Decreto Dignità, Di Maio dichiara guerra al precariato ma le brutte sorprese sono dietro l’angolo

Il Decreto Dignità aumenta del 50% i costi del licenziamento: le imprese dovranno corrispondere una cifra doppia per l'indennizzo al lavoratore che viene licenziato senza giusta causa.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Il Decreto Dignità aumenta del 50% i costi del licenziamento: le imprese dovranno corrispondere una cifra doppia per l'indennizzo al lavoratore che viene licenziato senza giusta causa.

Il primo vero provvedimento politico del governo M5S-Lega è arrivato. Parliamo del Decreto Dignità, che porta la firma del ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Secondo il vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle, il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri è un colpo mortale al precariato, attraverso cui si è licenziato il Jobs Act, visto come il simbolo dei contratti a termine nel mondo del lavoro di oggi in Italia. Anche il premier Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri, ha voluto ribadire l’obiettivo raggiunto dall’esecutivo, sottolineando allo stesso tempo che l’esecutivo non è contro le imprese e il mondo imprenditoriale.

Cosa cambia per i contratti a termine

La durata massima dei contratti a termine non sarà più di 36 mesi ma scenderà a 24 mesi. Contestualmente, sono state reintrodotte le causali qualora la durata del contratto a termine superi i 12 mesi. Il ritorno delle causali rappresenta la parte forse più controversa del Decreto Dignità di Luigi Di Maio, causali che – ricordiamo – erano state eliminate dal precedente Jobs Act di Matteo Renzi. I detrattori del provvedimento si chiedono poi in che modo si intenda incentivare l’assunzione con contratti a tempo indeterminato, visto che nel Decreto sembrerebbe non esserci nulla a riguardo. Di Maio ha dichiarato che “In questo Paese tanti giovani sono nel vortice della precarietà. Non si possono ignorare come hanno fatto quelli di prima. Oggi le critiche vengono da chi ha massacrato questi diritti sociali, invece di difenderli”.

Costi più alti per i licenziamenti e per i contratti a termine

Contestualmente, il Decreto Dignità innalza del 50 per cento i costi del licenziamento, con le imprese chiamate a corrispondere un importo doppio per l’indennizzo al lavoratore che viene licenziato senza giusta causa. Se si unisce questo alla convenienza maggiore per un datore di lavoro di proporre un singolo contratto di 12 mesi, si potrebbe arrivare ad uno scenario amaro, visto che le aziende potrebbero accelerare l’avvicendamento tra gli stessi lavoratori, mettendoli alla porta trascorsi i 12 mesi del contratto a termine. Alla fine, dunque, il tema del precariato resterebbe ancora più che mai attuale.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana