Despacito su YouTube a 4 miliardi di visite, ma per i video di successo è tutto guadagno?

Il successo straordinario di "Despacito" su YouTube crea interrogativi sull'effettiva corrispondenza tra visite e ricavi.

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Siamo a un passo dai 4 miliardi di visualizzazioni su YouTube per il brano “Despacito” di Luis Fonsi, caricato sul sito dalla Universal Music Latino a gennaio. Furono sufficienti appena 87 giorni per toccare il primo miliardo, mentre tra giugno e agosto, ovvero in appena due mesi, le visite sono esplose di altri 1,6 miliardi, arrivando a 3,5 miliardi. Nell’ultimo mese vi è stato un naturale rallentamento, anche perché il tormentone ha toccato il suo apice con la stagione estiva, come accade per ogni hit latino-americana che si rispetti.

Adesso, sta per diventare il primo brano a sfondare la nuova soglia del quarto miliardo, dopo essere stato il primo a superare anche i 3 miliardi. (Leggi anche: Video Despacito da record su YouTube, ma quanto incassa il brano di Luis Fonsi?)

Frutto certamente di un successo eclatante, ma anche di un’impennata delle visite su YouTube, che nato nel 2004 per visualizzare video di ogni tipo, è finito per diventare uno dei principali canali al mondo per l’ascolto di musica online. La società controllata da Google ha fatturato 12 miliardi di dollari nel 2016, a fronte di una media mensile di 1,5 miliardi di visite. Solamente “Despacito”, quindi, risulta avere già generato oltre due mesi di visite dello scorso anno. I numeri si spiegano con il boom di utenti nell’America Latina, che pur rappresentando ancora meno del 4% degli incassi discografici di tutto il mondo, hanno registrato nel 2016 un balzo del 57% nei ricavi derivanti dai contenuti in streaming, quelli offerti anche da Spotify, Apple Music, etc.

Quanto starebbe accadendo con YouTube era stato parzialmente previsto dagli analisti: aumenta l’utenza, ma si riducono i ricavi medi per utente (ARPU). Nel 2016, i pagamenti medi erogati alle case discografiche si sono attestati a 7 centesimi, nettamente al di sotto dei 34 centesimi di Spotify. C’è una differenza tra le due piattaforme: YouTube non paga per visite, ma per ricavi. Spotify eroga pagamenti per ogni stream. Di conseguenza, se i ricavi si abbassano, il primo riduce in proporzione anche i pagamenti, il secondo li mantiene stabili, subendo un’erosione dei margini.

Cresce il peso del pubblico latino-americano

Ora, gli utenti dell’America Latina, che sarebbero alla base del boom di visite su YouTube, dispongono di redditi relativamente bassi e, quindi, anche gli investimenti pubblicitari in questa regione del mondo sono inferiori a quelli effettuati nelle economie più ricche, come Nord America, Europa, Giappone e Australia. Da qui, la facile constatazione che il boom di visite non starebbe corrispondendo a un balzo proporzionale dei ricavi. In altre parole, i ricavi unitari tendono ad abbassarsi, ovvero il singolo utente rende sempre meno.

Se con “Gangnam Style” di Psy a fine 2012 sembravamo meravigliati di come un brano potesse toccare il miliardo di visite, negli ultimi tempi abbiamo compreso che si trattava solamente di un inizio. “Despacito” sarebbe destinato ad avere aperto la via a una lista potenzialmente lunga di successi mondiali con visite sempre più alte. Forse, tra qualche anno non ci apparirà nemmeno così eclatante il dato riscosso da Fonsi. Il punto di domanda sembra, però, un altro: YouTube genera incassi “equi” o dovrebbe essere più guardato dalle case discografiche come una vetrina per lanciare una hit? (Leggi anche: Fare soldi con video YouTube, ecco le istruzioni)

YouTube lancia successi o li amplifica?

La risposta non è così scontata. Un report della Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica (IFPI) ha pubblicato i risultati di una ricerca dell’ente, secondo i quali il 76% degli utenti di YouTube ci andrebbe per ascoltare un brano che conosce già. Se fosse vero, la piattaforma potrebbe essere poco redditizia per l’investimento su un brano nuovo, anche se va detto che tutti i grandi successi dalle centinaia di milioni di visite in su sembrano essere diventati tali proprio grazie a YouTube, non ultimo proprio “Despacito”, che ha iniziato a spopolare in ogni angolo del mondo dalla primavera scorsa, quando già il video era divenuto diffusissimo. L’industria musicale si troverebbe dinnanzi a un dilemma: puntare al successo di un brano caricando il video su YouTube o ricercarlo per altre vie dai ricavi unitari più redditizi e utilizzare il video per amplificarne la portata? Il rischio nel primo caso sta nel rendere un tormentone molto popolare, ma con un ritorno economico non commisurato; nel secondo, invece, si perderebbe l’attimo fuggente.

(Leggi anche: Pubblicità YouTube, boicottaggio multinazionali)

 

 

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