Dimissioni Pdl, pressing di Napolitano: “Inquietante minaccia”

Il Pdl minaccia il ritiro in massa dei parlamentari e apre il gelo. Al presidente della Repubblica non piace l'atteggiamento: "Verificheremo meglio"

di Leandro Lombardi, pubblicato il
Il Pdl minaccia il ritiro in massa dei parlamentari e apre il gelo. Al presidente della Repubblica non piace l'atteggiamento:
Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi ai ferri corti? Dalle ultime indiscrezioni, che parlano di un rapporto politico appeso ad un filo, sembrerebbe proprio di sì. Al capo dello Stato non sarà sicuramente piaciuta l’iniziativa proposta dal Pdl, quelle dimissioni in massa in caso di decadenza di Berlusconi, che tengono in ansia anche Enrico Letta e il suo governo, mai come in questo caso in difficoltà. Del resto, è un esecutivo basato sui numeri, e senza quelli corposi del Pdl (con il suo leader che a cinquantacinque giorni dalla condanna non si è affatto arreso) difficilmente si riuscirebbe a trovare una soluzione intermedia e gradita alle restanti forze politiche. Di sicuro c’è che Napolitano, oltre ad una nota scarna rilasciata ieri sera, non ha ancora parlato e non si è ancora espresso sull’argomento. “Il presidente della Repubblica si riserva di verificare con maggiore esattezza quali siano state le conclusioni dell’assemblea parlamentare del Pdl” – si legge nella fulminea dichiarazione. Oltre alle parole utilizzate da Berlusconi contro le toghe, definite ‘eversive’ dallo stesso Napolitano che aveva invitato ad abbassare i toni nel conflitto politica-magistratura, al capo dello Stato non è andata giù la minaccia di Aventino arrivata in un momento delicato e con un premier, Enrico Letta, impegnato in un lungo meeting a New York. Un paese esposto al vento delle polemiche, quindi, che non piace al Quirinale. Ma c’è anche la strada del bluff, che continua a serpeggiare negli uffici alti: un Berlusconi che si preparerebbe all’uscita di scena da parlamentare tanto da preparare un colpo di coda, prima che il duo Letta-Napolitano possa riorganizzare le larghe intese ed evitare il voto anticipato. Anche qui, ipotesi.

Berlusconi verso l’addio al Senato

Dal prossimo quindici ottobre Silvio Berlusconi dovrà scontare la pena, e i tempi di decadenza – considerata la legge Severino – non possono essere protratti a lungo. Sembra difficile, per non dire impossibile, un intervento di Napolitano con la grazia o una commutazione di pena servita sul piatto d’argento; ancora più complessa è la mediazione tutta politica facendo leva sul Pd, che passi per un voto anti-decadenza in Senato. Quest’ultima, allo stato attuale delle cose, resta la soluzione più ingarbugliata, dati i tempi ristretti e la rinnovata compattezza del Partito Democratico sul tema. Da Franceschini ad Epifani passando per Renzi e Bersani, tutti hanno mostrato le idee chiare: “La legge va rispettata ed applicata”.

L’irritazione di Letta: governo ancora in bilico

Quali possono essere a questo punto le strategie del Pdl? Il governo Letta, rallentato da nuove polemiche interne, pare nuovamente in fibrillazione, con il presidente del Consiglio che ha da subito aperto una serie di contatti da New York. Prima Francheschini, poi Alfano, in rapida successione, ai quali ha contestato la posizione considerata “assurda” del Pdl proprio nel giorno in cui l’Italia parlava alle Nazioni Unite. Si parla di un Letta molto amareggiato che avrebbe, però, ricevuto rassicurazioni dallo stesso Alfano sui toni pacati mantenuti nell’assemblea di partito. Il resto dovrebbe farlo proprio Napolitano dopo aver verificato l’effettivo contenuto di una riunione a porte chiuse che scuote l’esecutivo. Il capo dello Stato potrebbe, a questo punto, decidere per una convocazione immediata al Quirinale dei capigruppo Schifani e Brunetta.

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Argomenti: Politica

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