di alto livello della Serie A e circa il 20% in più di quanto costi al Milan l’intero monte-ingaggi lordo annuale. Insomma, cerchiamo i problemi laddove esistono. E Sky non è uno di questi, anzi.

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Argomenti: Economia nel pallone

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