Default Usa evitato, ma l’America sta peggio dell’Italia

Il debito federale Usa arriva a oltre 17 mila miliardi di dollari, al 107% del Pil. E l'indebitamento privato al 250% del Pil. La ricchezza netta privata americana è di appena 4 volte il Pil.

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Il debito federale Usa arriva a oltre 17 mila miliardi di dollari, al 107% del Pil. E l'indebitamento privato al 250% del Pil. La ricchezza netta privata americana è di appena 4 volte il Pil.

Il pericolo di un default Usa è stato scongiurato. Almeno per alcune settimane. Ma c’è poco da stare allegri, perché le cifre sullo stato finanziario americano  sono tutt’altro che rassicuranti. Partiamo dal dato più importante, il debito pubblico. Superato il tetto massimo autorizzato dei 16.700 miliardi di dollari, l’indebitamento del governo federale ha già sfondato i 17 mila miliardi, pari al 106,9% del pil. A questo bisogna sommare altri 3 trilioni di debiti locali, in particolare, 1,2 trilioni di debiti degli stati e altri 1,8 trilioni dei comuni.

 

Pil Usa: unico dato che potrebbe far sorridere

In totale, quindi, il debito pubblico americano è al 125,5% del pil, un valore sostanzialmente simile a quello italiano, ma con la differenza che l’Italia ha un deficit del 3%, mentre gli USA lo hanno ancora al 4,8%. Certo, l’America potrà contare per quest’anno su una crescita del pil di almeno il 2%, quando in Italia si dovrebbe avere una contrazione della stessa percentuale. Ma questo è forse l’unico dato che gioca in favore degli USA. Per il resto, le cifre ci dicono che l’America starebbe messa peggio dell’Italia, a livello di indebitamento pubblico e di passività in generale.

Infatti, il debito privato Usa ammonta a 40 mila miliardi di dollari, il 250% del pil. In Italia, dopo l’impennata del debito privato dovuta alla crisi, la percentuale dovrebbe essersi attestata al 90% del pil, per cui l’indebitamento complessivo è del 230% del pil. In America, è del 375%. I soli mutui immobiliari negli USA pesano per l’80% del pil.

Se leghiamo l’entità del debito privato alla ricchezza delle famiglie e delle imprese, scopriamo che quest’ultima è di poco oltre i 105 trilioni di dollari, che al netto dei debiti privati sarebbe a 65 trilioni, ossia poco più di quattro volte il pil.

In Italia, la ricchezza delle famiglie si attesta al netto a quasi 5,4 volte il pil. E senza contare che il nostro patrimonio pubblico, composto da una ricchezza artistico-culturale quasi unica al mondo, più che compenserebbe l’entità del debito pubblico.

Cosa indicano queste cifre? Che gli americani sono seduti su una montagna di debiti privati e pubblici.  A differenza dell’Italia, se gli USA fossero colpiti da una sfiducia sulla solvibilità dei suoi Treasuries, non ci sarebbero risparmi privati in grado di compensare il calo degli acquisti dall’estero. La Federal Reserve dovrebbe intervenire, come già fa da anni, comprando i titoli che nessuno vorrebbe e potrebbe acquistare, ma con conseguenze allarmanti su inflazione e altri aspetti che non stiamo qui a spiegare.

Un altro dato allarmante è il tasso di crescita del debito pubblico. L’amministrazione di George W.Bush lo ha lasciato a 9,9 trilioni a livello federale (71,2% del pil), ma a distanza di soli cinque anni si è impennato del 71%. George W.Bush ci aveva impiegato 8 anni per incrementare della stessa percentuale il debito federale. E il debito pubblico totale è esploso dal 2008 ad oggi del 62%, passando dai 12.400 miliardi agli oltre 20 mila miliardi di oggi. Tuttavia, il raffronto con il trend del solo governo federale ci mostra come sia soprattutto Washington la cicala, rispetto a stati e comuni.

Nel frattempo, la Fed ha stampato moneta a più non posso: in soli cinque anni, si è passati da un’offerta di moneta di 5,3 trilioni di dollari a una di 9,55 trilioni, per una crescita dell’81%. E dal 2000, l’espansione è stata del 229%. In sostanza, la base monetaria Usa era del 38% del pil nel 2008, quando oggi è al 60%. A conferma che un ruolo-chiave nella crisi lo ha avuto la banca centrale americana.

 

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