Decreto dignità, Di Maio non sorride: Confindustria boccia la misura, stime peggiori di quelle dell’Inps

Confindustria ha spiegato che le imprese, costrette a fornire i motivi del prolungamento del contratto a tempo determinato, potrebbero decidere di interrompere il rapporto lavorativo.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Confindustria ha spiegato che le imprese, costrette a fornire i motivi del prolungamento del contratto a tempo determinato, potrebbero decidere di interrompere il rapporto lavorativo.
Altro duro attacco ricevuto da Di Maio sul decreto dignità da parte di Confindustria. Marcella Panucci, direttore generale dell’associazione degli industriali italiani, presente oggi in audizioni davanti alle Commissioni di Lavoro e Finanza di Montecitorio, ha rilasciato importanti dichiarazioni sul decreto legge, il cui iter parlamentare sta entrando nel vivo (il fine settimana sarà, in questo senso, cruciale per il testo del decreto dignità). Secondo quanto affermato dalla Panucci, l’errore più grande del decreto è quello riguardante la reintroduzione delle causali, oggetto di disputa fin dalla prima lettura del documento. Per la Panucci, le causali non sono soltanto un onore per le imprese, ma rischiano di trasformarsi in un vero e proprio boomerang contro gli stessi lavoratori. Secondo Confindustria, le causali andrebbero eliminate entro i contratti della durata di 24 mesi.

Stime peggiori rispetto a quelle dell’Inps

L’audizione di Marcella Panucci è stata importante anche nel sottolineare come le stime dell’Inps possano essere “superate” negativamente dalla realtà dei fatti. Riprendendo il discorso legato alla reintroduzione delle causali, la direttore generale di Confindustria ha spiegato che potremmo assistere ad uno scenario in cui le imprese, obbligate a fornire i motivi del prolungamento del contratto a tempo determinato da 12 a 24 mesi, decidano di interrompere il rapporto lavorativo, provocando dunque la perdita del posto di lavoro dell’occupato, che senza la reintroduzione della causale molto probabilmente si sarebbe visto confermare il proprio contratto a termine per almeno ulteriori 12 mesi.

Sentenza netta

La sentenza della Panucci è netta: “Il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento – spiega il direttore generale di Confindustria – esponendole all’imprevedibilità di un’eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando – continua la Panucci – potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al Decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)”.
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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana

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