Deutsche Bank: bene il quantitative easing, ma attenzione alle bolle da bassi tassi

Deutsche Bank promuove il "quantitative easing" della BCE, ma avverte sui limiti di questi stimoli monetari e sugli effetti negativi sull'economia dei bassi tassi.

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Gli analisti di Deutsche Bank, il più grande istituto tedesco, promuovono con riserva la politica monetaria della BCE del governatore Mario Draghi. Analizzando gli effetti del “quantitative easing”, spiegano che sarebbe indubbio che esso abbia stimolato la crescita dell’Eurozona, perché questi stimoli monetari hanno agito sul tasso di cambio e sull’inflazione. Rivelano come nel maggio del 2014, il cambio euro-dollaro fosse pari a 1,40, mentre nel corso del 2015 sia sceso fino a un minimo di 1,05; un’ottima notizia per le imprese legate alle esportazioni. Non è un caso, prosegue nel suo report la banca, che negli ultimi mesi si sia registrato un balzo del mercato azionario europeo, in conseguenza di un miglioramento evidente dei ricavi delle società. Tuttavia, le famiglie non hanno beneficiato granché di questa crescita, perché a differenza di quelle americane, possiedono molti meno titoli azionari.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, la BCE sta comprando anche covered bond a rendimenti negativi  

Bassi tassi un rischio per economia Eurozona

Ma il QE non si tradurrebbe solo in una novità positiva per l’economia.

Gli analisti tedeschi mettono in guardia dagli effetti negativi di una politica basata sui bassi tassi, specie per i paesi con un elevato risparmio interno e in cui esso viene solitamente convogliato sui conti deposito. I risparmiatori non avrebbero speranza, nel caso si una prolungamento di questa fase eccessiva di bassi tassi, di ottenere anche in futuro rendimenti decenti. Inoltre, Deutsche Bank avverte sul rischio che si creino bolle immobiliari, com’è accaduto in Spagna prima dello scoppio della crisi finanziaria, a causa del fatto che diverse economie dell’Eurozona avrebbero bisogno oggi di interessi più elevati. In Germania, secondo l’istituto, dati i fondamentali, sarebbe necessario un tasso di interesse del 3%.   APPROFONDISCI – La bolla degli assets preoccupa Zulauf: mercati mai distorti come ora, rischio Grexit   Al contempo, però, gli analisti evidenziano un’altra anomalia, questa volta positiva, per gli investitori. In genere, in uno stato sicuro, quando le azioni salgono, i prezzi dei bond scendono e viceversa.
Negli ultimi mesi, invece, il calo dei rendimenti delle obbligazioni (crescita dei prezzi dei bond) è stato accompagnato da una crescita contestuale dei corsi azionari, per cui un portafoglio di investimenti, composto sia da azioni che bond, ha beneficiato in ogni caso del miglioramento di entrambe le tipologie dei titoli.

Rischi bolle non solo in Eurozona

Quanto starebbe avvenendo nell’Eurozona, va detto, accade anche altrove. La Scandinavia, ad esempio, è oggi l’area del pianeta forse maggiormente esposta al rischio di esplosione della gigantesca bolla immobiliare degli ultimi 20 anni. In particolare, preoccupa la situazione in Svezia, dove la Riksbank ha dovuto di recente tagliare i tassi, portandoli sotto lo zero per la prima volta in 3 secoli e mezzo di storia, nonostante i prezzi delle case continuano a correre, risultando triplicati dal 1995 al 2010. Non meno grave è il fenomeno in Danimarca, dove l’indebitamento delle famiglie è ai livelli più alti al mondo, in relazione al reddito disponibile, e l’economia rischia di essere travolta da una particolare tipologia di mutui, importata nel 2003 dal mondo anglosassone, che rinvia il pagamento degli interessi fino a 10 anni. Sono i mutui “only interest”, che negli ultimi mesi stanno facendo registrare un’impennata delle rate pagate dalle famiglie, essendo arrivato il momento di rimborsare anche gli interessi.   APPROFONDISCI – La Svezia ha paura della bolla immobiliare: prezzi delle case esplosi a maggio

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