Decreto del fare: pronta la fiducia. Ma il M5S è sul piede di guerra

Il Pd difende il provvedimento studiato per rilanciare l'economia. Per il premier si tratta di una "buona riforma"

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Il Pd difende il provvedimento studiato per rilanciare l'economia. Per il premier si tratta di una
Letta prova a stringere i tempi. Il decreto ‘del fare’ potrebbe ricevere il via libera al secondo voto di fiducia utile in programma oggi a Montecitorio, una scelta dettata dall’urgenza in materia economica e che succede agli interventi già approvati sull’Ilva di Taranto. Ma non mancano gli ostacoli dell’ultim’ora.
Da un lato è in atto una vera e propria corsa contro il tempo al fine di garantire una approvazione immediata, quantomeno precedente alla pausa dei lavori fissata per agosto; dall’altro il governo deve fronteggiare una ostica opposizione del Movimento 5 Stelle (e di Fratelli d’Italia alla Camera) con i parlamentari pronti alle barricate pur di far slittare il via libera definitivo al prossimo mese di settembre. Ipotesi che la maggioranza vuole assolutamente evitare. “Data l’impossibilità di raggiungere un accordo plurimo, e visti i tanti emendamenti che rischiano di produrre un ingorgo legislativo, è bene augurarsi una risoluzione rapida”.
La richiesta è arrivata direttamente dal ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, un monito che induce alla rapidità. Infatti, prima della pausa estiva, sul tavolo del governo figurano ben sei decreti da convertire e in attesa di una approvazione.

L’ostruzionismo del Movimento di Beppe Grillo: no secco al provvedimento

I grillini non fanno sconti. Dopo le dichiarazioni da parte dei protagonisti della maggioranza, i cinque stelle hanno deciso di rompere gli indugi trasformando gli emendamenti in dichiarazioni di voto, utilizzando così tutto il tempo a loro disposizione per ritardare il voto finale. Sul suo blog, Beppe Grillo ha cambiato il nome del ‘decreto del fare’ in ‘zittire il Parlamento’, puntando il dito contro il “governo di Capitan Findus Letta” ricordando come il premier avesse promesso di non utilizzare il voto di fiducia, strumento utile per “tacciare gli otto emendamenti del M5S”.
Posizione diversa da Sel, che voterà contro su basi diverse. “Se il decreto fosse stato discusso in aula, il provvedimento avrebbe diviso la maggioranza su temi delicati e fondamentali”.
Lamentele respinte al mittente da Roberto Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, sceso in campo in difesa del provvedimento. “Il solo ostruzionismo rischia di tardare provvedimenti decisivi per la nostra economia – ha spiegato – ci auguriamo un briciolo di buon senso da parte delle forze di opposizione, è in atto una riforma che può consentire la svolta”.

Letta difende l’operato del governo e apre la verifica

Una mossa per tastare direttamente lo stato di salute dell’esecutivo. Enrico Letta ha deciso di aprire il giro di consultazioni interne, ci sono da sondare eventuali malumori e proposte all’interno della maggioranza, che vive momenti di tensione. Domani incontrerà i gruppi di Camera e Senato del Pdl; poi sarà la volta di Pd e Scelta Civica, pronti ad incontrare il premier durante la prossima settimana. Una sorta di tagliando, un primo passo da utilizzare eventualmente in caso di rimpasto, richiesto espressamente dal segretario Pd Guglielmo Epifani e che coinvolgerà Letta anche nelle vicende interne del partito. Sono ore decisive per un governo che si avvia a discutere altri passaggi importanti (l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, in primis) mentre all’orizzonte fa capolino la segreteria del Partito Democratico, tra possibili candidature e polemiche finite momentaneamente sotto il tappeto, in attesa di conoscere le mosse dell’outsider Renzi.
Intanto, il premier ha difeso il ddl del suo governo. “Quella presentata è una buona riforma. Perché bloccarla?” ha scritto su twitter. Arriverà in aula il 26 luglio e, in caso di slittamento, si tratterebbe di una sonora sconfitta per il governo. Settori del Pd e del Pdl resistono all’idea di una abolizione totale sostituita gradualmente dalla destinazione volontaria del 2 per mille.
Trattative frenetiche anche sulla legge contro l’omofobia. Alcuni settori di Scelta Civica e Pdl, con l’ex ministro Maurizio Sacconi in prima linea, rientrano tra i dissidenti dell’attuale proposta. Richiesta a gran voce la moratoria del governo sui temi etici.

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