Default Turchia, rischio ai massimi da 4 anni e ora supera la Russia di Putin

Rischio default in Turchia stimato più alto di quello in Russia. A spaventare il mercato è la svolta autoritaria del presidente Erdogan.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rischio default in Turchia stimato più alto di quello in Russia. A spaventare il mercato è la svolta autoritaria del presidente Erdogan.

Il mercato continua a fidarsi ogni giorno meno della svolta autoritaria della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, il presidente e padrone della politica anatolica, che all’inizio di maggio ha indotto alle dimissioni il premier Ahmet Davutoglu, sostituendolo con un suo fedelissimo. E per la prima volta dalla metà del 2014, i credit default swaps (cds) per assicurarsi contro un possibile crac da qui ai prossimi 5 anni sono diventati più costosi per proteggere gli investitori sui titoli di stato emessi da Ankara piuttosto che dalla Russia. Ieri, i primi rendevano 273 punti base, salendo ai massimi degli ultimi 4 anni.

Al contrario, i rendimenti dei cds russi a 5 anni sono scesi ai minimi dell’ultimo anno e mezzo a 258-259 bp, segnalando un allentamento della tensione sui mercati contro Mosca.

Rendimenti bond Turchia salgono nell’ultimo mese più di quelli russi

I titoli di stato a 10 anni turchi rendono il 9,63%, in calo di 84 bp quest’anno, ma in allargamento di una sessantina di bp dalla fine di aprile. Quelli a 2 anni rendono il 9,15%, segnando un calo di 182 bp da inizio anno, ma anch’essi in crescita, seppur lieve (+7 bp), dalla fine di aprile.

In Russia, i decennali rendono l’8,98%, -76 bp da inizio anno e in rialzo di una decina di bp nell’ultimo mese. Per la scadenza biennale, il rendimento sale al 9,54%, -62 bp e +14 bp rispettivamente dal 31 dicembre e fine aprile.

Ma a fornirci un’idea sul deterioramento relativo dello stato di fiducia verso Ankara ci pensa il cambio tra lira turca e dollaro, che si è indebolito nell’ultimo mese di oltre il 5%, il cui bilancio resta appena negativo anche rispetto all’inizio del 2016 (-1%).

 

 

 

Lira turca giù, sale rublo

Viceversa, il rublo ha messo a segno un apprezzamento dell’8% contro il dollaro quest’anno, giovandosi del +80% registrato dalle quotazioni del Brent. Il greggio alimenta quasi la metà del bilancio pubblico di Mosca e i due terzi delle esportazioni russe.

Tuttavia, la Borsa di Mosca è cresciuta nei primi 5 mesi dell’anno del 7%, poco meno del quasi +8% di Istanbul, a conferma che non sarebbe ancora scattato alcun allarme specifico contro l’economia turca. E’ indubbio, però, che gli investitori si stiano mostrando sempre meno ottimisti sul nuovo corso di Erdogan, mentre il peggio sembra alle spalle per Mosca, la cui economia resta, però, in recessione.

Banca centrale russa autonoma, quella turca no

Oltre ai cds, il segno più evidente di questa sfiducia risiede nel cambio e ha molto a che fare con la gestione della politica monetaria. I tassi in Turchia sono stati abbassati di 50 bp anche all’ultimo board della banca centrale, sotto il nuovo governatore Murat Cetinkaya, che rispetto al predecessore Erdem Basci potrebbe essere più supino rispetto ai diktat del presidente, eseguendo l'”ordine” di tagliare considerevolmente i tassi, indipendentemente dal contesto.

Non che il presidente Vladimir Putin si sia dato limiti al suo potere negli ultimi anni, ma ha dimostrato di non volere attentare all’indipendenza della banca centrale, che sotto la guida di Elvira Nabiullina appare custodita gelosamente e persino difesa dallo stesso Cremlino dagli attacchi politici interni.

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi russa, Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, valute emergenti