Deregulation finanziaria, così Trump libera 100 miliardi per le grandi banche USA

La deregulation finanziaria dell'amministrazione Trump beneficerà le banche americane, che potrebbero aumentare il loro peso, a discapito di quelle europee, in affanno sui requisiti sempre più stringenti riguardo ai capitali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La deregulation finanziaria dell'amministrazione Trump beneficerà le banche americane, che potrebbero aumentare il loro peso, a discapito di quelle europee, in affanno sui requisiti sempre più stringenti riguardo ai capitali.

Con due ordini esecutivi, venerdì il presidente USA, Donald Trump, ha avviato lo smantellamento del Dodd-Frank Act, la legislazione finanziaria introdotto dall’amministrazione Obama nel 2010, con la quale sono stati previsti requisiti di capitali più stringenti per le banche americane, oltre che limitazioni operative. In pochi mesi, sul tavolo dello Studio Ovale della Casa Bianca dovrà arrivare una versione rivista e alleggerita, con l’obiettivo di giungere a una drastica deregulation finanziaria.

Tra i punti che dovrebbero essere toccati da Trump e che il Congresso a maggioranza repubblicana si è impegnato a rivedere sin dalla prossima settimana, vi sono l’eliminazione: della cosiddetta “Volcker Rule”, con cui viene vietato a banche e società di investire in operazioni a rischio con denaro proprio; della possibilità assegnata al Financial Stability Oversight Council di finanche smantellare le istituzioni “too big to fail”, che comportino un rischio sistemico; della “regola fiduciaria”, che impone a regime dal 2018 ai consulenti previdenziali di agire nel solo interesse dei clienti, impedendo loro di offrire servizi ritenuti non compatibili con il profilo di rischio di questi ultimi; del Consumer Financial Protection Bureau, che sin dalla sua istituzione ha comminato sanzioni per complessivi 5 miliardi di dollari.

Grossi benefici per le banche USA dalla deregulation di Trump

Nonostante l’agguerrita opposizione annunciata dai democratici, su questo tema il presidente Trump potrà contare su una solida maggioranza repubblicana, che concorda in toto sulla necessità di smantellare la regolamentazione dell’era Obama, considerata troppo costosa per le banche e disfunzionale.

Alcuni analisti del Wall Street Journal hanno calcolato, che solamente le prime sei banche USA più grandi potrebbero beneficiare dalla deregulation trumpiana qualcosa come 100 miliardi di dollari, tra maggiori dividendi staccati agli azionisti e un aumento del buyback, ovvero del riacquisto azionario. Naturale, che dalla data delle elezioni americane ad oggi, i titoli bancari USA siano cresciuti di oltre il 26%, quando in Europa l’indice di settore si è fermato al +12,5% nello stesso arco di tempo. (Leggi anche: Azioni bancarie in crescita sulla presidenza Trump: ecco perché)

Le banche europee arretrano rispetto a quelle americane

E, in effetti, la deregulation finanziaria voluta dai repubblicani si tradurrebbe in un tonificante per il settore bancario, visto che allenterebbe la loro necessità di accantonare capitali, a copertura delle esposizioni creditizie. Al contrario, l’Europa sta vivendo la fase opposta, anche se con l’opposizione alle più stringenti regole previste dal Comitato di Basilea a fine 2016, anche Bruxelles ha segnalato insofferenza verso una regolamentazione sempre più fitta, che di fatto strangola le banche e il credito all’economia reale, raccogliendo il malumore del settore. (Leggi anche: Banche europee, UE dice no a nuove regole sui capitali di Basilea III)

Tuttavia, le banche europee potrebbero subire contraccolpi negativi dalla deregulation trumpiana, essendo ancora torchiate dai requisiti sempre più onerosi sui capitali dalla BCE, dopo che per anni l’Europa si era rifiutata di seguire l’esempio obamiano e aveva eccepito una maggiore solidità del proprio sistema creditizio.

Adesso, che la musica è cambiata negli USA, le banche americane avranno a disposizione in futuro più dollari da destinare agli azionisti da un lato e al credito dall’altro, mentre le concorrenti europee, nel migliore dei casi, potrebbero restare ferme. In effetti, le quote di mercato parlano chiaro: nel 2016, le prime 4 banche USA detenevano il 32% della quota di mercato dei prestiti mondiali, quando le prime quattro europee si limitavano al 13% del business tra le prime 10. Un decennio prima, le quote erano rispettivamente del 33% e del 25%, segnalando una tenuta sostanziale delle americane e un dimezzamento delle europee.

 

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Argomenti: Crisi delle banche, Economia Europa, Economia USA, Presidenza Trump

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