Legge di bilancio, tra Renzi e UE ballano 14 miliardi

L'Italia rischia una lettera di richiamo dalla UE sulla legge di bilancio 2017, che non rispetta gli impegni assunti in sede europea. La differenza con i conti di Bruxelles arriva fino a 14 miliardi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia rischia una lettera di richiamo dalla UE sulla legge di bilancio 2017, che non rispetta gli impegni assunti in sede europea. La differenza con i conti di Bruxelles arriva fino a 14 miliardi.

Tra Italia e UE non tira una un’aria positiva in queste settimane, come dimostrano le divergenze attorno alla legge di bilancio 2017. La Commissione europea pretende che il deficit strutturale, ovvero il disavanzo fiscale al netto delle misure una tantum, scenda l’anno prossimo allo 0,7% del pil dall’1,2% di quest’anno, in linea con le previsioni del Fiscal Compact, ma le cifre fornite dal governo Renzi mostrano un aumento all’1,6%. Palazzo Chigi ritiene che tra le spese per l’emergenza immigrazione e quelle per il terremoto di agosto nel Centro Italia vi sarebbero 7 miliardi di euro da scomputare dal Patto di stabilità e che valgono esattamente quello 0,4% di differenza con le richieste europee.

La discussione si prevede complessa e molto politica. Sul piano numerico, i 7 miliardi non potranno quasi certamente essere calcolati per intero quali misure straordinarie. Ad esempio, per il 2017 il governo intende aumentare da 3,2 a 3,7 miliardi la spesa per i migranti, ma la UE non comprende la ragione di questa ulteriore crescita. Inoltre, solo 2,9 miliardi sarebbero riconducibili a una spesa di natura straordinaria, mentre sui 900 milioni sarebbe di natura strutturale, pertanto, da computare tra il deficit ai fini del Patto di stabilità. (Leggi anche: Novità Leggi di Bilancio 2017)

Scontro Italia-UE su deficit

E non va giù ai commissari un deficit al 2,3% del pil per l’anno prossimo, che risulterebbe sostanzialmente stabile rispetto a quello del 2016 e si tradurrebbe in misure di spesa una tantum per 11,5 miliardi. Troppo, considerando un debito pubblico già quasi al 133% per il nostro paese.

Da Bruxelles si lesinano le parole sul caso Italia, perché nessuno ha intenzione di porre ostacoli al percorso del governo Renzi fino al referendum costituzionale, consapevoli tutti del rischio di provocare altrimenti una crisi politica. Ma i tempi non potranno essere piegati alle esigenze elettorali del premier italiano ed entro il 30 novembre la Commissione dovrà pubblicare il giudizio sulle leggi di bilancio nazionali, ossia a ridosso del voto popolare. (Leggi anche: Conti pubblici, numeri gonfiati di Padoan)

 

 

 

Vi sarà soluzione di equilibrio, ma quale?

I ben informati sussurrano che potrebbe essere spedita una lettera di richiamo a Roma, con la quale le si chiede di correggere la manovra appena inviata ai commissari. Prima di arrivare a tanto, però, ci saranno certamente trattative in corso per andarsi incontro gli uni agli altri. E’ probabile, che alla fine si trovi una soluzione di equilibrio, per cui il deficit strutturale rimane fissato allo stesso livello del 2015, ma all’Italia non vengano riconosciute le misure una tantum per il terremoto e l’emergenza immigrazione, da computare, a questo punto, ai fini del Patto. La correzione sarebbe dello 0,4% al massimo, pari a 6,5 miliardi.

In alternativa, potrebbe esserci richiesto di centrare un deficit strutturale più alto, compreso tra lo 0,7% e l’1,2% del pil, riconoscendoci in tutto o in parte i 7 miliardi di spesa per le due emergenze. Resterebbero da coprire ancora, però, dai 4 fino a un massimo di 8 miliardi.

Non sarebbe un gioco trovare tali risorse, ma altra cosa sarebbe reperire in poche settimane e prima del referendum i 14-15 miliardi che separano oggi gli obiettivi della Commissione e il deficit tendenziale dell’Italia, anche perché in gioco vi sarebbero le coperture per disinnescare le clausole di salvaguardia da 15 miliardi, che scattando, farebbero aumentare l’IVA. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia addio?)

 

 

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Fiscal Compact, Governo Renzi, Matteo Renzi

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