Decreto sicurezza, Roma ed europee: l’accordo tra Salvini e Meloni che fa fuori Berlusconi

Convergenza in corso tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a partire dal decreto sicurezza e immigrazione. In ballo ci sono le elezioni europee e prima ancora quelle possibili per il Comune di Roma. E Silvio Berlusconi resta isolato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Convergenza in corso tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a partire dal decreto sicurezza e immigrazione. In ballo ci sono le elezioni europee e prima ancora quelle possibili per il Comune di Roma. E Silvio Berlusconi resta isolato.

Polemiche nella maggioranza sul decreto sicurezza e immigrazione voluto dalla Lega di Matteo Salvini e avversato dalla fronda interna al Movimento 5 Stelle, quella che fa capo al presidente della Camera, Roberto Fico. L’ala più progressista dei grillini si mostra contraria ad approvare alcune misure contenute nel testo, che contempla l’espulsione degli extra-comunitari condannati per avere commesso reati o in attesa di giudizio. Il vice-premier e ministro dell’Interno si dichiara disponibile a qualche ritocco, ad esempio in favore degli immigrati in attesa di giudizio o a tutela dei minori, la cui protezione verrebbe estesa anche oltre i 18 anni. Tuttavia, preoccupano i numeri al Senato, dove i dissidenti pentastellati potrebbero affossare il decreto, cosa che metterebbe fine al governo Conte. E l’altro vice-premier, Luigi Di Maio, è contrario al voto di fiducia, che rischierebbe di accentuare le divisioni all’interno dell’M5S, oltre che a mettere a repentaglio la vita dell’esecutivo.

Il via libera al testo a Palazzo Madama sarebbe più sicuro, se anche parte delle opposizioni votasse a favore. Non certo il PD, che punta al contrario a condurre un’opposizione dura, per cui il sostegno arriverebbe solo da Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il partito di Giorgia Meloni dispone di 18 senatori, più che sufficienti a compensare eventuali defezioni nella maggioranza. La leader del centro-destra, però, si mostra delusa dal testo sul decreto sicurezza, anche perché gli emendamenti presentati dai suoi uomini sono stati tutti respinti. Cionondimeno, un accordo con Salvini resta ancora possibile. Non saranno sfuggiti ai più i complimenti rivolti nelle scorse ore proprio dal vice-premier alla Meloni sulla sua candidatura a sindaco di Roma, quando sfiorò la vittoria scontrandosi con Virginia Raggi dell’M5S.

Salvini deve uccidere il centro-destra, l’alleanza con Berlusconi è finita

Verso asse Salvini-Meloni

Indiscrezioni di palazzo vorrebbero che Salvini presenti proprio la Meloni a candidato sindaco nel caso in cui il 10 novembre prossimo il Tribunale di Roma condannasse il primo cittadino capitolino per falso sul caso Marra. In quel caso, l’ipotesi delle dimissioni, in conformità allo statuto grillino, sarebbe molto concreto, con la conseguenza che si andrebbe ad elezioni anticipate nei primi mesi dell’anno prossimo. Sarebbe la terza volta in appena 6 anni, ma tant’è. E stavolta Salvini punta seriamente a conquistare il Campidoglio, consapevole di essere l’unico leader con il vento in poppa nei consensi degli italiani e che gli alleati di governo pagherebbero per la bufera giudiziaria e i risultati deludenti di questi quasi 3 anni di amministrazione pentastellata.

Ma non ci sono solo le elezioni romane a legare i due leader di quel che resta del centro-destra. A maggio dell’anno prossimo si rinnova l’Europarlamento e la Lega attirerebbe a sé Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia, presentando una lista unitaria “sovranista”, con l’obiettivo di massimizzare i consensi alle urne e di mettere nell’angolo Silvio Berlusconi, l’unico ostacolo rimasto a Salvini sulla strada per ottenere il controllo totale della coalizione. Fiutando il rischio, l’ex premier ha invitato in questi giorni il ministro dell’Interno a rompere con l’M5S, minacciando altrimenti l’assenza di unità alle amministrative. Il riferimento sarebbe, in particolare, al Piemonte, chiamato al voto nei prossimi mesi dopo 5 anni di amministrazione Chiamparino (PD). Salvini vuole centrare l’en plein nel nord con la conquista di Torino e per essere sicuro di farcela ha bisogno della massima compattezza nel centro-destra. Berlusconi sembra disposto a offrirgliela, ottenendo in cambio la candidatura di un proprio uomo come governatore. Se da qui ad allora, Salvini riuscisse a minimizzare i consensi di Forza Italia, eviterebbe tale seccatura e si presenterebbe anche in Piemonte con un proprio candidato.

Paradossalmente, le divisioni nella maggioranza finirebbero per mettere Berlusconi ancora più nell’angolo, visto che Salvini avrebbe già trovato nella Meloni l’interlocutore con cui fare asse per tenere in vita il governo e al contempo per costruire quella lista unitaria del centro-destra, che includerebbe i delusi azzurri, così come singole personalità alla Magdi Allam, Raffaele Fitto, Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti. Per Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento e numero due di Forza Italia, cresce l’allarme di passare da sconfitta a sconfitta. Quello del Trentino-Alto-Adige è stato un dato piuttosto sconvolgente per il partito di Berlusconi e prima di arrivare alle europee bisognerà percorrere il sentiero stretto del Molise, della Basilicata e della Sardegna. Insomma, tante occasioni per monitorare i nuovi rapporti di forza tra gli “alleati” e verificare se davvero Salvini potrà fare a meno di una Forza Italia tajanizzata.

Il triste declino di Berlusconi, usato da Tajani per fare carriera

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica, Politica italiana