Decreto dignità, nuove critiche: “Nessun aumento di contratti a tempo indeterminato” denuncia l’Aidp

Le critiche dell'associazione Aidp: il decreto dignità avrebbe reso più costosi i rinnovi dei contratti a termine, citando un'aumento dello 0,5 per cento.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Le critiche dell'associazione Aidp: il decreto dignità avrebbe reso più costosi i rinnovi dei contratti a termine, citando un'aumento dello 0,5 per cento.

La discussione sulla legge di Bilancio per il prossimo anno ha allontanato i riflettori sul decreto dignità, uno dei primi provvedimenti importanti del governo Conte. La misura, voluta fortemente dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, fin dall’inizio ha destato opinioni discordanti tra gli addetti ai lavori. Come poi ricorderete, erano scoppiate feroci polemiche intorno allo studio associato al decreto secondo cui quest’ultimo avrebbe prodotto un effetto contrario rispetto a quello desiderato, vale a dire una perdita dei posti di lavoro anziché un incentivo a una maggiore occupazione. A distanza di un paio di mesi, ecco arrivare un’altra voce fuori dal coro, in dissenso rispetto al decreto.

Le critiche dell’associazione Aidp

Aumento dei contratti a tempo indeterminato grazie al decreto dignità? No, almeno stando a quanto dichiarato dall’Aidp, l’Associazione dei direttori del personale, la quale ha messo in evidenza le ombre del provvedimento. Attraverso una nota ufficiale, l’associazione italiana ha sottolineato come il decreto dignità abbia reso più costosi i rinnovi dei contratti a termine, citando un’aumento dello 0,5 per cento. Secondo l’Aidp, tali aumenti hanno di fatto disincentivato le assunzioni a tempo indeterminato, che altro non è se non l’obiettivo primario del decreto.

Maggiore turnover, no aumento contratti a tempo indeterminato

Nel suo comunicato, l’Associazione dei direttori del personale prosegue sostenendo che il decreto voluto dal nuovo ministro del Lavoro contribuisca all’aumento del turn over dei lavoratori con contratto a tempo determinato. Se prima, infatti, i rinnovi del contratto potevano essere fatti fino a tre anni, con le novità introdotte dal decreto si è passati da 3 a 2 anni. Al termine dei 24 mesi, lo scenario più realistico – stando a quanto riportato dall’Aidp – non è dunque l’assunzione del giovane da parte dell’azienda con un contratto a tempo indeterminato ma il turnover con altri lavoratori.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana