Direzione PD, Orfini: “governo con M5S sarebbe la fine”. Renzi avallerà un’alleanza con il centro-destra?

La direzione del PD oggi dovrebbe bocciare qualsiasi alleanza con un governo del Movimento 5 Stelle. Matteo Renzi mediterebbe l'uscita dal partito e la formazione di un gruppo "macroniano". Possibile sostegno a un governo di centro-destra?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La direzione del PD oggi dovrebbe bocciare qualsiasi alleanza con un governo del Movimento 5 Stelle. Matteo Renzi mediterebbe l'uscita dal partito e la formazione di un gruppo

Con oggi si sancisce la parola fine alla stagione renziana del PD. La direzione del partito è chiamata a nominare un reggente, che sarà quasi certamente l’attuale vicesegretario Maurizio Martina, dopo le dimissioni di Matteo Renzi, a seguito del disastroso risultato elettorale del PD al voto di domenica 4 marzo. Ieri, il presidente Matteo Orfini ha chiuso la porta a un governo con il Movimento 5 Stelle, sostenendo che “sarebbe la fine del PD”. Stando ai numeri, pochi seguirebbero la proposta del governatore pugliese Michele Emiliano di allearsi proprio con l’M5S. Resta da vedere, però, se le truppe di ciascuna corrente reggeranno. In teoria, il segretario uscente disporrebbe in direzione di 162 rappresentanti su 214, di cui 120 sarebbero “fedelissimi”. Per il resto, appena 28 in quota Andrea Orlando, ovvero facenti parte dell’ala sinistra del partito, e 16 per Emiliano. L’idea di celebrare le primarie a breve perde forza, mentre si parla di un rinvio all’anno prossimo. I renziani, addirittura, vorrebbero tenerle nel 2021, ossia a scadenza naturale.

Governo PD-M5S senza Renzi: i numeri non ci sono, Salvini premier ha speranze?

Tra i democratici si vuole evitare oggi, anzitutto, una conta con esiti imponderabili per l’unità del partito. Il timore di tanti, come il sindaco di Milano, Beppe Sala, è che Renzi possa sbaraccare e crearsi una formazione propria, di stampo “macroniano”. A quel punto, si ragiona, in Parlamento potrebbero trovarsi i numeri per sostenere un governo di centro-destra, ma guidato non da Matteo Salvini, bensì da un esponente più moderato. Affinché il progetto prenda piede, sarebbero necessarie adesioni per una cinquantina di deputati e almeno una ventina di senatori. In teoria, questi numeri Renzi li avrebbe, anche se bisogna verificare quanti gli resterebbero fedeli dopo la disfatta elettorale.

Il rischio di estinzione del PD

Nel frattempo, il PD starebbe rinunciando a concorrere per la presidenza di entrambe le Camere, con probabile irritazione privata del ministro Dario Franceschini, che secondo le indiscrezioni avrebbe avviato trattative con i grillini per ottenere quella della Camera già il giorno dopo le elezioni, ipotesi smentita dal diretto interessato. Lo scenario che si andrebbe delineando vedrebbe l’M5S prendersi la presidenza della Camera e la Lega quella del Senato. Quanto ai nomi, non si escludono quelli di Luigi Di Maio e Salvini, un modo per “istituzionalizzarli” e renderli accettabili in futuro anche come premier. Se così fosse, sarebbe una resa dichiarata, tuttavia, della “vecchia” politica al nuovo corso, a quella che è stata definita la Terza Repubblica.

Si vedrà, ma per adesso il mantra del PD resta lo stesso: governi chi ha vinto. E’ evidente, però, che tale affermazione nasconda la mancata unità del Nazareno attorno a una delle due ipotesi in campo. Nessuno vorrebbe prendersi la responsabilità di disintegrare il partito, sostenendo un governo grillino, così come nessuno vorrebbe appoggiare un esecutivo a guida Salvini.

Questo, fino a quando si ragionerà in termini di PD. Ora che Renzi, però, non sembra avere più alcun motivo per tutelare il “buon” nome dei democratici, potrebbe tentare altre carte, ovvero l’appoggio esterno o finanche pieno a un esecutivo di centro-destra. Per lui, sarebbe un modo per impedire che a Palazzo Chigi vi arrivi l’odiato M5S e di restare, tutto sommato, al centro della scena politica, indispensabile per la nuova maggioranza. Per chi rimanesse nel PD, sarebbe nell’immediato un incubo: perdita di metà o anche più dei già pochi parlamentari, rischio di irrilevanza politica, risucchiati dall’M5S e destinati all’invisibilità, ghettizzazione a sinistra. Si passerebbe dalla “vocazione maggioritaria” di cui parlava Walter Veltroni alla creazione di una grande LeU, con percentuali che verosimilmente non potrebbero ambire nemmeno alla doppia cifra. Un regalo ai grillini, che spostandosi un po’ di più a sinistra diverrebbero un nuovo aggregatore progressista a cui si contrapporrebbe il centro-destra a trazione leghista.

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Argomenti: Politica, Politica italiana