Diritti coppie gay: assistenza sanitaria solo per i parlamentari

I familiari dei parlamentari gay non devono essere discriminati: primo passo verso la parità o ennesimo privilegio di casta?

di , pubblicato il
I familiari dei parlamentari gay non devono essere discriminati: primo passo verso la parità o ennesimo privilegio di casta?

Sta suscitando molte polemiche la votazione di Pd e  Pdl a favore dei diritti delle coppie gay qualora uno dei partner sia parlamentare. Il caso riguarda nello specifico l’assistenza sanitari del compagno del deputato Ivan Scalfarotto (Pd): per la prima volta il Pdl si è unito al voto favorevole di Pd e Sel. Per il diretto interessato si tratta di un primo passo verso una nuova legge a carattere nazionale.   Un finto rinnovamento che non convince il Movimento 5 Stelle: i grillini  si si sono astenuti definendo il provvedimento ad personam un ennesimo “privilegio di casta”. Ma Scalfarotto ha anticipato che domani, giovedì 16 maggio, presenterà in prima persona una proposta di legge di ampliamento dell’attuale Mancino e che 220 parlamentari si sono già dichiarati favorevoli. Anche Nichi Vendola, commentando con soddisfazione la votazione, ha sottolineato che non deve trattarsi di un privilegio o di un diritto di pochi. Stupisce soprattutto il voto del Pdl, caso senza precedenti all’interno del partito. C’è chi vi legge un successo del governo di larghe intese. Questi i retroscena: nel regolamento dell’assicurazione delle Camere, pagata dal parlamentare, è prevista l’estensione non solo a mogli e a figli, ma anche a conviventi e a mogli di primo letto. Nessuna specificazione rispetto al genere del convivente. Il funzionario della Camera che ha gestito la pratica ha chiesto a tal proposito a Scalfarotto di scrivere all’ufficio di presidenza per ottenere il via libera a procedere. Il verdetto è arrivato in maniera sorprendentemente celere (soprattutto se si pensa che nella passata legislatura l’ ex deputata Pd Paola Concia ha fatto la stessa richiesta vedendola cadere senza che l’ufficio si prendesse neppure la briga di discuterla).

Apertura del Pdl ai diritti gay: varrà anche per i non parlamentari?

Questa volta invece l’ufficio di presidenza, presieduto da Laura Boldrini, ha risposto in tempi celeri e ha detto sì. Favorevoli Pd, Sel e il Pdl, quest’ultimo rappresentato dal solo questore Gregorio Fontana, in assenza del ministro Lupi. Certo il voto di quest’ultimo sarebbe stato interessante visto che proprio lui, il 4 gennaio del 2009, in merito alla polemica sulla legge per le coppie di fatto disse: “Una legge che regolamenti le coppie di fatto non è nel programma di governo. Inutile quindi discutere di cose che non esistono, le forme che regolano l’unione tra due persone sono stabilite dalla Costituzione e non penso che ci sia bisogno di aggiungere altro”. E fu sempre lui a chiudere definitivamente le polemiche nate per la proposta di legislazione sulle coppie di fatto degli allora ministri del Pdl, Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta riducendola ad “una iniziativa minoritaria che non rientra tra le priorità del Paese e che rischia di aprire una discussione inutile della quale non c’è alcun bisogno”.

Argomenti: