Debito pubblico, risanamento ancora più difficile con la fine dei tassi zero

Il risanamento dei conti pubblici è già finito. Con i rendimenti in crescita e le previsioni sul debito pubblico negative per i prossimi anni, il Tesoro non potrà fare molto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il risanamento dei conti pubblici è già finito. Con i rendimenti in crescita e le previsioni sul debito pubblico negative per i prossimi anni, il Tesoro non potrà fare molto.

Il debito pubblico italiano non è atteso in calo dalla Commissione europea per il triennio 2016-2017, anzi i funzionari di Bruxelles hanno diramato cifre preoccupanti sullo stato di salute dei nostri conti pubblici, divergenti rispetto a quelli attesi dal nostro governo. Il rapporto tra debito e pil salirebbe quest’anno al 133% e ancora al 133,1% per i prossimi due anni, mentre il Tesoro calcola una costante discesa dal 132,8% di quest’anno al 132,6% l’anno prossimo e al 130,1% tra due anni.

La divergenza tra le cifre europee e quelle indicate dal governo Renzi risiede nel fatto che Bruxelles stima per l’Italia una crescita più bassa del pil e un deficit più elevato. Alla luce dell’andamento dei dati macro rispetto alle previsioni degli ultimi anni, dovremmo supporre che i numeri forniti dalla Commissione possano essere più aderenti alla realtà e persino ugualmente più ottimistici di quelli reali. (Leggi anche: Debito pubblico in calo per Padoan, scontro con UE)

Il risanamento fiscale possiamo considerarlo finito

Il risanamento dei conti pubblici è stato pressoché nullo negli ultimi due anni e mezzo di governo Renzi, tanto che il rapporto tra deficit e pil è solo leggermente sceso, ma per effetto dei minori rendimenti pagati sui titoli di stato di nuova emissione, a loro volta conseguenza del “quantitative easing” e delle altre misure espansive messe in atto dalla BCE.

I movimenti al rialzo di queste ultime settimane per i rendimenti sovrani italiani, ma anche (in misura minore) per gli altri paesi dell’Eurozona, paventano una difficoltà ancora maggiore d’ora in avanti per risanare i conti pubblici, visto che la spesa per gli interessi sul debito è destinata a salire e per abbassare il deficit sarà necessario tagliare la spesa pubblica ancora di più. Improbabile che avvenga in una fase pre-elettorale. (Leggi anche: Conti pubblici bocciati dalla Commissione UE)

 

 

 

La vita media del debito sarà accorciata

I prezzi dei BTp sono diminuiti negli ultimi mesi, ma in misura crescente all’aumentare della durata dei titoli. I biennali hanno ceduto l’1,2% negli ultimi 3 mesi, i quinquennali il 2,9%, i decennali il 7,2% e i ventennali il 13,2%, mentre il BTp 2067, emesso il 4 ottobre scorso con cedola fissa del 2,8% e a un prezzo di 99,194, ha già perso l’11,5% in appena 5 settimane.

Un bagno di sangue solo all’inizio per gli investitori, che spingerà il Tesoro italiano ad accorciare progressivamente la vita media dei titoli di nuova emissione dai 6,4 anni attuali dello stock complessivo, man mano che dovrà rifinanziare il debito in scadenza. Una mossa, che punterà a stabilizzare nel breve termine la spesa per interessi rispetto al pil, ma che nel tempo esporrà i nostri conti alle variazioni dei tassi di mercato, che si annunciano piuttosto violente e più repentine di quanto s’immaginasse fino a poco tempo fa. (Leggi anche: Rendimenti BTp ai massimi da 3 settimane)

 

 

 

 

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Argomenti: bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond