Deficit/pil sopra il 3%, a quale livello arriverà il debito pubblico con la recessione?

La crisi economica dell'Italia, accentuata drammaticamente dal Coronavirus, aggraverà i conti pubblici. Il governo ha già deliberato, in accordo con la Commissione, un deficit sopra il 3%. Vediamo i numeri.

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La crisi economica dell'Italia, accentuata drammaticamente dal Coronavirus, aggraverà i conti pubblici. Il governo ha già deliberato, in accordo con la Commissione, un deficit sopra il 3%. Vediamo i numeri.

Il Consiglio dei ministri ieri ha approvato la decisione di sforare il tetto del deficit al 3% quest’anno per far fronte all’emergenza Coronavirus. I 7,5 miliardi di euro annunciati in settimana dal premier Giuseppe Conte sono stati innalzati a 25 miliardi di euro, andando incontro alle richieste delle stesse opposizioni, i cui leader Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani a Palazzo Chigi martedì avevano sostenuto la necessità di un pacchetto ben più corposo per evitare che la crisi sanitaria si trasformi in una grave recessione dell’economia.

Attenzione, perché l’innalzamento del deficit-obiettivo al 3,3% (le cifre ufficiali verranno svelate solo nelle prossime settimane) sta avvenendo in accordo con la Commissione europea, che non ha che potuto prendere atto dell’impossibilità materiale per l’Italia di rispettare i target concordati precedentemente e che vedevano il disavanzo fiscale fissato al 2,4%. In realtà, stiamo parlando di cifre al netto della pesante recessione in corso e che sembrano destinate a lievitare drammaticamente.

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Facciamo un po’ i conti. Se il governo ha fissato al 3,3% il deficit per il 2020, tenendo conto di un pil nominale praticamente invariato rispetto allo scorso anno, significa che si attende un eccesso di spesa da finanziare ricorrendo all’indebitamento per poco meno di 59 miliardi di euro. Ma come dicevamo, questi dati non tengono conto per esplicita ammissione del governo dell’effetto recessivo, che incide negativamente sui conti pubblici in due modi: diminuendo le entrate fiscali e sbilanciando il rapporto tra deficit e pil.

Deficit e debito, a che livelli saliranno?

Le ultime previsioni indipendenti di Mazziero Research, ma che non tengo conto dello stato di quarantena nei fatti in cui è piombata da martedì tutta Italia, parlavano di un crollo del pil del 6-8% nel primo trimestre e del 2,50-3% nell’intero anno.

Lo stesso Maurizio Mazziero annunciava martedì che avrebbe rivisto le sue stime in peggio per adeguarle alla mutata realtà. Prendiamo per buone queste ultime disponibili e supponiamo che il pil italiano arretri quest’anno del 2,75% (la media tra 2,50% e 3% di cui sopra) e che l’inflazione si azzeri. Poiché la pressione fiscale supera il 42%, ciò implicherebbe minore gettito per almeno 19-20 miliardi. Inoltre il deficit tenderebbe a salire rispetto a un denominatore in discesa. In definitiva, otteniamo che il rapporto salirebbe al 4,5%.

E il debito pubblico? Crescerebbe in valore assoluto di oltre 78 miliardi, che rapportato a un pil nominalmente in calo del 2,75%, esiterebbe un drastico aumento al 143,6% dal 135,3% del 2019. In altre parole, supereremmo nettamente quella soglia psicologica del 140%, che per i mercati finanziari è considerata una sorta di demarcazione tra debito sostenibile e non. E non stiamo parlando di uno scenario fortemente pessimistico. Anzi. La recessione potrebbe rivelarsi ben più drammatica, similmente al 2009, quando il pil crollò di oltre 5 punti. Inoltre, i prezzi potrebbero non reggere e non è da escludersi che, complice il tonfo del petrolio, l’Italia sia già entrata o stia entrando in una fase di deflazione.

La diminuzione tendenziale dei prezzi sgonfia il pil nominale e accresce il peso del debito, facendo impennare i due rapporti di cui sopra. Azzardiamo un’ipotesi drastica, cioè un pil a -4% e un’inflazione a -1%. Il deficit salirebbe sopra il 5%, il debito al 147,5%. Stiamo parlando di numeri da fare tremare i polsi, perché senza una risposta convincente della BCE a sostegno dei nostri BTp, il rischio di una nuova e definitiva crisi del debito sovrano italiano sarebbe più che mai concreto e con esso quello di uno scivolamento dell’Italia fuori dall’euro.

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