'Default Argentina, nove giorni all'ora X. Vediamo tutti gli scenari possibili

Default Argentina, nove giorni all’ora X. Vediamo tutti gli scenari possibili

A nove giorni dal possibile default dell'Argentina, ecco gli scenari possibili.

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Mancano 9 giorni allo scadere del periodo di grazia di un mese, scattato dallo scorso 30 giugno, quando l’Argentina non ha potuto onorare il bond 2033 da 539 milioni di dollari. Non per assenza di liquidità, quanto per il divieto dei giudici americani di pagare i creditori ristrutturati, senza avere fatto lo stesso con quelli che non hanno accettato gli accordi per la ristrutturazione del debito sovrano del 2005 e del 2010. Domani, il giudice Thomas Griesa, quello che ha condannato Buenos Aires a pagare 1,33 miliardi più gli interessi ai fondi dissenzienti, riunirà ancora una volta le parti, alla ricerca di un accordo.   APPROFONDISCI – Argentina, due settimane al default e ancora niente accordo con i creditori  

Default Argentina?

Le ipotesi e gli scenari possibili saranno tre: 1) l’Argentina paga i fondi per l’intera cifra richiesta; 2) l’Argentina raggiunge un’intesa con i creditori dissenzienti, ma finalizzata a prendere tempo fino alla fine dell’anno; 3) l’Argentina non raggiunge alcun accordo. Nel primo caso, il governo sudamericano eviterebbe il default, ma si esporrebbe al rischio di richieste sia da parte degli altri creditori dissenzienti diversi dai fondi vincitori davanti alla giustizia USA, sia dei creditori ristrutturati. I primi potrebbero avanzare le stesse pretese dei fondi, ora che hanno dalla loro una sentenza negli USA, passata in giudicato. I secondi, invece, si avvarrebbero della clausola RUFO (“Rights Upon Future Offer”), la quale da loro diritto di richiedere allo stato argentino le stesse condizioni più favorevoli eventualmente accordate agli altri creditori. Complessivamente, si calcola che se tutti i creditori non ristrutturati con in mano 6,6 miliardi di dollari in titoli facessero richiesta, computando gli interessi, l’esborso per l’Argentina sarebbe di 15-16 miliardi, ma il conto salirebbe a ben 120 miliardi, nel caso dovesse pagare al 100% anche tutti i creditori ristrutturati. Insomma, si eviterebbe un default a fine mese, per averne con certezza uno a breve termine. Seconda ipotesi: l’Argentina trova un’intesa con i fondi, ma limitandosi a pagare loro solo il 30% della cifra dovuta, rinviando il saldo al 2015. In questo modo, si dribblerà la clausola RUFO, che scade proprio il 31 dicembre 2014. Sarebbe lo scenario migliore (anche il più probabile) per Buenos Aires. Eviterebbe il default, nessun creditore ristrutturato potrebbe avanzare pretese e riacquisterebbe la fiducia dei mercati, tanto che Bloomberg stima che il premio al rischio sui bond argentini rispetto ai Treasuries scenderebbe da 650 a 300 punti base, alleviando l’onere di rifinanziamento del debito e allentando la pressione sul peso. Tuttavia, l’Argentina non eviterebbe il rischio di dovere sborsare fino a 15-16 miliardi per pagare anche tutti gli altri creditori dissenzienti. La cifra corrisponde a oltre la metà delle sue riserve valutarie, per cui è probabile che l’operazione sarebbe siglata in parte in cash, per il resto con l’emissione di nuovi bond. Terzo scenario: l’Argentina non raggiunge alcun accordo con i fondi e dovrà dichiarare default a fine mese. Gli investitori si metterebbero in fuga dal paese, il costo di rifinanziamento del debito sovrano argentino esploderebbe, il peso crollerebbe letteralmente sui mercati e le riserve valutarie sarebbero intaccate a livelli allarmanti, spingendo il governo a una maxi-svalutazione del peso e a una possibile seconda ristrutturazione del debito, forzando i creditori ristrutturati a passare tutti sotto la legge argentina, in modo da sottrarsi agli obblighi della giustizia USA. Non pare, per fortuna, che questo sia lo scenario più realistico.   APPROFONDISCI – Argentina: -28 giorni al default. Ecco cosa rischia l’economia del paese    

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