Decreto Dignità, Tria cauto: “No un annuncio al giorno”. Cosa succederà in Parlamento?

Sono diversi i punti del Decreto Dignità su cui il Parlamento si confronterà con il governo.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Sono diversi i punti del Decreto Dignità su cui il Parlamento si confronterà con il governo.

Sono ore concitate per il Decreto Dignità, approvato dal Consiglio dei Ministri ma atteso nei prossimi giorni dal passaggio obbligatorio in Parlamento. Di recente, indiscrezioni del Corriere della Sera hanno riportato come il ministro dell’Economia Tria, dietro il pressing del Movimento 5 Stelle, abbia palesato cautela, rispondendo: “No un annuncio al giorno” (dichiarazioni riportate dal Corriere). Quali sono gli annunci quotidiani a cui il ministro si sarebbe riferito, stando a quanto riportato dall’autorevole quotidiano? Una risposta certa non c’è, ma in molti sono pronti a scommettere che il riferimento immediato sia a Luigi Di Maio, attuale ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico: dal superamento della legge Fornero all’introduzione del reddito di cittadinanza, senza contare gli annunciati tagli ai vitalizi degli ex parlamentari e a quello delle cosiddette pensioni privilegiate.

La battaglia in Parlamento sul Decreto Dignità

Sono diversi i punti del Decreto Dignità su cui il Parlamento si confronterà con il governo. A partire dalla reintroduzione delle causali e dei voucher, oltre all’aggravio previsto per le aziende che decideranno di rinnovare i contratti a termine. Alessio Rossi, presidente dei Giovani Imprenditori Italiani, ha affermato che con l’attuale testo del Decreto Dignità si compia un ritorno al passato, sottolineando come il decreto studiato da Di Maio e la sua squadra di collaboratori non offra validi strumenti per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Tempi incerti sull’entrata in vigore del testo completo

C’è incertezza, inoltre, su quando entrerà in vigore ufficialmente il testo completo. Dopo la firma del Capo dello Stato, attesa – come riporta un approfondimento del Sole 24 Ore – tra la giornata di domani (mercoledì) e giovedì 12 luglio, con a seguire la pubblicazione ufficiale sulla Gazzetta Ufficiale, il periodo transitorio interesserebbe unicamente i contratti a termine (limitatamente a rinnovi e proroghe) già in atto e non a rapporti di contratto a termine non ancora stipulati.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana