Diritti Serie A, (forse) si cambia: entrano i fondi privati con liquidità fresca per i club

Calcio italiano alla prova ripartenza dopo il Covid. La Lega si riunisce oggi per decidere se accettare l'offerta di due fondi stranieri per rilanciare la vendita dei diritti TV.

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Calcio italiano alla prova ripartenza dopo il Covid. La Lega si riunisce oggi per decidere se accettare l'offerta di due fondi stranieri per rilanciare la vendita dei diritti TV.

Oggi potrebbe essere una giornata a suo modo storica per la Serie A. La Lega si riunisce per discutere l’ultima offerta avanzata congiuntamente dai fondi CVC Capital Partners e Advent International, prima avversari, per 1,3 miliardi di euro e finalizzata alla co-gestione dei diritti televisivi. Serve l’approvazione di 14 dei 20 club della Serie A. Ad oggi, Napoli e Lazio si mostrano perplessi, preferendo che la gestione fosse affidata a un canale di Lega, gestito in assoluta autonomia. L’offerta è migliorativa di quella avanzata a inizio anno di 1,1 miliardi e nei fatti valorizza il campionato di calcio italiano 13 miliardi di euro.

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In effetti, i fondi otterrebbero il 10% del capitale della newco che dovrebbe gestire i diritti TV della Serie A. La quota sarebbe così suddivisa: 50% a CVC, 40% ad Advent e 10% a Fsi. Quanto al board per sovrintendere alle decisioni quotidiane, il 50% delle posizioni andrebbe ai fondi, il 50% ai rappresentanti dei club e il presidente sarebbe una personalità indipendente.

L’obiettivo delle società italiane di calcio consiste nell’impedire che la prossima asta per l’assegnazione dei diritti per il triennio 2021/2014 risulti un altro flop, dopo che per il triennio 2018/2021 la Lega è riuscita ad ottenere appena 4,2 miliardi di euro in tutto. La somma si contrappone ai 9 miliardi della Premier League e ai 6 della Liga spagnola. E di recente, anche la Bundestag ci ha superati. Male anche la vendita dei diritti all’estero: 1,1 miliardi per 3 stagioni, contro i 4,5 miliardi della Premier League e ai 3 della Liga.

La caduta della Serie A

Il nostro campionato di calcio ha perso parecchio appeal negli ultimi due decenni.

E’ successo che le squadre sono diventate sempre meno competitive, come dimostra il fatto che nessuna italiana abbia vinto una coppa europea negli ultimi 10 anni. I top player, che prima giocavano praticamente tutti o quasi in Serie A, da tempo calpestano i campi stranieri, tra Spagna e Inghilterra e, ultimamente, anche in Francia e Germania. A provocare questa caduta in disgrazia è stata certamente la cattiva gestione delle società e, più in generale, i meccanismi di vendita e distribuzione dei diritti.

C’è ancora molta arretratezza sul merchandising, snobbato fino a qualche anno fa dai nostri club, così come non si riesce a commercializzare bene sul mercato domestico e all’estero il prodotto calcio. L’ingresso dei fondi servirebbe a portare una ventata di modernizzazione e know-how in un comparto strategico per il fatturato, incidendovi per circa il 37%. E inietterebbe capitali freschi, che oggi come oggi servono come il pane dopo quasi sei mesi di chiusura degli stadi e chissà per quanto altro tempo ancora.

La scommessa sarebbe di evitare il ripetersi delle vicissitudini relative all’ultima asta, più volte fallita e vinta alla fine dalla spagnola Mediapro, con la quale la Lega ha ingaggiato una battaglia legale sul mancato rispetto dei termini concordati. Pericoloso il fatto che tutti i campionati avanzino e quello italiano arretri sui diritti TV. E questo prima che arrivasse il Covid a rovinare un po’ tutto. Stasera, vedremo se la Lega avrà compiuto l’agognato passo avanti o resterà paralizzata dalle solite divisioni e dall’incapacità cronica di guardare al futuro.

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