Depositi bancari a rischio col bail-in, ma può bastare un pizzico di attenzione

Il bail-in rappresenta un rischio concreto anche per i correntisti delle banche, ma con un po' di attenzione si dovrebbe evitare il peggio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il bail-in rappresenta un rischio concreto anche per i correntisti delle banche, ma con un po' di attenzione si dovrebbe evitare il peggio.

Dall’1 gennaio scorso, le banche italiane sono soggette alla direttiva UE del BRRD, nota anche come “bail-in”. Si tratta di una nuova disciplina, che non riguarderà solamente gli istituti, ma più propriamente il loro rapporto con i clienti. Infatti, a differenza che in passato, questi ultimi potrebbero essere chiamati a contribuire, nel caso si rendesse necessario il salvataggio della loro banca. E’ finita l’era del risparmio a rischio zero: d’ora in avanti, anche i conti correnti e quelli deposito sopra i 100 mila euro potrebbero venire almeno parzialmente espropriati, se la situazione lo richiedesse. Ma procediamo con ordine. Cosa dice la direttiva UE, recepita dalla nostra legislazione negli ultimi mesi del 2015?

Cosa impone il bail-in

Essa impone alle banche di passare per le perdite private a carico degli azionisti, gli obbligazionisti e, in ultima istanza, dei correntisti, prima di battere cassa allo stato nazionale e, infine, al Fondo europeo, transitoriamente suddiviso in compartimenti nazionali. Esse non potranno ottenere aiuti pubblici, se non prima avranno caricato le suddette categorie di perdite per un valore non inferiore all’8% dei loro passivi. Nell’ordine, ad essere soggette al bail-in sono gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, gli obbligazionisti ordinari o senior, i correntisti con conti superiori ai 100 mila euro. Sono esclusi dalla misura i detentori di “covered bond”, di conti bancari fino a 100 mila euro, gli altri creditori della banca, come i dipendenti e non saranno mai oggetto di esproprio i beni depositati in banca dai risparmiatori nelle cassette di sicurezza (oro, contanti, oggetti di valore, etc.), in quanto non sono di proprietà della banca, che funge da semplice erogatore di un servizio di locazione.      

A rischio azioni e obbligazioni bancarie, ma non solo

Dunque, una banca in difficoltà e che rischiasse il crac, dovrebbe azzerare inizialmente il valore delle azioni. Se questo provvedimento risultasse insufficiente a coprire le perdite, si passerebbe ad intaccare la categoria successiva, ovvero quella degli obbligazionisti subordinati, e così via, fino ad arrivare ai correntisti. Attenzione, però. Se dopo il salvataggio delle 4 banche nelle scorse settimane è naturale che si sia diffusa la paura, è altresì necessario ristabilire le dimensioni dei rischi effettivi. Infatti, la stessa direttiva contempla la possibilità per il governo di impedire l’esproprio dei conti correnti e deposito per le cifre al di sopra dei 100 mila euro, nel caso la misura fosse giudicata foriera di destabilizzazione finanziaria, cioè comportasse il rischio di contagio.

Conti bancari rischiano sopra i 100 mila euro

Ora, immaginate che un governo non si avvalga della clausola per impedire che scatti un esproprio ai danni dei risparmiatori, così politicamente costoso e insostenibile? D’altra parte, aldilà della semplice valutazione politica, è quasi immediato constatare che nel caso fossero toccati i conti bancari dei clienti di una banca, il panico si diffonderebbe nel giro di qualche minuto (si badi bene, non giorni o settimane!) presso tutte le banche, anche quelle sane. Pertanto, possiamo ipotizzare che forse, e per fortuna, i risparmi degli italiani non dovrebbero mai essere toccati, anche perché la nostra è la terza economia dell’Eurozona e le immagini dei clienti disperati agli sportelli farebbero il giro del mondo, colpendo l’immaginario anche dei risparmiatori tedeschi, francesi, spagnoli, etc. Detto ciò e ristabilendo un minimo di verità, l’ultima cosa che si dovrebbe fare è ignorare quanto accaduto tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, quando il governo Renzi ha salvato 4 banche minori (Carife, Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti), azzerando il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate.        

Niente allarme, ma le piccole banche vanno scrutate con attenzione

In effetti, coloro che rischiano maggiormente con la nuova disciplina sono azionisti e obbligazionisti, non solo quelli subordinati. Tutti i bond, anche quelli ordinari non garantiti, potranno verosimilmente essere intaccati nel caso di necessità, per cui bisognerà prestare maggiore attenzione ai titoli acquistati, perché farsi allettare dal solo rendimento sarebbe autolesionistico. Al settembre del 2015, i bond bancari in circolazione risultavano pari a 216,9 miliardi di euro, 72,7 miliardi in meno di un anno prima. Trattasi di obbligazioni potenzialmente a rischio, così come le azioni, anche se un po’ di meno. Ma le valutazioni vanno effettuate caso per caso. I grossi gruppi bancari italiani sono sostanzialmente solidi, come dimostrano i risultati degli stress-test. L’unico vero rischio potrebbe essere per loro la necessità di aumentare il capitale per adempiere ai requisiti patrimoniali richiesti dalla BCE. Molto, molto difficilmente si arriverebbe ad azzerare il valore di azioni e obbligazioni, anzi lo scenario non è all’ordine del giorno, nonostante le difficoltà. Oltre tutto, basterebbe limitarsi a depositare fino a 100 mila euro presso una sola banca per scampare al pericolo. Per i fortunati con disponibilità maggiori, sarebbe sufficiente accendere conti in più banche, mantenendosi al di sotto della soglia in ciascuna di essa. In alternativa, si potrebbe cointestare il conto, visto che il limite riguarda il singolo risparmiatore, non il deposito in sé.

Banche locali più opache

Diverso è il discorso per la miriade di istituti locali, spesso di dimensioni provinciali o al massimo regionali, radicati nel credito cooperativo e la cui gestione è in molti casi improntata a un potenziale conflitto d’interesse del management, come bene ha dimostrato il caso di Banca Etruria. In questi casi, senza volere scadere nell’allarmismo, bisogna raddrizzare le antenne anche solo per effettuare un deposito superiore ai 100 mila euro, data l’opacità dei bilanci. Anche per questo, in realtà, la vera conseguenza del bail-in non dovrebbe essere l’esproprio dei risparmi degli italiani, bensì l’incalzare della pressione dei regolatori pubblici perché molti piccoli istituti si fondano e diano vita a un sistema bancario meno frastagliato, più robusto e più sicuro per i clienti.  

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Argomenti: bail in, Crisi delle banche, Economia Italia

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