Decadenza Berlusconi, Stefano: incandidabile anche in caso di elezioni anticipate

Giunta Senato voterà decadenza ex premier entro ottobre, assicura presidente Stefano (Sel). PDL insorge; scenari diversi in caso di elezioni anticipate

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Giunta Senato voterà decadenza ex premier entro ottobre, assicura presidente Stefano (Sel). PDL insorge; scenari diversi in caso di elezioni anticipate
Silvio Berlusconi è incandidabile, anche nel caso in cui vi fossero elezioni anticipate prima ancora che la Giunta per le elezioni del Senato abbia votato sulla decadenza dalla carica di senatore dell’ex premier. Lo assicura Dario Stefano, presidente della Giunta medesima, intervenendo ieri a Radio Capital. Stefano ha comunque tranquillizzato le truppe anti-Cav che il voto vi sarà entro il mese di ottobre.

Reazioni del mondo politico

Immediata la reazione del mondo politico, con il centro-destra che si stringe intorno al suo leader, mentre la sinistra si mostra compatta sull’esclusione dal Senato di Berlusconi. Sul punto è intervenuto anche Roberto Calderoli (Lega Nord), che sostiene come anche nel caso di decadenza dalla carica di senatore, il Cavaliere potrà comunque candidarsi alla Camera e poi sarà Montecitorio a doversi esprimere sull’eventuale elezione. Mentre per Nitto Palma (PDL), presidente della Commissione Giustizia del Senato, Berlusconi potrebbe impugnare davanti al Tar del Lazio la decisione della Giunta, anche se quasi certamente, ammette, l’organo amministrativo si conformerà alla decisione di Palazzo Madama.
La questione della candidabilità è diventata particolarmente complessa. Pesa la legge Severino, votata lo scorso anno anche dal PDL, che prevede l’esclusione dalle liste elettorali di condannati a una pena di almeno due anni per reati per i quali è prevista una pena minima di quattro anni. Berlusconi rientra nella fattispecie, ma qualcuno nel centro-destra insinua il dubbio che la legge si applichi per il futuro, come di solito accade nel nostro ordinamento, ossia non si applicherebbe per reati commessi anteriormente alla sua entrata in vigore.

Le possibili scelte di Napolitano

In questo caos di interpretazioni giuridiche, potrebbe arrivare a giorni quell’atteso segnale da parte del Quirinale, chiesto da Berlusconi all’indomani della sentenza della Cassazione. Giorgio Napolitano avrebbe davanti a sé diverse strade: commutare la pena detentiva in ammenda pecuniaria o concedere la grazia. In entrambi i casi, tuttavia, la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici resterebbe, così come potrebbe rimanere nel primo caso, in particolare, l’esclusione dalla competizione elettorale.
In sostanza, Napolitano “allevierebbe” la pena del Cavaliere, anche annullandola del tutto, ma non garantirebbe ugualmente quell’agibilità politica invocata dal centro-destra. Resta, poi, la questione dell’accettazione della condanna, requisito indispensabile per ottenere la grazia, ma che Berlusconi non riconosce, ritenendo che le sentenze siano state emanate per colpirlo politicamente.

PDL: potrebbe provocare una crisi di governo per evitare la decadenza

C’è anche una lettura di tipo diverso che si potrebbe fare sulle dichiarazioni di Stefano di ieri. Esse avrebbero l’effetto di spingere il PDL a provocare una crisi di governo quanto prima, in modo da non arrivare al pronunciamento della Giunta. Ma elezioni imminenti sarebbero un tonificante per quell’area filo-Epifani del PD, intimorita dalla discesa in campo di Matteo Renzi, che passerebbe per le primarie per la premiership. Le quali non potrebbero essere celebrate in tempi così improvvisati e celeri, così come sarebbero annullate pure quelle per la segreteria.
Sarà un caso, ma un renziano doc, Ermete Realacci, quasi ad esorcizzare lo spettro di elezioni in autunno, ha avvertito il PDL che se farà saltare il banco ora, Renzi sarà l’asso nella manica del centro-sinistra. Che i renziani abbiano parlato alla nuora, perché suocera intenda?
Dall’altra parte dell’arena politica, il rischio è di provocare una crisi di governo e di trovarsi di fronte a due scenari avversi: 1) nuove elezioni, ma con l’ufficio elettorale centrale che conferma l’incandidabilità del leader; 2) Napolitano non scioglie le Camere, pretendendo prima che si riformi la legge elettorale, magari con una maggioranza di scopo PD-Sel-M5S.
Certo, l’azzardo nel primo caso sarebbe accettabile, perché Berlusconi giocherebbe in campagna elettorale il ruolo di perseguitato politico, accentrando su di sé i riflettori.
Ma il secondo scenario sarebbe molto pericoloso, perché porrebbe il Parlamento nelle mani di una coalizione fortemente anti-Cav.

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