Immigrazione clandestina e rimpatri ‘facili’: polemiche infuocate sul Decreto Minniti, ‘è incostituzionale’

Polemiche sul Decreto Minniti, sarebbe incostituzionale e violerebbe i diritti umani. Cosa prevede la legge e quali sono i profili di incostituzionalità.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Polemiche sul Decreto Minniti, sarebbe incostituzionale e violerebbe i diritti umani. Cosa prevede la legge e quali sono i profili di incostituzionalità.

Il Decreto Minniti sta suscitando polemiche infuocate e già si parla di incostituzionalità e violazione dei diritti: ecco cosa prevede, punto per punto, quali sono i profli di incostituzionalità e perché le polemiche.

Nella giornata di ieri 12 aprile 2017 è arrivata l’approvazione da parte della Camera dei Deputati del cosiddetto ‘Decreto Minniti’ che interviene in materia di immigrazione. Il governo Gentiloni, intuendo quanto fosse delicata la situazione (le proteste delle associazioni sono molto infuocate) ha deciso di ‘blindare’ la votazione apponendo la ‘fiducia’. Anche in Senato si era utilizzata la stessa strategia il 29 marzo scorso: il motivo è chiaro, evitare che le opposizioni potessero proporre emendamenti e rallentare il processo legislativo. Secondo alcuni osservatori, si tratta di una procedura anti-democratica che, di fatto, consegna il potere di legiferare al governo, estromettendo il Parlamento. Ma andiamo al cuore del problema: cosa contiene il Decreto Minniti e perché, come altre riforme dei governi PD degli ultimi anni, rischia l’incostituzionalità.

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I quattro punti fondamentali del Decreto Minniti sull’immigrazione

Il Decreto Minniti contiene le ‘Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale’; semplificando al massimo, le finalità sono due: la prima riguarda una velocizzazione del procedimento di analisi delle domande dei richiedenti asilo; la seconda concerne la volontà di aumentare il tasso di espulsioni dei migranti considerati e considerabili ‘irregolari’.

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I punti fondamentali della legge sono quattro:

  • abolizione dell’udienza – cosa significa? Che il giudice prenderà visione di una videoregistrazione in cui il richiedente asilo spiega le sue ragioni, senza che questi possa partecipare: dunque, il migrante non potrà avere ‘contraddittorio’ e il giudice non potrà formulare domande di approfondimento al richiedente asilo
  • abolizione del secondo grado di giudizio per coloro che sono richiedenti asilo e che hanno fatto ricorso contro il rifiuto
  • estensione della rete dei centri di ‘detenzione’ per migranti ritenuti irregolari – i CIE si trasformeranno in CPR: le associazioni temono ancora per i ‘diritti umani’ che vengono violati in queste strutture che assomigliano a campi di raccolta e di concentramento
  • introduzione del lavoro volontario per i migranti

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Ecco perché il Decreto Minniti sarebbe ‘incostituzionale’

Il Decreto Minniti è stato salutato favorevolmente soprattutto da coloro che spingono verso una legislazione più ‘punitiva’ nei confronti dei richiedenti asilo, suscitando grandi polemiche nella maggioranza stessa – si sarebbe tradito il compito di una ‘sinistra di governo’, capace di coniugare sicurezza e rispetto dei diritti umani. Ma il problema, al di là se le proteste siano più o meno giuste, riguarda la costituzionalità del Decreto Minniti. Semplificando al massimo, potrebbe divenire l’ennesima riforma dei governi PD (prima Renzi, ora Gentiloni) a essere bocciata dalla Corte Costituzionale. Quali sono, allora, i profili di incostituzionalità?

  • il decreto Minniti viola l’articolo 111 della Costituzione Italiana, cioè il diritto a ricevere un giusto processo – il punto dirimente è l’assenza di contraddittorio e l’udienza senza possibilità di interrogatorio da parte del giudice
  • viola altresì l’articolo 24, cioè il diritto alla difesa (le motivazioni di cui sopra)
  • viola l’articolo 6 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, cioè il diritto al contraddittorio (sempre di cui sopra)

I commenti sono stati molto duri. L’ANM, Associazione Nazionale Magistrati ha manifestato “un fermo dissenso” perché la legge non può che produrre “l’effetto di una tendenziale esclusione del contatto diretto tra il ricorrente e il giudice nell’intero arco del giudizio di impugnazione delle decisioni adottate dalle Commissioni territoriali in materia di riconoscimento della protezione internazionale”. È intervenuto anche il Presidente della Cassazione Giovanni Canzio, il quale ha fatto sapere che “Pretendere la semplificazione e razionalizzazione delle procedure non può significare soppressione delle garanzie. In alcuni casi non c’è neppure il contraddittorio come si può pensare allora al ruolo di terzietà del giudice?”

Insomma, il problema ‘sicurezza’ sembra divenire sempre di più una questione di certezza del diritto: il migrante non sarà trattato come tutti gli altri uomini.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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