Detrazioni fiscali addio e aliquote Irpef più basse? Ecco lo scambio possibile

Il taglio delle tasse in Italia può passare dalla riduzione delle detrazioni fiscali? Ecco perché sarebbe un'operazione conveniente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il taglio delle tasse in Italia può passare dalla riduzione delle detrazioni fiscali? Ecco perché sarebbe un'operazione conveniente.

Ogni volta che l’America procede a un cambiamento radicale di impostazione sull’economia, molti governi di ogni angolo del mondo tendono a seguirne le orme, come accaduto negli anni Ottanta, quando la Reaganomics guardata all’inizio con sospetto, se non con vero disprezzo dagli altri paesi, entrò a farne parte dell’agenda economica, traducendosi in uno sfoltimento delle aliquote fiscali e nella riduzione degli scaglioni di reddito. E ieri, il governo USA ha presentato una bozza di riforma alla stampa, che punta a tagliare le tasse in una misura mai vista prima nella storia americana. Sulla sostenibilità di tali riduzioni delle aliquote si inizia già a dibattere, ma in questa sede ci concentreremo su uno dei punti su cui l’amministrazione Trump vorrebbe cercare e trovare l’accordo con la maggioranza repubblicana al Congresso: il taglio delle detrazioni fiscali.

Le detrazioni e deduzioni fiscali sono una sottrazione di gettito al Fisco, riconosciuto dalle stesse normative e legate nel primo caso all’abbattimento delle imposte da versare, nel secondo del reddito imponibile. Negli USA abbondano come in Italia, consentendo ai contribuenti di scaricare dal reddito svariate spese, da quelle per le donazioni, agli interessi sui mutui, fino ad arrivare a permettere ai manager di un’azienda di scaricare anche il costo del jet privato. (Leggi anche: Il taglio delle tasse di Trump per famiglie e imprese si fa concreto)

Detrazioni alte, aliquote pure

E così, di fronte a una tassazione formalmente molto onerosa (gli utili delle società americane sono gravati da un’aliquota del 35%), si scopre che le compagnie petrolifere hanno pagato nel 2016 mediamente l’8-9% dei profitti dichiarati. E’ da molti anni che la politica americana si confronta sul tema, perché appare evidente a tutti quanto irrazionale sia un sistema impositivo, che da un lato fissa aliquote elevate e dall’altro deprime il gettito con la concessione di innumerevoli benefici fiscali.

Se l’ambiziosissimo piano di tagli alle imposte di Donald Trump dovesse essere approvato, si stima che in 10 anni, il costo a carico dello stato, in termini di minore gettito e di conseguente aumento del debito, interessi inclusi, sarebbe di 6.200 miliardi. Ragione, per la quale l’ala più conservatrice della destra vorrebbe prima capire quali siano le coperture, in quanto il taglio delle tasse, avvertono, deve essere neutrale per i conti pubblici. (Leggi anche: Come riforma fiscale Trump punta a combattere debito privato)

Il piano di Trump: meno detrazioni e aliquote più basse

L’ipotesi ventilata da Trump sin dalla campagna elettorale sarebbe di abbattere la corporate tax dal 35% al 15%, estendendola anche alle piccole società, tassate oggi come persone fisiche e fino a un’aliquota massima del 39,6%, riducendo gli scaglioni di reddito per le famiglie da 7 a 3 (10%, 25% e 35%), ma allo stesso tempo di sfoltire anche la giungla delle detrazioni e deduzioni fiscali, che oggi sottrarrebbero allo stato entrate per 4.500 miliardi di dollari.

In altre parole, se Trump riuscisse ad azzerare le detrazioni, il taglio delle tasse sarebbe in sé coperto all’80%. In realtà, lo stesso presidente ha fatto uscire un piano ieri, dal quale emerge il raddoppio delle detrazioni fisse per ciascun contribuente, sia individuale che in coppia con il coniuge, così come il mantenimento di quelle legate agli interessi sui mutui e alle donazioni. Ciò ridurrà di molto il recupero di base imponibile, ma ciò che rileva è la direzione assunta dalla Casa Bianca: meno detrazioni e aliquote più basse. (Leggi anche: Tasse mascherate per partite IVA, ecco come)

Il caso dell’Italia

In Italia, un esperimento del genere avrebbe un forte impatto sui contribuenti. Secondo una stima della Corte dei Conti dello scorso anno, la boscaglia di detrazioni e deduzioni sottrarrebbe allo stato entrate per 313 miliardi su un reddito imponibile totale di 800 miliardi. Come dire, che le prime valgono il 40% di tutto quello che si dovrebbe, in teoria, tassare.

Eppure, l’Italia ha tra le aliquote Irpef più alte in Europa, con il 43% applicato sui redditi superiori ai 75.000 euro all’anno. La stessa IRES al 27,5% non è così bassa, considerando che la tendenza generale negli altri paesi è a una riduzione del suo peso, con il Regno Unito che punta ad abbassarla al 15-17%. (Leggi anche: Tasse sul lavoro troppo alte)

Perché così tante detrazioni?

Ha senso tenere aliquote alte e numerose detrazioni? No. Se ipotizzassimo che il contribuente dovesse pagare esattamente sull’intero ammontare del reddito dichiarare, in Italia sarebbe sufficiente un’aliquota del 20% per mantenere il gettito invariato, ovvero più bassa dell’aliquota minore ad oggi applicata, che è del 23% per i redditi da 8.000 a 15.000 euro.

E allora, perché non si tagliano le detrazioni e si abbattono le aliquote? Perché a parità di gettito per lo stato, esistono diversi inconvenienti di natura “politica”. Il primo riguarda la distribuzione del carico fiscale. Le detrazioni sono utilizzate dal legislatore per “premiare” questa o quella categoria di contribuenti. Ad esempio, oggi un lavoratore dipendente non paga le imposte per redditi fino a 8.000 euro all’anno, mentre per un lavoratore autonomo, tale soglia di esenzione arriva ad appena 4.800 euro.

Perché meno detrazioni e aliquote Irpef più basse?

In più, le detrazioni vengono impiegate in molti casi per sostenere un settore economico (ad es., ristrutturazioni casa) o per agevolare acquisti socialmente “utili” (iscrizioni in palestra, etc.) o ancora per alleviare il peso di alcune spese sostenute dalle famiglie (quelle per un funerale, etc.). Chiaramente, nel fare ciò i governi adottano scelte arbitrarie, in quanto tali del tutto opinabili. Perché mai non dovrei scaricare dalle tasse l’acquisto di un maglione e posso, invece, farlo per la ristrutturazione di un immobile? Che forse i lavoratori tessili non meriterebbero la stessa attenzione del comparto edile? (Leggi anche: Detrazioni palestra, yoga, pilates?)

Detto ciò, qualcuno potrebbe chiedersi se abbia senso, al contrario, tagliare le detrazioni per abbassare le aliquote Irpef, dato che per lo stato non cambierebbe granché. E’ vero: un euro di detrazioni in meno e un euro di tasse da pagare in meno sarebbero la stessa cosa per il Fisco, ma non per il singolo contribuente e né tanto meno per l’economia. La riduzione o finanche l’eliminazione delle detrazioni diminuirebbe o farebbe svanire le inefficienze legate alle agevolazioni, per cui i consumatori acquisterebbero beni e servizi solo sulla base delle loro preferenze.

Il grande accordo farebbe bene all’economia

Secondariamente, aliquote più basse stimolano produzione e lavoro. Una cosa è sapere che l’aliquota massima arrivi al 43%, un’altra è verificare che essa sia del 20% o del 30%. Le detrazioni sono legate per lo più a fatti non certi, perché non so se nell’esercizio prossimo o tra 5 anni effettuerò spese detraibili che mi abbassino il carico fiscale, né posso sapere quali detrazioni attualmente vigenti saranno consentite in futuro e in quale misura. Infine, le aliquote basse attraggono capitali dall’estero, non le detrazioni alte.

L’operazione che intende portare avanti Trump negli USA è oggetto di veti incrociati tra i due schieramenti al Congresso da decenni. I repubblicani temono che le minori detrazioni non siano accompagnate da aliquote più basse in egual misura, aumentando il peso della tassazione, mentre i democratici vedono nell’abbassamento delle aliquote una direzione nel senso di una minore equità fiscale. Il risultato è stato ad oggi la paralisi sul tema, tanto che da anni si parla di “grand bargain”, il grande accordo che tutti attendono, ma che non arriva mai. (Leggi anche: Il taglio delle tasse promesso da Trump piega oro e Treasuries)

In un’Italia alla ricerca degli spiccioli per tenere coi cocci i conti pubblici, il tema delle aliquote e delle detrazioni è spinosissimo. Chi si fiderebbe di un governo che oggi tagliasse le detrazioni, senza che allo stesso giorno presentasse un piano di riduzione del carico Irpef? Eppure, sarebbe l’unico modo che avremmo oggi per abbassare le tasse senza pesare sul bilancio pubblico e senza essere costretti nell’immediato a ridurre la spesa pubblica, per quanto quest’ultimo tema sia ineludibile per tutti. Ma detrazioni significa consensi e in un’Italia in continua crisi di governo, nessuno sembra credibilmente disposto a scommettersi.

 

 

 

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Economia Italia, Presidenza Trump