Decreto taxi in arrivo, tariffe in Italia più salate e Uber fa paura per le licenze

Sciopero dei tassisti domani. Il settore non condivide le misure contenute nel Decreto Taxi. Scontro, in particolare, su Uber, mentre le tariffe in Italia sarebbero tra le più alte al mondo.

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Sciopero dei tassisti domani. Il settore non condivide le misure contenute nel Decreto Taxi. Scontro, in particolare, su Uber, mentre le tariffe in Italia sarebbero tra le più alte al mondo.

E’ in arrivo il Decreto per il riordino della materia riguardante i taxi e le nuove forme di concorrenza, come le auto a noleggio con conducente (Ncc), tipo Uber. Il testo, a cui sta mettendo mano il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, incide su tre specifici punti: fissazione di aree libere per gli Ncc, all’interno delle quali non si ha l’obbligo per le auto a noleggio di tornare in rimessa per attendere la prossima corsa; maggiori controlli delle applicazioni come Uber, anche sul piano fiscale; maggiore flessibilità per i tassisti di cumulare le licenze, gestendo l’attività in forma d’impresa, pur nel rispetto delle tariffe massime fissate, ma con la possibilità di offrire servizi aggiuntivi.

Niente da fare per il settore, che annuncia uno sciopero dalle ore 8 alle 22 di domani. Le uniche sigle a non aderire alla protesta saranno Uri, Uritaxi, Casartigiani, Confartigianato e altre si sono riservate di aderire eventualmente in un secondo momento. (Leggi anche: Protesta tassisti e l’odio italiano per il libero mercato)

Decreto taxi, le ragioni dello sciopero

Il punto irrinunciabile per i tassisti resta quello della suddivisione anche normativa tra il servizio “su piazza” offerto dai taxi e quello del noleggio, il cui conducente chiedono che continui ad essere costretto a rientrare in garage, prima di effettuare una nuova corsa. La categoria ha anche disertato un incontro richiesto da Uber, nel mirino dei tassisti per la sua temibile concorrenza portata sul mercato italiano, come nel resto del mondo.

La paura dei tassisti sta nella perdita di valore delle licenze, che mediamente vengono rivendute sul mercato a Roma e Milano a circa 150.000 euro l’una e per comprare le quali è spesso necessario accendere un mutuo.

Stando a uno studio di New York City Taxi e Limousine Commission, nella città di New York il prezzo medio delle licenze si è dimezzato in appena tre anni, passando dal milione di dollari del 2014 ai 500.000 dollari odierni. (Leggi anche: Uber, il taxi che costa meno)

Tariffe taxi italiani tra le più alte al mondo

Anche nel caso della Grande Mela, il tonfo sarebbe dovuto all’emergere di una concorrenza spietata da parte di nuove realtà come Uber. Uno studio di Ubs rivela, invece, che i tassisti delle grandi città italiane sarebbero tra i più cari al mondo, spesso a fronte di un servizio relativamente scadente, come la scarsa o nulla conoscenza della lingua inglese nella Capitale, necessaria per parlare con i clienti stranieri.

Una tratta da 5 km si percorrerebbe mediamente con 15,85 euro a Milano e poco più di 13 euro a Roma. Il capoluogo lombardo si piazza dopo Oslo e Zurigo (25,28 euro), Lussemburgo (20,47 euro), Ginevra (18,86 euro), Auckland (18,07), Stoccolma (17,01) e Montreal (16,10), come una delle realtà più care al mondo per prendere un taxi, mentre Roma si posiziona alla 13-esima posizione su 71 città monitorate, ma sempre davanti a città come Parigi, Londra, Monaco, Bruxelles, Chicago, New York, Madrid e Barcellona. I clienti più fortunati si trovano a Nuova Delhi, dove una corsa da 5 km costa appena 1 euro.

La Cgia di Mestre, però, spiega il differenziale delle tariffe dei taxi tra Italia e la media dell’Eurozona, calcolando il 13,4% in più dei costi per il gasolio, il 4,1% in più di pressione fiscale, il 57,2% in più per i premi assicurativi e il +1,2% per il prezzo delle auto. (Leggi anche: Direttiva Bolkestein fa arrabbiare tassisti e ambulanti)

 

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