Default Usa: ora la Cina ha paura. Segnali di tensione sui titoli di stato americani

La Cina è intimorita per un nuovo possibile declassamento dei titoli americani. I cinesi sono i primi creditori degli USA con 1.277 miliardi di dollari di debito acquistato. E al 15 novembre scadono 441 miliardi di titoli

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Cina è intimorita per un nuovo possibile declassamento dei titoli americani. I cinesi sono i primi creditori degli USA con 1.277 miliardi di dollari di debito acquistato. E al 15 novembre scadono 441 miliardi di titoli

Mancano 9 giorni alla data X. Il prossimo 17 ottobre potrebbe essere l’ultimo giorno in Usa per evitare il default tecnico, anche se realisticamente il governo potrebbe avere a disposizione alcuni giorni di tempo in più.

A spazientirsi, invece, è il governo cinese, il maggiore creditore degli USA, avendo in pancia 1.277 miliardi di dollari di titoli del debito americano. In un’intervista pubblicata ieri dal China Daily, il vice-ministro delle Finanze, Zhu Guangyao, ha esternato la sua preoccupazione per l’approssimarsi della data X senza che sia vicina un’intesa tra Casa Bianca e Congresso. In particolare, Guangyao ha espresso perplessità e scetticismo sulla capacità di Obama e Boehner (speaker della Camera) nel comprendere la portata delle conseguenze che il loro atteggiamento potrebbe avere sugli interessi cinesi e sull’economia mondiale.

Il vice-ministro di Pechino ha bacchettato Washington, sostenendo che gli attori principali di questa vicenda non avrebbero imparato la lezione del 2011, quando l’avere tirato troppo la corda portò al declassamento dei Treasuries da parte di S&P. Cosa che i cinesi temono possa accadere anche tra pochi giorni.

 

Tensioni sul mercato del debito americano

Intanto, qualche tensione si registra sull’obbligazionario americano, anche se solo sul tratto a breve o a brevissimo termine. I bills a un mese, ad esempio, sono passati nelle ultime sedute da un rendimento pari a zero a uno dello 0,14%, cioè superiore allo 0,1% dei titoli a un anno e allo 0,04% dei trimestrali. Gli analisti ritengono che in assenza di un accordo e sulla base di quanto accadde anche nell’estate del 2011, i titoli a un mese potrebbero arrivare fino a un rendimento tra lo 0,17% e lo 0,20%.

 

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Analogo il discorso per gli overnight assistiti dal collaterale dei Treasuries a garanzia. I futures per i titoli del Tesoro USA di ottobre viaggiano intorno allo 0,11% di rendimento, ma potrebbero impennare, come avvenne due anni fa, quando esplosero dallo 0,01% allo 0,28%, man mano che ci si avvicinò alla data fatidica del 2 agosto.

Sempre nell’estate del 2011, poi, i Treasuries Usa detenuti di fondi monetari che investono solo in titoli pubblici diminuirono del 10% in una settimana, salvo tornare i livelli consueti nel lungo periodo. Lo stesso potrebbe accadere nei prossimi giorni, se non si troverà un accordo per aumentare il tetto del debito.

Più controversa è la questione del debito in scadenza dopo il 17 di ottobre. Da lì a un mese, esattamente tra il 24 di ottobre e il 15 di novembre, arrivano a scadenza titoli di stato USA per 441 miliardi (93 miliardi il 24/10, 150,8 milirdi il 31/10, 54 miliardi il 7/11, 79 miliardi il 14/11 e 64,2 miliardi il 15/11).

Ora, in assenza di un’autorizzazione del Congresso ad emettere nuovo debito pubblico Usa, il Tesoro dovrebbe limitarsi a rimborsare questi debiti in scadenza, emettendo nuovi titoli, come sempre avviene dappertutto. Il debito, infatti, rimarrebbe invariato, ma il governo non potrebbe pagare su questi titoli anche le cedole, perché trattasi di una spesa che grava sul bilancio e che accrescerebbe l’ammontare di debito non incluso nel tetto dei 16.700 miliardi fissati.

In teoria, il Tesoro dovrebbe attendere l’autorizzazione del Congresso, ma dovrebbe intanto dare vita a un “credit event” con conseguenze molto pesanti soprattutto sui bills, ossia i titoli a breve e senza cedola.

In realtà, tutti sanno che il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, interverrebbe per evitare una simile catastrofe, rimborsando a tutti i creditori il dovuto ed evitando il default tecnico. Ma le agenzie di rating non potrebbero rimanere a guardare. Evitato il default, il declassamento dei Treasuries sarebbe certo.

 

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Argomenti: Economia USA

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